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sabato 28 Maggio 2022

Stop gas russo: Pil 2022 sotto il 2,3% e inflazione all’8%

Roma – Lo scenario di crescita dell’economia italiana, con una previsione tendenziale per il 2022 al 2,9%, “è caratterizzata da notevoli rischi al ribasso” e l’ipotesi di un blocco completo del gas russo potrebbe portare la crescita 2022 “sotto il 2,3% ereditato dal 2021”. Lo si legge nell’introduzione al Def del ministro dell’Economia, Daniele Franco. “Sebbene questo rischio sia già parzialmente incorporato negli attuali prezzi del gas e del petrolio – scrive Franco – è plausibile ipotizzare che un completo blocco del gas russo causerebbe ulteriori aumenti dei prezzi, che influirebbero negativamente sul Pil e spingerebbero ulteriormente al rialzo l’inflazione”.

Nello scenario peggiore degli sviluppi della guerra in Ucraina, e cioè quello di un’interruzione dei flussi del gas russo compensata solo in parte da fonti alternative, la Banca d’Italia stima inoltre che “l’inflazione si avvicinerebbe all’8% nel 2022 e scenderebbe al 2,3 nel 2023”. Nel bollettino economico l’istituto ipotizza invece un’inflazione rispettivamente al 5,6 e al 2,2% nello scenario intermedio (guerra prolungata) e al 4 e 1,8% nello scenario più ottimistico di una risoluzione rapida del conflitto.

Nelle varie ipotesi – “illustrative” e che non rappresentano un aggiornamento delle sue stime macroeconomiche – la crescita si fermerebbe attorno al 2% nel 2022 e 2023 nello scenario “intermedio”, che prevede una prosecuzione delle ostilità, sarebbe di circa il 3% invece nello scenario di rapida cessazione della guerra, e sarebbe negativa di quasi mezzo punti nello scenario più severo di stop al gas russo. Il documento di Via Nazionale valuta che nel primo trimestre del 2022, a causa di pandemia, alta inflazione e elevata incertezza per l’inizio del conflitto, “il Pil abbia registrato una riduzione di poco più di mezzo punto percentuale sul periodo precedente”.

In tale contesto Assogasmetano, Assopetroli-Assoenergia e Federmetano chiedono al governo interventi mirati per una diminuzione dei prezzi di vendita al pubblico del metano per autotrazione, avvertendo che “nel caso in cui nel prossimo provvedimento utile dovessero essere nuovamente ignorate le istanze presentate, il settore andrà in sciopero il 4, 5 e 6 maggio 2022”. Nel corso di una conferenza stampa le associazioni hanno indicato “primo tra tutti una riduzione dell’Iva dal 22% al 5%, già accordata per gli usi civili e industriali, cui si aggiunge l’estensione del credito d’imposta per gli autotrasportatori anche al Cng”.

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