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sabato 1 Ottobre 2022

Ue, intesa lontana sul tetto al gas. Usa, sanzioni a chi viola price cup G7 su petrolio russo

Bruxelles – Per il Consiglio straordinario dei ministri dell’Energia non sarà così semplice arrivare a un’intesa sul tetto al prezzo del gas, che sia russo o da altre regioni. Ci sono però altri sei divisi tra scettici e neutrali. Intanto i ministri hanno dato il loro benestare politico alle altre proposte a cui sta lavorando la Commissione. La tassazione sugli extra-profitti (da definire sopra quale soglia, si parla di 200 euro a mwh); un contributo di solidarietà dalle aziende dell’Oil&Gas (che verrà calcolato invece sul fatturato), il taglio del consumo di elettricità (gli Stati lo vorrebbero volontario, come fatto con il piano gas; la Commissione lo vorrebbe vincolante da subito. Da definire anche la percentuale, probabilmente il 10% e il 5% nelle ore di punta) e, infine, gli aiuti di Stato per fornire maggiore liquidità alle utility piegate dai costi stellari. “Proporremo misure senza precedenti nella prossima settimana, per una situazione che è senza precedenti”, ha promesso la commissaria per l’Energia, Kadri Simson, al termine della riunione.

Tornando al gas, la Commissione aveva avanzato l’ipotesi di un price cap solo a quello russo da gasdotto. Una specie di sanzione che però verrebbe approvata anche a maggioranza qualificata (per evitare il veto ungherese) perché tutto il pacchetto è adottato con l’articolo 122 del Trattato che prevede la possibilità di intervenire con azioni di urgenza in caso di crisi di approvvigionamento, in particolare nel campo energetico. La maggioranza degli Stati che condivide il tetto al prezzo lo vorrebbe però generalizzato. Su tutto il metano che arriva nell’Unione, compreso il Gnl. “Un price cap generalizzato rappresenterebbe un rischio per l’approvvigionamento”, ripete Simson, che nel weekend sarà al lavoro con i suoi tecnici con gli Stati che sarebbero più interessati dall’eventuale misura e vedere se hanno la capacità di trovare alternative nel caso in cui la Russia decidesse di non accettare il massimale al prezzo e interrompere totalmente la fornitura. Lo scopo della proposta – ha spiegato Simson – è contrastare la manipolazione russa delle forniture di gas all’Europa, quindi ha senso concentrarsi sul gas russo”, ma “nulla è fuori dal tavolo”.

Resteranno poi da convincere Germania e Paesi Bassi, i grandi scettici. In ogni caso, la Commissione si presenterà martedì – a Strasburgo – con le sue prime proposte legislative che dovranno essere approvate dagli Stati. Mercoledì la presidente Ursula von der Leyen le illustrerà nel suo discorso al Parlamento europeo sullo Stato dell’Unione. È probabile, come ha annunciato Sikela, che sarà convocato un altro consiglio straordinario Energia entro fine mese per l’approvazione finale (sempre per l’art. 122 non servirà un passaggio al Parlamento europeo). Se dovesse mancare l’accordo sul price cap, sarà allora sul tavolo del vertice informale dei capi di Stato e di Governo che si terrà a Praga il 6-7 ottobre. Bisogna aspettare il nuovo anno invece per arrivare a una proposta della Commissione sulla riforma del mercato dell’elettricità. Anche qui un gran numero di Paesi chiede di disaccoppiare il costo del gas dal calcolo del prezzo dell’elettricità. L’esecutivo europeo per la prima volta lo sta prendendo in considerazione.

Gli Stati Uniti, nel frattempo, minacciano di imporre sanzioni agli acquirenti di petrolio russo che si affidano ai servizi occidentali e che non rispettano il limite di prezzo proposto dai Paesi del G7. Nelle linee guida il Dipartimento del Tesoro Usa prevede che gli individui che effettuano “acquisti significativi di petrolio al di sopra del limite di prezzo”, nonché coloro che forniscono informazioni false su tali acquisti, possono essere soggetti a sanzioni. L’avvertimento dell’amministrazione Biden si applicherà agli acquirenti di petrolio russo in tutto il mondo che stanno valutando se rispettare il tetto massimo di prezzo proposto dai Paesi del G7 ed eventualmente da altri. Molti di loro si avvalgono di fornitori di servizi occidentali, come le compagnie di assicurazione marittima, per completare le loro spedizioni. Sarebbero quindi soggetti al limite di prezzo. Le indicazioni del Tesoro arrivano una settimana dopo che i ministri delle finanze del G7 hanno raggiunto un accordo per stabilire il tetto massimo dei prezzi dopo mesi di discussioni.

L’obiettivo è quello di limitare le entrate della Russia derivanti dalle esportazioni di greggio e prodotti raffinati senza innescare un’impennata dei prezzi a livello globale. Non è previsto che gli Stati Uniti impongano sanzioni agli acquirenti di petrolio russo che non utilizzano fornitori di servizi occidentali. “Il nostro approccio all’attuazione è guidato dal principio che il petrolio russo dovrebbe continuare a raggiungere il mercato globale, a condizione che gli acquirenti e i fornitori di servizi rispettino il limite di prezzo in buona fede”, ha dichiarato ieri Wally Adeyemo, vice segretario al Tesoro, in un discorso alla Brookings Institution. Sebbene gli Stati Uniti abbiano dichiarato che potrebbero imporre sanzioni a chiunque non rispetti il tetto massimo di prezzo, hanno anche fatto notare che i fornitori di servizi ingannati non incorreranno in responsabilità, a patto che rispettino rigorosi requisiti di registrazione (AGI).

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