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domenica, Ottobre 17, 2021

La finanza fa i conti con il clima

La rilevanza degli investimenti sostenibili è destinata a crescere. Da questo presupposto parte l’analisi di Matteo Ramenghi, cio di Ubs wm Italy e Ubs Europe in Italia.

Nel corso della storia il clima ha subito continui cambiamenti, ma quelli registrati nell’ultimo
secolo sono in gran parte dovuti alle emissioni di gas serra e hanno subito
un’accelerazione che, negli ultimi anni, ha sorpreso anche gli scienziati più pessimisti.  
 
Di pari passo sono aumentate la frequenza e l’intensità dei disastri naturali. Solo nel 2020
le calamità naturali collegate ai cambiamenti climatici hanno presentato un conto da 268
miliardi di dollari e anno dopo anno sono in continuo aumento.  
 
Matteo Ramenghi (in foto), cio di Ubs wm Italy e Ubs Europe in Italia, ricorda come il
settore finanziario sia direttamente esposto a questi rischi, che vengono ora presi molto
seriamente. Il Financial Stability Board conduce numerosi approfondimenti sugli impatti
derivanti dai cambiamenti climatici e stima che, in assenza di nuove misure, il rialzo delle
temperature potrebbe creare perdite per il settore tra i 4 e i 14 mila miliardi di dollari.  
 
Ma i danni derivanti da inquinamento e cambiamenti climatici vanno oltre l’ambiente e
impattano direttamente la salute e la società. L’inquinamento atmosferico è già la quarta
causa di morte a livello globale e l’innalzamento delle temperature costituisce un’ulteriore
minaccia per la salute, oltre a causare migrazioni di massa.  
 
Pochi giorni fa il governatore di Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha riassunto in poche parole
le principali minacce alla nostra società: “i cambiamenti climatici e la pandemia (Covid-19)
sono i problemi globali più importanti dei nostri tempi”.  
 
Occorre infatti considerare anche la dimensione ambientale della pandemia che stiamo
vivendo, o meglio, delle pandemie ed epidemie di questo secolo.
Sono passati poco più di cent’anni dalla celebre influenza spagnola, che venne seguita da
altre epidemie tra gli anni ’50 e gli anni ’80: influenza asiatica, russa e di Hong Kong. Non
si può non notare come la frequenza di nuove epidemie sia in continuo aumento, poiché
solo dall’inizio del secolo si sono registrate tra le altre Covid-19, Sars, Mers, influenza
suina H1N1 e influenza aviaria H5N1.  
 
Gli scienziati sono concordi nell’indicare come alcuni fattori ambientali favoriscano la
diffusione di nuovi virus:
il riscaldamento globale, che spinge alla migrazione contribuendo alla diffusione dei virus;
l’aumento della popolazione, che secondo l’Onu è destinata a triplicare in un solo secolo
(tra il 1950 e il 2050);
la deforestazione, che costringe diverse specie animali a condividere spazi sempre più
ridotti, favorendo di conseguenza le mutazioni dei virus. Secondo uno studio del 2015,
infatti, nel giro di alcuni secoli il numero di alberi al mondo si è dimezzato.   
Lo scenario è difficile e impone un’inversione di rotta nel consumo di risorse e nel rapporto
con l’ambiente. Non è un caso che i governi rispondano alla crisi economica originata dal

Covid-19 con piani fiscali ampi che nelle economie avanzate hanno come principale
propulsore la conversione verde dell’economia, l’annullamento delle emissioni di CO2 e la
riduzione dell’impronta ambientale. L’Italia destinerà, ad esempio, 70 miliardi di euro
provenienti dal Recovery Fund alla transizione verde.  
 
Le società più virtuose e che operano per ricercare soluzioni ai problemi ambientali, in
primis emissioni e cambiamento climatico, si troveranno sempre più favorite dalle barriere
all’entrata create da una regolamentazione più stringente, investimenti e contributi pubblici
senza precedenti, oltre a una crescente sensibilità dei consumatori – soprattutto tra le
nuove generazioni.  
 
Inoltre, questa trasformazione richiederà investimenti e nuove infrastrutture che
contribuiranno a una crescita duratura. In qualche modo ciò cambierà anche il rapporto tra
Stato e privati: dopo diversi decenni nei quali il peso degli Stati sull’economia è
progressivamente diminuito, nel futuro vedremo sempre più partnership tra privato e
pubblico destinate a costruire nuove infrastrutture e sviluppare tecnologie innovative
necessarie ad affrontare queste sfide.  
 
L’innovazione rappresenta infatti una strada obbligata per perseguire la transizione verde.
Il progresso tecnologico, per esempio, ha consentito di ridurre i costi dell’energia solare,
eolica e delle batterie.
In alcuni mercati, le energie rinnovabili sono così diventate il mezzo più economico per
produrre elettricità e, quasi ovunque, continueranno a esprimere tassi di crescita multipli
rispetto a quelli generati dalle fonti fossili.  
 
Non è un caso che, nell’ultimo anno, il mercato si sia concentrato sempre più
sull’opportunità scaturita dall’incontro tra innovazione e sostenibilità.
L’energia pulita, per esempio, ha beneficiato di un crescente interesse sui mercati
finanziari, che si è riflesso in un andamento sostanzialmente migliore rispetto a quello
dell’industria tradizionale.  
 
È molto probabile, quindi, che ingenti flussi monetari continuino a muoversi verso le
società più sostenibili e virtuose ed è possibile che questa tendenza influenzi l’accesso al
mercato dei capitali, la capacità di alcune aziende di finanziarsi a tassi più vantaggiosi e,
non ultimo, le valutazioni.  
Occorre anche ricordare che investire in modo sostenibile ha un impatto tangibile, poiché
accresce la pressione sulle aziende a diventare più trasparenti e responsabili. Ritengo che
a lungo termine ciò avrà ricadute positive e già oggi condiziona l’atteggiamento delle
società rispetto a problemi gravi come i cambiamenti climatici.  
 
La rilevanza degli investimenti sostenibili è quindi destinata a crescere, sospinta da
molteplici fattori: l’emergenza ambientale, le politiche dei governi e la crescente sensibilità
di consumatori e investitori. Per tutte queste ragioni, sempre più istituzioni e investitori
privati orienteranno le proprie scelte e i propri portafogli verso la sostenibilità.

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