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giovedì, Gennaio 27, 2022

Inflazione, dopo le dichiarazioni di Powell anche la Bce dovrebbe “modificare i toni”

Il presidente della Federal Reserve Jerome Powell ha sorpreso i mercati all’inizio di questa settimana modificando il suo tono sull’inflazione. Ora, sono diversi gli economisti in Europa che affermano che la Banca centrale europea debba fare lo stesso.

Powell ha detto ai legislatori statunitensi che “è probabilmente un buon momento per smettere di usare la parola transitoria nel significato tradizionale e cercare di spiegare più chiaramente cosa si vuole intendere” quando si parla di inflazione.

L’inflazione ha raggiunto livelli superiori agli obiettivi delle banche centrali e i gestori di fondi sono scettici sul fatto che una politica monetaria accomodante sia l’approccio giusto. Questa non fa eccezione nell’area dell’euro.

I dati pubblicati martedì hanno mostrato che l’inflazione ha raggiunto un massimo storico al 4,9% a novembre. La politica della BCE è di puntare a un’inflazione del 2% nel medio termine. Finora, la banca centrale ha affermato di aspettarsi un calo dell’inflazione per tutto il 2022, il che suggerisce che è ancora necessaria una politica monetaria relativamente espansiva. Ma ci sono crescenti domande sul fatto che questo periodo di alta inflazione durerà più a lungo di quanto previsto dalla BCE.

La BCE prevedeva a settembre che l’inflazione raggiungesse il 2,2% a fine anno; 1,7% nel 2022 e 1,5% nel 2023. Queste stime saranno presto riviste. L’aumento dei prezzi dell’energia, i problemi in corso sulla catena di approvvigionamento e, più recentemente, l’emergere di una nuova variante del Covid-19 potrebbero far aumentare le aspettative di inflazione.

George Buckley, chief UK economist di Nomura, ha affermato che più a lungo l’inflazione persiste, più i mercati riterranno che le banche centrali debbano fare qualcosa al riguardo. Questo perché l’inflazione più alta aumenta la pressione per una politica monetaria più restrittiva.

La BCE non ha bisogno di ritirare il ‘transitorio’, ma dovrebbe comunicare in modo più sfumato sui fattori una tantum a breve termine e sui potenziali fattori a lungo termine che spingono verso l’alto l’inflazione“, ha dichiarato alla Cnbc Carsten Brzeski, capo globale della macro di ING Research. Ha anche aggiunto che la BCE dovrebbe riconoscere di essere stata troppo ingenua quando si tratta del passaggio dai prezzi alla produzione ai prezzi al consumo e quindi dovrebbe stare attenta a sembrare convinta di altri rapporti tradizionali. La questione di un messaggio più chiaro è stata sollevata in precedenza.

Anche Nick Andrews, analista europeo di Gavekal Research, ha affermato che il presidente Christine Lagarde “ha fallito miseramente” nel gettare acqua fredda sulle aspettative del mercato di un aumento dei tassi di interesse nel 2022. “Alla chiusura di mercoledì, il mercato dei tassi di interesse a breve termine stava scontando un aumento di 23 punti base entro dicembre 2022. Alla fine della conferenza stampa di Lagarde di giovedì, stava scontando un aumento di 32 punti base”, ha affermato in un’email sempre diretta alla Cnbc. Così come Frederik Ducrozet, stratega di Pictet Wealth Management, il quale ha dichiarato: “Mi aspetto ancora che la BCE segnali che l’inflazione dovrebbe decrescere nel 2022, ma anche che sottolinei i rischi al rialzo per le prospettive di inflazione”.

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