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domenica 22 Maggio 2022

Fisco, il tesoretto di crediti non riscossi è ormai perso

Roma – Il magazzino dei crediti non riscossi attualmente ha sfondato il tetto dei 1.100 miliardi di euro: l’ha riferito ieri il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Enrico Maria Ruffini, alla commissione parlamentare sul federalismo fiscale, spiegando che all’aumento esponenziale ha contribuito l’assorbimento del «magazzino riscossione Sicilia». Si tratta di “un magazzino unico al mondo – ha detto -. Nessuno tiene un magazzino di 22 anni di crediti non riscossi, si fanno delle scelte”. Il bottino di crediti fiscali non riscossi è dovuto anche alla sospensione, durante la pandemia Covid, dell’invio di cartelle esattoriali per il 2020 e 2021.

Ma l’ampio spread fra crediti e riscossione è dovuto, secondo Ruffini, anche al numero del personale impiegato, inadeguato a gestire una simile giacenza monstre. L’ente conta 8.000 dipendenti: un organico strutturato dalla stessa legge per gestire un magazzino di soli 3 anni, giacché nessun paese occidentale riuscirebbe a gestirne uno maggiore con gli stessi addetti. Noi siamo a ben 22 anni, corrispondenti a “140 milioni di cartelle, 240 milioni di crediti da riscuotere circa 16 milioni di cittadini iscritti a ruolo”. Ce ne vorrebbero 50mila, di impiegati.

“Oggi l’aggiornamento del catasto è costante attraverso l’interlocuzione con i Comuni e un eventuale aggiornamento di una rendita, modificata, aggiornata e attribuita a un immobile, ha effetto immediato sul contribuente e sul territorio – ha concluso Ruffini -. Se invece si prevede che tutti questi aggiornamenti siano congelati per far valutare in un secondo momento, nel 2026, al Parlamento l’opportunità o meno di avere una vigenza di queste modifiche con effetti nei confronti del territorio, in questo caso, le modifiche, non avrebbero effetto».

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