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sabato 28 Maggio 2022

Se il rally del rublo è artificiale

Milano – Continua il rafforzamento del rublo contro il dollaro, in un rally che lo ha riportato su livelli di fine febbraio, prima dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Il cambio, di 78,7 a 1 sul dollaro, ha guadagnato nella giornata odierna oltre il 4%, con un picco superiore al 7% a quota 76,5 a 1 sul biglietto verde. La corsa delle divisa russa è però oggetto di scetticismo da parte degli analisti, che considerano gli scambi artificiali a causa dei controlli sui capitali, delle vendite forzate di dollari e dei volumi ultrasottili del mercato.

In risposta alle sanzioni, Mosca ha infatti ordinato il congelamento degli asset detenuti da investitori non residenti e alle società russe di convertire l’80% delle valute estere che detengono in rubli. Quello attuale “è un livello completamente artificiale e quindi dovrebbe essere dato pochissimo credito – ha affermato Cristian Maggio, responsabile della strategia di portafoglio presso Toronto Dominion Bank – Quasi nessuno può scambiare il rublo e quelli che lo fanno davvero, commerciano a livelli molto diversi da quelli riportati dagli schermi. Da un punto di vista di mercato e macroeconomico non ha senso”.

Intanto, oggi il ministero delle Finanze russo ha fatto sapere di stare lavorando, assieme alla banca centrale, a misure che rendano il tasso di cambio del rublo più prevedibile e meno volatile. Lo ha detto il ministro delle Finanze Anton Siluanov, secondo quanto riporta l’agenzia Interfax. Il vicesegretario del Tesoro USA, Wally Adeyemo, ha invece evidenziato che gli sforzi russi per sostenere il rublo in risposta alle sanzioni occidentali stanno drenando risorse dalla guerra in Ucraina.

“Ultimamente la mia attenzione al rublo è stata limitata, perché si tratta di un mercato sintetico – ha affermato Simon Harvey, responsabile dell’analisi valutaria di Monex Europe – Una volta tornata la profondità, i prezzi sembreranno molto diversi da quelli in cui sono attualmente scambiati, a meno che non vi siano interventi severi o continue restrizioni di capitale”.

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