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giovedì 30 Giugno 2022

Russia contro default: pagamento bond come per il gas e limitazioni agli scambi

Mosca – “La nostra posizione è nota. Non possono esserci fattori esterni per un’inadempienza sul debito. Il denaro c’è e l’impegno a pagare c’è, sia in rubli o secondo uno schema che potrebbe essere più conveniente per i detentori dei titoli”. Lo ha detto ai giornalisti il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, mentre cresce lo spettro del default sulla Russia. Secondo quanto annunciato poche ore fa dal ministro delle finanze Anton Siluanov, la Russia punta a regolare gli accordi con i detentori di eurobond russi in modo simile allo schema usato per il pagamento del gas russo in rubli. In questo caso, il meccanismo funzionerebbe in direzione opposta, ma sempre con l’apertura di conti in valuta estera e in rubli presso una banca russa.

Alla domanda se i detentori di eurobond russi sono pronti ad accettare pagamenti di cedole con un meccanismo simile allo schema del gas o se preferiranno dichiarare un default in Russia, Peskov ha risposto: “Il nostro ministero delle Finanze e le varie agenzie cercheranno dei contatti” e “tutto dipenderà da questi contatti”, ha aggiunto, presumibilmente riferendosi ai tentativi di Siluanov di sondare il terreno con soggetti occidentali. Per quanto riguarda gli eurobond, per ricevere il pagamento delle cedole nella sua valuta originale l’investitore dovrà aprire conti in valuta estera e in rubli presso una banca russa. “Com’è il pagamento del gas in rubli: ci viene accreditata una valuta estera e qui viene scambiata con rubli per conto dell’acquirente del gas, ed è così che avviene il pagamento. Il meccanismo di regolamento degli eurobond funzionerà allo stesso modo, solo nella direzione opposta”, ha detto Siluanov.

Secondo il ministro, sarà possibile effettuare i pagamenti bypassando l’intera infrastruttura di regolamento occidentale e ciò consentirà di instaurare un’interazione diretta all’interno del paese con i detentori stranieri dei titoli di debito russi. “Ora stiamo mettendo a punto questo meccanismo, ne parleremo al governo. Successivamente, presenteremo un’offerta ai nostri investitori”. La Russia si trova sotto crescente pressione dopo che i pagamenti delle cedole in euro e dollari per un valore di circa 100 milioni di dollari non sono arrivati nei conti degli investitori a partire da venerdì sera, innescando di fatto il cosiddetto “periodo di grazia” di 30 giorni, al termine del quale il paese potrebbe essere definito in default.

La settimana scorsa gli Stati Uniti hanno deciso di non estendere la deroga che consentiva al paese guidato da Vladimir Putin di pagare i detentori di bond in valuta estera. Dal punto di vista puramente legale, è improbabile che ricevere pagamenti in questo modo rappresenti una violazione diretta delle sanzioni per i titolari delle obbligazioni, anche se gli Stati Uniti e gli altri partner occidentali potrebbero semplicemente dichiarare questo metodo per pagare le cedole come una forma di elusione delle restrizioni. Nel frattempo, la Bank of Russia ha comunicato ieri che dal 30 maggio 2022 saranno limitati gli scambi di alcune azioni straniere sulla Borsa di San Pietroburgo, la seconda più grande del paese dopo quella di Mosca.

La Banca centrale ha citato la necessità di proteggere i diritti e gli interessi degli investitori, anche se non ha rivelato l’elenco dei titoli oggetto di limitazioni. Il provvedimento si applicherà alle azioni estere che sono state bloccate dalle case di compensazione internazionali, ad eccezione delle azioni di società straniere che svolgono “attività produttiva ed economica principalmente in Russia. Nonostante le misure introdotte dal regolatore, il diritto di proprietà dei proprietari su tali titoli esteri rimane – si legge nella nota della Banca centrale russa – Il trading organizzato su di loro riprenderà come prima, poiché le restrizioni verranno revocate”.

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