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lunedì 30 Gennaio 2023

Le azioni Ue possono colmare il gap con gli Usa

Milano – Le azioni europee hanno sottoperformato rispetto a quelle statunitensi per buona parte del 2022 fino a raggiungere una differenza di oltre 10 punti percentuali in dollari Usa. Ma nelle ultime settimane un rally inatteso dei titoli Ue sta mischiando le carte in tavola, al punto che ora entrambi i mercati riportano mediamente un calo da inizio anno pari al 15%. “Ma non tutti i comparti europei hanno raggiunto i loro omologhi statunitensi”, osservano gli analisti di Citi. Il 2022 è stato un anno complesso per le azioni globali, complici gli sconvolgimenti geopolitici, l’incremento dei prezzi delle materie prime e l’aumento dei tassi di interesse. Nelle ultime settimane, però, l’indice europeo Msci è salito del 22%, mentre l’Msci US solo dell’8%. Gli analisti di Citi notano che in parte la recente sovraperformance europea è correlata alla debolezza della divisa statunitense: “i nostri strategist sui cambi avvertono che probabilmente il dollaro recupererà terreno nel breve termine, per poi deprezzarsi nuovamente nella seconda metà del nuovo anno, cosa che darebbe ulteriore impulso alla performance azionaria europea di lungo termine”, spiegano gli esperti di Citi.

Vi sono comparti in cui la differenza tra la performance dei titoli europei e quella dei titoli statunitensi rimane ampia, oltre 20 punti percentuali. Il mancato recupero da parte delle azioni europee sarebbe dovuto alla loro maggior esposizione ai rischi geopolitici e alle pressioni al ribasso sulla crescita del pil. “Tuttavia, sospettiamo che gli investitori stiano applicando uno sconto eccessivo sulle azioni europee rispetto ai loro competitor statunitensi”, affermano a Citi. In particolare, sono quattro i settori individuati dagli analisti in cui il divario di performance risulta più marcato nel confronto tra i due continenti: si tratta dei comparti assicurativo, energetico, del food and beverage e quello dei produttori di beni strumentali. Tra questi quattro settori, gli analisti hanno avviato un’analisi prendendo in considerazione soltanto i titoli con capitalizzazione di mercato superiore a 10 miliardi e che riportano da inizio anno un gap di performance rispetto ai loro equivalenti Usa di almeno il 20%. All’interno di questa selezione, hanno identificato poi quei titoli che, a loro avviso, presentano più chance di sanare il gap con i loro peer Usa: si tratta di Atlas (gap del 24%), Sandvik (30%), Siemens (19%), BP (31%), Shell (32%), Heineken (24%), Nestle (20%), Prudential (44%) e Swiss Re (20%). In media questi titoli sono rimasti indietro del 27%.

Nel food and beverage, Heineken ha tutte le carte in regola per colmare almeno parte del divario di valutazione grazie a un probabile incremento del livello di fiducia sulla performance del gruppo nel 2023 e a una gestione più efficiente dei costi che supporterebbe gli utili anche qualora il contesto commerciale europeo dovesse deteriorarsi. Inoltre, il 65% dei profitti del gruppo olandese proviene dai mercati emergenti, dove le tendenze commerciali risultano più resilienti e i margini ebit più sostenuti. Per quanto riguarda Nestlé, Citi prevede che i prezzi stabiliti dal gruppo per i propri consumatori finali rimarranno ai livelli attuali anche quando i costi delle materie prime si ridurranno, cosa che potrebbe contribuire a far crescere gli utili societari. Giudicata strategica anche l’esposizione ai business del cibo per animali domestici e del caffè.

