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martedì, Settembre 21, 2021

Unicredit-Mps, (Bloomberg): “Il Mef valuta aumento di capitale su Mps fino a 3 mld”

Un nuovo interessante tassello potrebbe aggiungersi nel romanzo economico di Unicredit e Mps.

Secondo alcune indiscrezioni fornite da Bloomberg il Mef, che detiene il 64,2% della banca senese, starebbe valutando un aumento di capitale su Mps fino a tre miliardi di euro per rafforzarne la solidità patrimoniale, assecondando così la richiesta di UniCredit di rendere l’acquisizione neutrale per i suoi ratio di capitale.

Tuttavia nell’articolo si sottolinea che l’entità dell’aumento di capitale, che verrebbe effettuato con diritto di opzione (sia al fine di tutelare gli azionisti di minoranza di MPS che di renderne più facile l`autorizzazione da DGComp), potrebbe essere inferiore una volta considerate altre misure quali ad esempio la conversione delle DTA in crediti fiscali.

Secondo le fonti del quotidiano newyorkese, le parti starebbero pensando a un deal simile a quello che ha portato alla creazione di Banco BPM cinque anni fa, dove Banco Popolare e Banca Popolare di Milano concordarono un’operazione all-stock a concambio che tenesse conto dell’aumento di capitale che il Banco Popolare portò a termine prima del completamento della fusione.

Ad ogni modo soddisfare le condizioni chieste da UniCredit potrebbe costare fino a 10 miliardi di euro per i contribuenti italiani, nonostante per ora sia ritenuta la soluzione migliore dall’Italia.

Particolarmente contrariato il leader della Lega Matteo Salvini, che ha dichiarato “Dopo i risultati positivi dei primi sei mesi di quest’anno (attivo di 200 milioni) risulta ancora piu’ incomprensibile l’ipotesi di svendere Mps a UniCredit, a spese dei contribuenti italiani, licenziando migliaia di lavoratori toscani e chiudendo centinaia di sportelli della banca piu’ antica del mondo. Addirittura la Bce chiede lo stop all’uso autonomo del marchio Mps, a meno che non venga affiancato a quello di Unicredit. Incredibile. A Siena il Pd ha gia’ fatto troppi danni: giu’ le mani dalla storia, dai risparmi e dal lavoro dei senesi”.

Un nuovo interessante tassello potrebbe aggiungersi nel romanzo economico di Unicredit e Mps.

Secondo alcune indiscrezioni fornite da Bloomberg il Mef, che detiene il 64,2% della banca senese, starebbe valutando un aumento di capitale su Mps fino a tre miliardi di euro per rafforzarne la solidità patrimoniale, assecondando così la richiesta di UniCredit di rendere l’acquisizione neutrale per i suoi ratio di capitale.

Tuttavia nell’articolo si sottolinea che l’entità dell’aumento di capitale, che verrebbe effettuato con diritto di opzione (sia al fine di tutelare gli azionisti di minoranza di MPS che di renderne più facile l`autorizzazione da DGComp), potrebbe essere inferiore una volta considerate altre misure quali ad esempio la conversione delle DTA in crediti fiscali.

Secondo le fonti del quotidiano newyorkese, le parti starebbero pensando a un deal simile a quello che ha portato alla creazione di Banco BPM cinque anni fa, dove Banco Popolare e Banca Popolare di Milano concordarono un’operazione all-stock a concambio che tenesse conto dell’aumento di capitale che il Banco Popolare portò a termine prima del completamento della fusione.

Ad ogni modo soddisfare le condizioni chieste da UniCredit potrebbe costare fino a 10 miliardi di euro per i contribuenti italiani, nonostante per ora sia ritenuta la soluzione migliore dall’Italia.

Particolarmente contrariato il leader della Lega Matteo Salvini, che ha dichiarato “Dopo i risultati positivi dei primi sei mesi di quest’anno (attivo di 200 milioni) risulta ancora piu’ incomprensibile l’ipotesi di svendere Mps a UniCredit, a spese dei contribuenti italiani, licenziando migliaia di lavoratori toscani e chiudendo centinaia di sportelli della banca piu’ antica del mondo. Addirittura la Bce chiede lo stop all’uso autonomo del marchio Mps, a meno che non venga affiancato a quello di Unicredit. Incredibile. A Siena il Pd ha gia’ fatto troppi danni: giu’ le mani dalla storia, dai risparmi e dal lavoro dei senesi”.

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