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lunedì 8 Agosto 2022

Mercati senza paracadute anti-spread, sotto i colpi di tassi e inflazione

Milano – Dopo l’inedita esperienza del collaborazionismo contro la pandemia, l’Europa torna a dividersi con la guerra in Ucraina e le scelte di politica economica e monetaria. Divisioni che vedono contrapposti il centro Europa e la sua periferia, i fautori del rigore ad ogni costo e coloro che propendono per una politica più accomodante, insomma l’eterna lotta fra “falchi” e “colombe”. E’ in questo scenario, complicato da un’inflazione galoppante e dai ben noti colli di bottiglia alle catene di approvvigionamento, che scende in campo la BCE, per tentare di frenare un’inflazione divampata con l’aumento del prezzo del gas e del petrolio. Una piaga causata dal conflitto ad Est e dalle sanzioni imposte dall’Occidente alla Russia, con il relativo e recente embargo sul petrolio.

L’Eurotower ha le mani legate al suo mandato: la stabilità dei prezzi. Questo è il motivo per cui l’Istituto guidato da Christine Lagarde si è risolto a seguire il copione scritto dalla Fed ed ha avviato una svolta della politica monetaria, più che caldeggiata dai falchi del Nord Europa. Il Consiglio direttivo ha confermato la scorsa settimana l’immediato il ritiro del QE, mentre un rialzo dei tassi, il primo in 11 anni, sarà annunciato il prossimo mese. La banca centrale europea ha sancito la fine del piano di Quantitative Easing a partire dal prossimo 1° luglio ed un rialzo dei tassi di 25 punti base nella prossima riunione del 21 luglio.

Seguiranno poi altre strette monetarie, ma nulla di preciso si è deciso circa lo scudo anti-spread tanto che il mercato ha spinto in alto i differenziali in Europa (Spread BTP-Bund vicino a 230 punti). L’Eurotower ha deluso le attese di uno scudo anti-spread, ossia un sostegno ai titoli di Stato dei paesi periferici, come l’Italia. A soffrirne di più sono stati i titoli bancari italiani: il differenziale si è avvicinato alla soglia pericolosa di 250 punti base, a fronte di tassi sui BTP decennali oltre il 3,6%. Certo la prospettiva di azioni più aggressive da parte della BCE e della Federal Reserve non fa bene ai mercati azionari. A mettere ko le speranze degli investitori ci ha pensato pure il dato sull’inflazione americana che, nel mese di maggio, non ha ancora raggiunto il picco sperato dai mercati e, ciò, alimenta le aspettative che la banca centrale americana sarà costretta a varare strette monetarie più aggressive.

I tassi sui Treasuries a 10 anni sono saliti oltre il 3%, ma a preoccupare maggiormente è l’andamento dei tassi dei Treasuries a due anni, più sensibili alle decisioni di politica monetaria della Fed, in rialzo di quasi 3 punti percentuali. Mentre a Francoforte la linea del rigore prende corpo, torna in auge l’asse Roma-Parigi dopo l’incontro fra il Premier italiano Mario Draghi ed il Presidente francese Emmanuel Macron. Uniti da una comune visione dell’Unione i due leader sostengono la proposta di adozione di una politica economica comune, sul modello del Recovery Fund, che preveda nuovi prestiti Ue a basso costo per affrontare questa nuova crisi e l’adozione di un pacchetto di misure per frenare la crisi energetica compresa la fissazione di un tetto al prezzo del gas. Proposte che saranno difficili da far digerire ai rigoristi.

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