4.4 C
Milano
martedì 6 Dicembre 2022

Italia, fine rincorsa sul 2023: Ficht boccia i disavanzi, Moody’s la rinegoziazione del Pnrr

Milano – Il nuovo governo italiano erediterà un punto di partenza fiscale più forte del previsto, ma lo stimolo della crescita (anche tramite l’efficace dispiegamento dei fondi NextGenerationEU) rimane fondamentale per una riduzione duratura del debito. Lo afferma Fitch Ratings in un nuovo report sull’Italia, che sottolinea come l’approccio del prossimo governo a qualsiasi potenziale rinegoziazione del PNRR sarà importante sia per la crescita che per il sentiment del mercato. Secondo l’agenzia di rating, il nuovo governo di centro-destra dovrà adattarsi ai tassi di interesse più elevati e alle prospettive di crescita più deboli derivanti dalla crisi energetica. La crescita del PIL reale rallenterà bruscamente nel 2023 (la NADEF prevede che la crescita scenderà allo 0,6% dal 3,3% di quest’anno, mentre Fitch prevede una contrazione dello 0,7%). Inoltre, la spesa pubblica sarà pressata dall’indicizzazione delle prestazioni sociali (comprese le pensioni) e da misure discrezionali per far fronte agli elevati costi energetici, mentre i rendimenti dei titoli di Stato a 10 anni hanno toccato il massimo degli ultimi nove anni a fine settembre.

“In combinazione con la posizione di bilancio esistente e il rischio che l’annuncio di disavanzi più elevati possa innescare una reazione avversa del mercato, ciò significa che il margine di manovra fiscale sarà molto limitato se il debito pubblico/PIL deve continuare a diminuire”, si legge nel rapporto. Fitch crede comunque che il nuovo governo adotterà un orientamento di bilancio ampiamente responsabile. Un altro vincolo fiscale potrebbe essere l’importanza dei rapporti con la Commissione Europea e la BCE. “Non c’è dubbio che un governo guidato da Meloni adotterebbe un approccio più conflittuale nei confronti delle istituzioni dell’UE e della zona euro rispetto al precedente governo guidato da Mario Draghi – scrive Fitch – Ma pensiamo che vorrebbe evitare di aumentare i suoi costi di finanziamento mettendo in dubbio l’ammissibilità dell’Italia al nuovo strumento di protezione della trasmissione della BCE”. Riguardo al fatto che Meloni e altri politici di Fratelli d’Italiano hanno espresso il desiderio di rinegoziare parti del PNRR, senza specificare quali, l’agenzia di rating afferma di ritenere “improbabile che la Commissione europea dimostri molta flessibilità sulle riforme strutturali”. E quindi l’unico risultato possibile sarebbe un confronto accesso che porta solo a piccoli cambiamenti.

Anche Moody’s, il giorno prima, ha dedicato un nuovo report all’Italia, per la quale prevede una crescita pari a 2,7% nell’anno in corso e pari a zero l’anno prossimo. “Mentre da una parte la crescita e gli sviluppi fiscali hanno portato sorprese positive nel 2021 e all’inizio del 2022, dall’altra la stretta delle condizioni finanziarie, l’alta inflazione, i rischi nelle forniture dalla Russia e un contesto politico più complicato stanno pesando sulle prospettive di crescita dell’Italia e sulle dinamiche del suo debito” afferma l’agenzia. Venerdì scorso Moody’s non ha aggiornato il rating italiano, che è quindi restato a “Baa3” con outlook negativo. Nonostante la revisione fosse in programma per quel giorno, 30 settembre, diversi analisti avevano previsto l’eventualità che Moody’s scegliesse di non cambiare il rating sull’Italia e prendesse tempo per osservare gli sviluppi politici e la formazione del nuovo Governo. Il rating sull’Italia “riflette la nostra previsione sul fatto che i paesi principali dell’area euro sarebbero orientati a sostenere l’Italia nel caso di bisogno, un’ipotesi che è stata confermata dalla BCE nel recente annuncio sul Transmission Protection Instrument”. Sono presenti però diversi rischi al ribasso, partendo dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

“Se la coalizione di destra che ha vinto le recenti elezioni dovesse tentare di rinegoziare alcuni aspetti del PNRR, ciò probabilmente ritarderà la sua attuazione, esercitando una pressione al ribasso sulla spesa per investimenti in un momento in cui l’inflazione elevata ed i rischi per l’approvvigionamento energetico stanno già pesando sull’attività economica”. Avrebbero un impatto negativo sui rating anche “segnali sull’avvio di una crescita significativa del debito sia a causa di prospettive di crescita sostanzialmente più deboli, sia a causa di un aumento del costo degli interessi o di un concreto allentamento fiscale”. Inoltre, “politiche fiscali e/o economiche che avessero causato un indebolimento del sentiment del mercato e l’aumento del livello del debito nel medio termine porterebbero anch’esse a pressioni al ribasso dei rating”. Moody’s sottolinea di ritenere improbabile un miglioramento del rating nel prossimo futuro, ma potrebbe alzare l’outlook “se le istituzioni italiane, le prospettive di crescita e la traiettoria del debito si dimostrassero resistenti ai rischi derivanti dall’incertezza politica, dalla sicurezza energetica e dall’aumento dei costi di finanziamento”.

Latest News