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domenica 22 Maggio 2022

Far west nel mercato del lavoro: troppe disparità, sempre meno diritti

Roma – Un mercato del lavoro pieno di contraddizioni e disparità, dalle retribuzioni alle tutele, senza dimenticare la precarietà, che la fa da sovrana. E’ un quadro a più sfumature quello che emerge da Rapporto CENSIS-UGL “Tra nuove disuguaglianze e lavoro che cambia: quel che attende i lavoratori” presentato presso la sede del Censis a Roma. Dallo studio emergono alcune delle contraddizioni più evidenti del lavoro nel nostro tempo e quel che potrebbe attendere i lavoratori nel prossimo futuro. L’allentarsi del rapporto soggettivo con il lavoro attraverso lo smart working ne ha agevolato la svalorizzazione, ma è oggi è possibile immaginare una nuova stagione , sperimentando anche modalità originali di coinvolgimento dei lavoratori nel destino delle aziende.

Sono aumentate le disparità, in un mercato del lavoro che si rivela sempre più ostico per giovani, donne, migranti e lavoratori meno qualificati, e dove le opportunità legate al remote working e al digitale di traducono in precarietà. Per il 93,3% degli occupati serve più attenzione per le condizioni dei lavoratori, mentre per il 64,9% dei giovani il lavoro è solo un mezzo per avere reddito da spendere in attività diverse. Sulle retribuzioni c’è un punto di caduta: il 64,3% dei lavoratori (68,8% tra operai ed esecutivi) ritiene che la retribuzione non sia adeguata al costo della vita. Si stima che un 10,4% dei lavoratori dipendenti sia poi, è sottopagato, cioè può contare su una retribuzione mensile inferiore ai valori soglia di 953 euro per il full-time, di 533 euro per il part-time. In effetti, nel decennio 2010-2020 le retribuzioni lorde dei lavoratori italiani sono diminuite dell’8,3% reale e peggio dell’Italia hanno fatto solo la Grecia (-16,1% reale) e la Spagna (-8,6% reale).

Più penalizzati sono i giovani under 30 che guadagnano il 40% in meno dei lavoratori over 55 e le donne che percepiscono il 37% in meno degli uomini. Chi ha un contratto a tempo determinato guadagna anche il 32% in meno di chi è a tempo indeterminato e chi lavora nel Mezzogiorno guadagna il 28% in meno di chi risiede nel Nord-Ovest. Prende sempre più piede il part-time, che interessa il 19,8% dei lavoratori (era il 15,8% nel 2010), ma sono in part-time involontario il 74,2% degli uomini ed il 61,1% delle donne. Diffusissimi anche il remote working, che riguarda il 52% degli occupati, ed il delivery, che ha coinvolto oltre 570mila persone tra il 2020 ed il 2021. Cosa ci aspetta per il futuro? La formazione è considerata essenziale per fronteggiare le disparità crescenti, sia per quanto concerne le competenze digitali (il 67,8% degli occupati) e la sicurezza informatica (il 65,9% dei lavoratori) sia per aspetti specifici del lavoro (l’84% dei lavoratori).

“Credo ci sia troppo opinionismo generico sul lavoro e il suo futuro, e invece una riflessione adeguata ha bisogno della serietà e del rigore di ricerche come questa”, afferma Giuseppe De Rita, Presidente del CENSIS, aggiungendo che la pandemia e l’inflaizone hanno accentuato una dinamica di svalorizzazione del lavoro in atto da 15-20 anni”. “E’ finito il tempo della centralità del lavoro e della centralità dell’organizzazione del lavoro. Oggi abbiamo una centralità del lavoro individuale e dell’individuo, una centralità del soggettivismo, laddove il lavoro è solo uno strumento per produrre reddito. Il lavoro sta cambiando velocemente, tra smart working e nuove modalità di erogazione, ma solo nel medio lungo periodo si capirà cosa resterà, perché funziona ed è realmente apprezzato da lavoratori e aziende”.

Il Segretario Generale dell’UGL Paolo Capone conferma che “il mondo del lavoro, negli ultimi anni, è cambiato molto, spesso acuendo disuguaglianze e criticità, anche a livello sociale”. Fra le criticità – ricorda Capone – il senso si appartenenza all’azienda e le retribuzioni ma anche delle difficoltà che riguardano le donne ed i giovani, che di inseriscono in un mondo che deve trovare nuove modalità di lavoro. “Dalla politica sono giunte risposte finora poco incisive e lungimiranti, penalizzate anche da un biennio di crisi e di emergenza continua dovuta alla pandemia che ha accentuato precarietà e polarizzazione del mercato del lavoro”, ammette il sindacalista, suggerendo “occorre invertire al più presto la rotta. Il lavoro deve tornare a svolgere il suo ruolo di realizzazione personale e sociale e, soprattutto nei momenti di crisi, sostenuto con un welfare dignitoso”.

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