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lunedì 5 Dicembre 2022

I tassi elevati sostengono i risultati delle banche italiane

Milano – Le grandi banche italiane (Intesa Sanpaolo, UniCredit, Banco BPM, BPER e Banca MPS) hanno registrato un utile netto aggregato di 2,5 miliardi di euro nel terzo trimestre 2022, in aumento del 2% rispetto al terzo trimestre 2021 e del 16% su base sottostante escludendo l’impatto Russia/Ucraina, il badwill derivante dall’acquisizione di Banca Carige da parte di BPER e gli oneri di ristrutturazione al netto dell’impatto fiscale positivo su Banca MPS. L’utile netto aggregato è aumentato del 5,5% anno su anno nei 9 mesi del 2022, o del 14% escludendo questi elementi una tantum. Lo si legge in un report di DBRS Morningstar sul sistema bancario italiano, dove viene sottolineato che i risultati dei primi nove mesi del 2022 hanno beneficiato di maggiori ricavi, minori spese operative e minori costi del credito sottostante. I ricavi sono stati sostenuti da un maggiore margine di interesse (NII) a causa di tassi di interesse più elevati e volumi più elevati.

Il pieno beneficio derivante dall’aumento dei tassi di interesse non è ancora pienamente maturato, tuttavia il contributo alle NII da TLTRO diminuirà in futuro dopo la recente decisione della BCE di modificare le condizioni ad esso associate come parte del suo inasprimento della politica monetaria. “I risultati dei primi nove mesi del 2022 hanno mostrato margini di interesse netti più elevati, costi operativi inferiori e costi del credito sottostanti inferiori, mentre la qualità degli asset ha continuato a migliorare – ha affermato Andrea Costanzo, Vicepresidente del team Global Financial Institutions di DBRS Morningstar – Sebbene il pieno beneficio derivante dai tassi di interesse più elevati non sia ancora completamente maturato, prevediamo che il vantaggio incrementale derivante da qualsiasi ulteriore aumento dei tassi di interesse diminuisca progressivamente poiché parte del rialzo verrebbe assorbito dall’aumento dei costi di finanziamento”.

Gli accantonamenti per perdite su prestiti sono aumentati su base annua nei 9 mesi del 2022, ma sono diminuiti se si escludono Russia e Ucraina, riflettendo il miglioramento dei profili di rischio delle banche. Il costo del rischio medio annualizzato nei 9 mesi del 2022 è rimasto al di sotto del livello sperimentato nel 2019-2021. Il terzo trimestre 2022 non ha ancora fornito alcuna indicazione di un deterioramento della qualità dell’attivo, mentre è proseguita la riduzione del rischio delle esposizioni dirette verso Russia e Ucraina. Le metriche sulla qualità degli attivi delle banche italiane sono rimaste piatte nel terzo trimestre del 2022, con gli NPE ratio lordi e netti rispettivamente al 3,8% e all’1,9% a fine settembre 2022.

Tuttavia, la riduzione del rischio raggiunta negli ultimi anni è stata significativa, implicando un riduzione cumulata dello stock aggregato di esposizioni deteriorate lorde del 55% dalla fine del 2019. “La nostra opinione è che la riduzione del rischio dovrebbe continuare ad andare avanti, anche se a un ritmo più lento visti i significativi progressi ottenuti finora – viene sottolineato nel report di DBRS Morningstar – Ciò contribuirà ad assorbire parte dei nuovi afflussi di NPE che prevediamo si materializzeranno nei prossimi trimestri a causa del deterioramento del contesto operativo. Inoltre, prevediamo che alcune misure approvate dal governo italiano di recente costituzione alleggeriscano in parte la pressione su famiglie e imprese”.

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