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domenica 3 Luglio 2022

Il gas in rubli e il bluff di Putin

Milano – Il pagamento in rubli del gas russo ha il sapore di un bluff del Presidente Putin, che sembra voler più che altro voler riaffermare il suo potere economico e rompere quell’embrione di unità che l’Europa aveva faticosamente conquistato con la pandemia. E’ quanto si evince dall’Ecopillola di Andrea Ferretti, economista e docente del Master in Scienze economiche e bancarie alla Luiss Guido Carli. Il 31 marzo Putin ha firmato il decreto che impone a tutti i Paesi “ostili”, Italia compresa, il pagamento del gas russo in rubli, anziché dollari ed euro come previsto contrattualmente, a partire dal mese di maggio.

L’idea di Putin è quella di creare artificialmente una domanda costante di rubli in modo da poter sostenere la moneta russa, che era crollata a causa dell’impennata del rischio Russia. Le modalità del pagamento in rubli del gas non sono state ancora chiarite totalmente. Tuttavia, sembrerebbe che il decreto, a fronte di un no dei Paesi Occidentali, preveda un meccanismo più soft rispetto a quello annunciato in una prima fase. Procedimento: senza modificare i contratti, gli importatori di gas verserebbero a Gazprombank euro e dollari; quest’ultima non soggetta a sanzioni, su autorizzazione degli importatori, convertirebbe dollari ed euro in rubli; i rubli verrebbero utilizzati a questo punto per il pagamento del gas e dunque la conversione in rubli sembrerebbe essere un fatto interno alla Russia stessa.

Dal lato degli importatori queste misure descritte non dovrebbero avere un grande impatto economico negativo. Dal lato russo, con il suo escamotage, Putin è riuscito a far recuperare gran parte del valore al rublo, che aveva perso anche il 40%, ma così facendo non ha fatto altro che attaccare il rublo ad un respiratore artificiale. Qualora la situazione economica russa dovesse peggiorare, a causa dell’impantanamento in Ucraina, delle sanzioni e quant’altro, si innesterebbe una crisi di sfiducia sistemica che travolgerebbe il rublo nonostante la pensata di Putin.

Allora l’escamotage di Putin forse non ha natura economica, ma essenzialmente politica: sul fronte interno serve per dimostrare che la Russia è sempre una grande potenza economica ed è in grado di imporre il proprio volere all’Occidente; sul fronte esterno serve a rompere l’unità dei Paesi “ostili” davanti alla minaccia della chiusura dei rubinetti del gas. L’importante è dunque che la risposta dell’Occidente sia univoca e priva di ogni tentennamento, anche perché se la Russia decidesse veramente di chiudere i rubinetti del gas, perderebbe immediatamente circa 1 miliardo di euro al giorno, e probabilmente, ci metterebbe un decennio per sostituire il mercato europeo con quello cinese.

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