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venerdì 7 Ottobre 2022

Gazprom: produzione gas verso record negativo, ma la Russia rilancia

Milano – La produzione di gas di Gazprom potrebbe scendere sotto i 400 miliardi di metri cubi (bcm) alla fine del 2022. Si tratterebbe della prima volta in cui il colosso energetico russo a controllo statale scende sotto questa quota nella storia moderna, a causa del calo delle esportazioni. Lo hanno affermato gli analisti dell’Energy Development Center, secondo quanto riporta l’agenza russa Tass.

“Se la tendenza al calo delle esportazioni continua, come sembra essere il caso, la produzione di Gazprom per l’anno potrebbe essere inferiore alla cifra di 400 miliardi di metri cubi all’anno per la prima volta nella storia russa contemporanea – si legge nel rapporto -. Naturalmente, la dinamica della produzione sarà principalmente influenzata dal clima invernale, ma sembra che per il momento sia altamente improbabile raggiungere la soglia dei 400 miliardi di metri cubi, dato che Gazprom ha sostanzialmente riempito gli impianti di stoccaggio del gas russi prima della prossima stagione di riscaldamento”.

A pesare sull’output di Gazprom è il crollo delle esportazioni, in quanto diversi paesi hanno cercato di diversificare il loro approvvigionamento tramite accordi con paesi dell’Africa e del Medio Oriente, oltre che importando più gas dal Nord America. Ieri Gazprom ha comunicato di aver ridotto la produzione di gas del 13,2% nel periodo da inizio anno al 15 agosto, rispetto allo stesso periodo del 2021. Le esportazioni di gas verso paesi non CSI sono diminuite del 36,2%.

Eppure la Russia punta a produrre da 80 a 120 milioni di tonnellate di gas naturale liquefatto (Gnl) all’anno entro il 2035. Lo ha dichiarato oggi il ministro dell’Energia russo Nikolaj Shulginov che seguono quelle del primo ministro Mikhail Mishustin, secondo cui il governo stanzierà un miliardo di rubli (16,65 milioni di dollari) per sostenere lo sviluppo di impianti a Gnl. La Russia aveva precedentemente annunciato l’intenzione di produrre fino a 140 milioni di tonnellate all’anno, ma in seguito i funzionari del settore dell’energia hanno suggerito che la scadenza fissata nel 2035 potrebbe dover cambiare.

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