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lunedì 8 Agosto 2022

L’agricoltura resiste, ma la digitalizzazione è lontanissima

Milano – “Il settore agricolo ha dimostrato un buon livello di resilienza agli effetti della pandemia. Meno di un’azienda agricola su cinque ha dichiarato di aver subito particolari conseguenze dall’emergenza sanitaria da Covid-19 (17,8%)”. Lo ha detto il Presidente dell’Istat Blangiardo, aprendo i lavori della giornata dedicata alla presentazione dei dati emersi dal 7 Censimento dell’Agricoltura che ” ci permette di scattare una istantanea accurata e dettagliata di un settore strategico anche per il PNRR. La restituzione tempestiva dei dati, per la quale Istat si è impegnato, metterà a disposizione degli stakeholder informazioni essenziali per le politiche e per le scelte, soprattutto nella prospettiva del contrasto ai numerosi fattori critici e nell’indirizzo della piena ripresa del Paese.

“L’agricoltura italiana è andata riducendosi nel numero di aziende, che però sono divenute più grandi. In 38 anni, sono scomparse 2 aziende su 3, e nello stesso tempo la loro dimensione media è più che raddoppiata: la SAU – Superficie Agricola Utilizzata – è passata da 5,1 a 11,1 ettari medi per azienda”. Il secondo aspetto che emerge dai dati è che “il mondo dell’agricoltura italiana mantiene la propria impronta familiare, mentre l’intensità di manodopera si riduce. Nel 2020, in oltre il 98% delle aziende agricole si trovava manodopera familiare, anche se nella forza lavoro è stata progressivamente incorporata manodopera non familiare, che ha raggiunto 2,9 milioni, cioè il 47%. Nel 2010 era il 24,2%, più o meno la metà.

Negli stessi 10 anni, la forza lavoro complessiva ha perso il 28,8%, in termini di addetti, e il 14,4% in termini di giornate standard lavorate”. Per la digitalizzazione, invece, “c’è ancora molto da fare. Il settore è approdato ancora solo marginalmente all’adozione di tecnologie digitali, sebbene la quota di imprese che si sono digitalizzate sia quasi quadruplicata in dieci anni, dal 3,8% nel 2010 al 15,8% nel 2020. Come prevedibile, sono le imprese più grandi e quelle dirette da giovani a mostrare una maggiore propensione per queste soluzioni. Infatti, laddove la leadership è esercitata da persone fino a 44 anni il tasso di digitalizzazione arriva al 32,2%; dove invece i dirigenti hanno più di 65 si ferma al 7,6%”.

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