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lunedì 8 Agosto 2022

Mercati ribassisti sul rialzo dei tassi: la settimana in Borsa

Milano – Questa settimana i principali market mover saranno i dati Usa, in particolare quelli sul mercato del lavoro, in programma per venerdì prossimo, i discorsi di diversi banchieri centrali, tra cui quello della presidente della Bce, Christine Lagarde, venerdì, e quello di giovedì prossimo del ‘falco’ della Fed James Bullard e i verbali delle riunioni di giugno di Fed e della Bce, che saranno diffusi rispettivamente mercoledì e giovedì. Martedì si riunirà la banca centrale della Polonia e giovedì quella dell’Australia. Inoltre, giovedì usciranno i dati dell’Ism servizi Usa a giugno e quelli di maggio sulla produzione industriale tedesca. Sempre dalla Germania sarà interessante seguire mercoledì i dati sugli ordini industriali. Inoltre lunedì i mercati Usa resteranno chiusi per l’Indipendence Day.

“Questa settimana – spiega Mts Capitalservices – non c’è stato l’effetto classico dei ribilanciamenti di fine trimestre dei fondi, che di solito aiuta i mercati. Diciamo che le vendite legate ai timori recessivi, hanno prevalso sugli acquisti dei ribilanciamenti. Siamo in un contesto in cui la crescita è fragile. E lo è perchè le spese per consumi sono in contrazione, la fiducia dei consumatori è sottotono e, in mancanza di uno stimolo fiscale che quest’anno è assente e lo sarà verosimilmente anche il prossimo e con l’inflazione a livello record, che non accenna a diminuire, il mercato va a prezzare uno scenario recessivo. La prossima settimana a condizionarlo non ci saranno i grandi eventi che hanno caratterizzato gli scorsi sette giorni, ma ci saranno i dati macro e quello che diranno i banchieri centrali”.

I mercati hanno moderato le loro aspettative sui rialzi dei tassi della Fed e della Bce. A oggi il mercato sconta che la Fed rialzerà i tassi Usa di 170 punti base di qui alla fine dell’anno, portandoli dall’attuale 1,75% al 3,50%, a partire da luglio, quando aumenterà il costo del denaro di tre quarti di punto. La Bce invece dovrebbe rialzare i tassi di un quarto di punto a luglio, anche se i ‘falchì dell’istituto puntano su aumento di mezzo punto percentuale, poi è attesa a settembre con un rialzo di 50 punti base e con due incrementi di 25 punti base l’uno a novembre e dicembre. Complessivamente quindi la Bce dovrebbe rialzare i tassi di 133 punti base di qui alla fine dell’anno, decisamente meno dei 175 punti base che scontava fino a due settimane. A spuntarle gli artigli sono stati i timori recessivi, che sono fortemente cresciuti, specie dopo l’intervento dei banchieri centrali della settimana scorsa a Sintra in Portogallo.

A lanciare l’allarme ‘recessione’ è stato soprattutto Jerome Powell, che non ha escluso un ‘hard landing’. “Ci siamo impegnati – ha detto il banchiere centrale Usa – nell’obiettivo di riportare l’inflazione sotto controllo, anche a costo di rallentare la crescita. C’è un rischio dovremo spingerci troppo oltre? Certo che è un rischio, ma non è il rischio piu’ grande. L’errore piu’ grande sarebbe non riuscire a ristabilire la stabilità dei prezzi”. I banchieri centrali hanno detto chiaramente che andranno dritti per la propria strada e rialzeranno i tassi, anche a costo di sacrificare la crescita. E questo ha acceso l’allarme recessione. Il ragionamento che fanno i mercati è semplice: tanto piu’ sarà aggressivo il rialzo dei tassi tanto maggiore sarà la frenata dell’economia. A questo proposito è significativo il pronostico della Fed di Atlanta che per il secondo trimestre di quest’anno si aspetta negli Usa una revisione al ribasso dei consumi che si tradurrà in una contrazione dell’1% del Pil.

Tenendo conto che nel primo trimestre il Pil Usa ha già segnato una contrazione dell’1,6% congiunturale, questo significa che, se la stima della Fed di Atlanta dovesse essere confermata, gli Usa sono già in recessione tecnica. Durerà? Probabilmente no. Secondo gli analisti si tratterebbe di una recessione molto breve, legata in particolare al calo degli acquisti delle auto. Nella seconda parte del 2022 l’economia Usa l’economia a stelle e strisce dovrebbe riprendersi. Per quanto riguarda i mercati il trend è ribassista e non cambierà finchè le banche centrali continueranno a essere così aggressive e non si prenderanno una pausa sui rialzi dei tassi. Quando succederà? Probabilmente dopo settembre, quando la Fed avrà già effettuato diversi aumenti dei tassi e il fed fund sarà intorno al 2,5%. Dopo le elezioni Usa di midterm a novembre la Federal Reserve farà le sue valutazioni e potrebbe iniziare a intiepidirsi sui tassi.

Anche la Bce ha detto che dopo settembre si regolerà in base ai dati se continuare o meno a essere aggressiva. Tuttavia fino a settembre, finchè le banche centrali non torneranno a supportarli, i mercati resteranno ribassisti e qualsiasi rimbalzo sarà solo temporaneo. Nel frattempo si orienteranno sui titoli a lunga scadenza, in particolare sui Treasury decennali, che stanno già comprando, come dimostra il rendimento del T-bond a 10 anni, che due settimane fa era al 3,5% e ora è intorno al 2,9%. Anche il rendimento del Bund tedesco è sceso, dall’1,9% di 2 settimane fa all’attuale 1,26% e il Btp dal 4,19% è calato al 3,11%. In Europa le sorti dell’obbligazionario sono strettamente legate alle rivelazioni di Francoforte sullo scudo anti-spread, che non arriveranno prima della riunione del 21 luglio. Cosa si prevede? I mercati guarderanno agli eventuali vincoli di durata e di ammontare del futuro scudo.

E anche alle condizionalità che comunque saranno sicuramente molto blande, per garantire la flessibilità dello strumento. Venerdì usciranno i dati sul mercato lavoro Usa. La creazione del numero dei nuovi occupati è attesa in ridimensionamento rispetto al mese precedente, mentre il tasso di disoccupazione dovrebbe restare stabile al 3,6%. La crescita dei salari orari è attesa in lieve rallentamento, da +5,5% a +5,1%. Mercoledì e giovedì escono i verbali delle riunioni di giugno della Fed e della Bce. Nel caso dell’istituto di Francoforte si cercheranno indizi per capire se il rialzo di luglio sarà di 25 punti base o di 50 punti base come vorrebbero i falchi. Sulle minute della Fed invece non dovrebbero esserci grosse sorprese. Tutti i membri del Fomc della Fed sono d’accordo sul rialzo di 75 punti base il prossimo 27 luglio.

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