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lunedì 8 Agosto 2022

Spread su, cripto giù: mercati in rosso in una settimana nera

Milano – Tira una gran brutta aria per i mercati in avvio di settimana, in attesa della riunione della Fed e dopo le turbolenti sedute per l’impennata dell’inflazione Usa, schizzata all’8,6% a maggio. Rincarano la dose le mosse da ‘falco’ della Bce, che ha lasciato gli spread senza rete, e il rischio di stagflazione alle porte. Affondano i listini asiatici, i future a Wall Street e in Europa sono in rosso, il prezzo medio della benzina Usa supera per la prima volta i 5 dollari al gallone, il biglietto verde balza a 135 yen, il massimo da 20 anni e volano i rendimenti dei T-bond, col 10 anni che tocca il 3,2% e il 2 anni che lo tallona al 3,16%, il top da 14 anni, riproponendo l’azzeramento della curva dei rendimenti e l’incubo dell’inversione, che per i mercati è un segnale di rischio di recessione a più stretto giro di posta.

Ieri si è registrata una nuova ondata di vendite sulle Borse europee: Milano ha toccato un calo del 3% con l’indice Ftse Mib, seguita da Amsterdam, Parigi, Francoforte, Madrid – tutte sotto due punti percentuali e mezzo – e Londra. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi a 10 anni ha raggiunto i 236 punti base, con un rendimento del prodotto del Tesoro al 3,96%. Infine, Bitcoin in caduta libera. Il valore della criptovaluta è sceso di oltre il 6% fino a 24.888 dollari, ai minimi di 18 mesi. L’Ether, la seconda criptovaluta al mondo, e’ calata di oltre l’8% a 1.311 dollari, il minimo da marzo 2021. Il settore e’ sotto pressione da tempo e la società di prestito di criptovalute Celsius Network ha dichiarato che sospenderà i prelievi e i trasferimenti tra conti a causa delle “condizioni estreme del mercato”.

La settimana si prospetta ‘bollente’ per i mercati, con l’evento clou del vertice Fed in agenda per mercoledì. Dopo la Bce, la palla passa alla banca centrale Usa che, dopo aver già rialzato i tassi di tre quarti di punto quest’anno, si appresta a varare almeno tre nuove strette di qui a settembre, tutte di almeno mezzo punto l’una e una delle tre, probabilmente quella di luglio, dello 0,75%. In calendario giovedì e venerdì anche la Boe e la Boj, mentre in Francia, a due mesi dalla conferma alla presidenza di Emanuel Macron, bisognerà attendere il secondo turno delle legislative in programma domenica prossima per sapere se Macron potrà mantenere la maggioranza assoluta.

“L’inflazione – commenta Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte – continua a mordere ed alle banche centrali non rimane altro che provare a curarla a colpi di machete sulla crescita, con forti rialzi tassi e meno liquidità. Prevedo dunque altre turbolenze in arrivo sui mercati. Il problema è che e’ cresciuto il rischio stagflazione, che e’ la cosa peggiore che ci potesse capitare”. “L’unico dubbio – aggiunge – riguarda la parola ‘stag’: non è ancora chiaro se sta per rallentamento o per recessione. Io propendo per la recessione, che comunque, se ci sarà, in Europa lo vedremo nel prossimo semestre, almeno per alcuni Paesi, mentre per quanto riguarda gli Usa lo capiremo l’anno prossimo”.

“La Bce non ha considerato urgente la questione degli spread – aggiunge Cesarano, – ma si è focalizzata sull’intenzione di rialzare i tassi dello 0,25% a luglio e molto probabilmente dello 0,50% a settembre. I ‘falchi’ hanno preso in mano le redini del gioco e Lagarde li ha lasciati fare”. Mercoledì prossimo è previsto un nuovo intervento della Lagarde e vedremo cosa avrà da dire. Da ieri al 15 giugno il Wto, l’Organizzazione mondiale del commercio, terrà a Ginevra il suo primo incontro interministeriale da quasi cinque anni, in una fase in cui il commercio mondiale è in forte rallentamento per via della guerra in Ucraina.

Venerdì, infine, è previsto il parere della Commissione Ue sulla concessione dello status di candidato Ue all’Ucraina. Oggi ci sarà una prima riunione dei Commissari sul dossier. Secondo la stampa tedesca, Draghi, Macron e Scholz sono pronti ad andare insieme a Kiev per incontrare Zelensky prima del vertice del G7 in programma dal 26 giugno. Intanto l’euro resta sotto quota 1,05 dollari e il prezzo del petrolio cala in Asia, anche se il Brent resta sopra 120 dollari al barile.

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