Nel settore assicurativo, “Swiss Re è una delle nostre prime tre scelte”, indicano gli esperti di Citi. Il gruppo con sede a Zurigo ha sottoperformato rispetto ai suoi competitor negli ultimi anni a seguito di una serie di risultati sotto le attese, ma “ora pare che le cose stiamo prendendo un’altra direzione” commentano. Il ritorno dagli investimenti sta beneficiando di tassi di interesse più elevati e la divisione L&H Re si conferma redditizia. Con l’arrivo dell’uragano Ian, si prevede un forte rimbalzo degli utili nei prossimi anni. Per il 2023 Citi stima un rapporto prezzo/utile di 7,5 volte con un rendimento da dividendi dell’8,2%. Secondo l’analista Andrew Baker, l’investimento in Prudential rappresenta un modo economico per avere un’esposizione a trend di crescita strutturali di medio termine e in vista della ripresa dalla pandemia da Covid-19.

A tal proposito, da Citi avvertono: “i nostri economisti cinesi intravedono maggiori rischi di un’apertura accelerata di Hong Kong e Cina”. Gli analisti consigliano un atteggiamento cauto e paziente sul titolo britannico dati i venti contrari legati al Covid che ci sono stati anche quest’anno e in vista dell’arrivo a febbraio 2023 di un nuovo amministratore delegato per il gruppo assicurativo. “Tuttavia, data la sottoperformance rispetto agli assicuratori statunitensi, la valutazione del 40-70% in rialzo rispetto all’AIA e la ripresa degli utili dei nuovi business stimata per il 2023, prevediamo una performance positiva per il titolo per il prossimo anno”. Siemens è considerata uno dei principali beneficiari della crescente automazione del mondo industriale e delle catene di fornitura, in quanto fornitore leader di dispositivi tecnologici e software. La multinazionale tedesca ha peraltro dimostrato una notevole resilienza di fronte alle interruzioni degli approvvigionamenti durante i periodi di interruzione.

“La solidità dimostrata dagli utili di Siemens nei periodi più complessi a livelli macroeconomico è senza dubbio un aspetto positivo e riteniamo che i recenti interventi sul portafoglio di business, comprese le cessioni di attività non fondamentali, possano portare a un re-rating del titolo”, afferma Martin Wilkie di Citi. Quanto ad Atlas, gli esperti suggeriscono che il contributo alla crescita reso possibile dai processi di decarbonizzazione aumenterà dal 5% dei ricavi al 12% entro il 2030 e al 25% entro il 2040. Tra i principali fattori alla base dello sviluppo dei prossimi anni figurano la nuova generazione di compressori oil free, l’applicativo VSD di nuova generazione e l’avvio di nuove attività strategiche. Il titolo Sandvik ha registrato una sottoperformance a causa dei timori relativi a un rallentamento del settore minerario e a un’inattesa battuta d’arresto della produzione industriale. “Prevediamo per il prossimo anno una crescita dei ricavi annuali ad una cifra nonostante la modellazione degli ordini di ingegneria generale e di costruzione a ciclo breve in calo del 10-20%”.

Insieme al graduale miglioramento del rapporto prezzi/costi e al supporto del mercato dei cambi, l’ebitda del 2023 e quello del 2024 sono stimati in crescita rispettivamente dell’11% e del 6%. Nel settore energetico BP si presenta più interessante in termini di valutazione/rendimento dei suoi flussi di cassa. Inoltre, non fa uso dei prodotti chimici all’interno dei suoi processi e presenta un potenziale di differenziazione, con i business upstream (incluso il gnl) e il marketing come driver chiave. Gli analisti di Citi ritengono che la rotazione del mercato a favore delle azioni energetiche proseguirà, sebbene i nomi presenti nella loro copertura negli Stati Uniti abbiano già raggiunto i massimi storici. Poi in passato le azioni energetiche hanno sempre conseguito buoni risultati in contesti di recessione, che rappresenta il caso base di Citi per il 2023. Complessivamente i titoli dell’energia europei hanno maggiori possibilità di chiudere il gap di performance con i loro omologhi Usa in uno scenario di sovraperformance complessiva del mercato europeo, come sta accadendo adesso.

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