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sabato 26 Novembre 2022

Eurozona, servizi al palo e nuovo calo ordini: l’inflazione supera il picco, la recessione non è più così lontana

Milano – In agosto si è registrata la seconda riduzione mensile consecutiva dell’attività delle imprese nell’area dell’euro, con un ulteriore calo dei nuovi ordini. Secondo la stima flash PMI, le pressioni sul costo della vita hanno ridotto la domanda nel settore dei servizi, lasciando l’attività appena all’interno del territorio di crescita, mentre l’industria manifatturiera è rimasta in calo a metà del terzo trimestre. Anche se ancora elevate, sono emersi ancora una volta segnali che indicano che le pressioni inflazionistiche nelle imprese hanno superato il loro picco, con tassi di aumento dei costi dei fattori produttivi e dei prezzi alla vendita che si sono attenuati in tutti i settori. Le preoccupazioni per le prospettive economiche hanno fatto sì che la fiducia delle imprese rimanesse bassa in agosto. Questo sentimento relativamente debole, unito a una sostenuta flessione della domanda dei clienti, ha fatto sì che le imprese fossero sempre più restie a espandere i livelli di personale e, di conseguenza, il tasso di creazione di posti di lavoro è sceso al livello più basso in quasi un anno e mezzo.

Secondo la lettura flash, l’Indice destagionalizzato S&P Global PMI Composito della Produzione dell’Eurozona è sceso a 49,2 punti in agosto, dal 49,9 di luglio. L’indice ha segnalato la seconda riduzione consecutiva dell’attività delle imprese in tutta l’eurozona, dopo un periodo di crescita di 16 mesi. Anche se ancora lieve, l’ultimo calo è stato più netto di quello registrato a luglio. Il calo complessivo della produzione è stato ancora una volta guidato dalla contrazione del settore manifatturiero, dove la produzione è scesa per il terzo mese consecutivo e a un ritmo sostenuto. Detto questo, il settore dei servizi ha registrato a malapena un miglioramento dell’attività ad agosto, con un rallentamento del tasso di espansione per il quarto mese consecutive fino a raggiungere il valore più debole da quando il settore è tornato a crescere nell’aprile 2021. La riduzione complessiva dell’attività economica nell’area dell’euro si è concentrata soprattutto nelle maggiori economie nazionali. La Germania ha registrato il più forte calo della produzione dal giugno 2020, con la produzione manifatturiera che ha continuato a diminuire sensibilmente e la contrazione dell’attività dei servizi accelerata.

In Francia l’attività è diminuita per la prima volta in un anno e mezzo, riflettendo il forte calo della produzione manifatturiera e la crescita più contenuta dell’attività dei servizi. Al di fuori delle due maggiori economie, la produzione ha continuato ad aumentare, anche se solo marginalmente. “Le imprese continuano almeno a registrare aumenti più contenuti dei costi, aumentando a loro volta i prezzi di vendita a un ritmo più contenuto. Ciò dovrebbe contribuire ad alimentare un rallentamento dell’inflazione dei prezzi al consumo nei prossimi mesi dell’anno, anche se sembra che qualsiasi alleggerimento della situazione dell’inflazione arrivi troppo tardi per fornire un reale sostegno alla domanda. Lo ha dichiarato Andrew Harker, Economics Director presso S&P Global Market Intelligence, commentando i dati del PMI flash -. “Il resto del 2022 – conclude Harker – si prospetta quindi come un periodo di difficoltà per le imprese dell’Eurozona”.

Al contrario, però, ad agosto è risalita la fiducia dei consumatori in Europa: l’indicatore della Commissione europea ha recuperato 2,1 punti nell’area euro e 1 punto nell’Ue, dopo aver toccato i minimi storici a luglio. A quota -24,9 nell’eurozona e -26,0 nell’Ue, resta comunque al di sotto dei minimi toccati all’inizio della pandemia Covid-19 nella primavera 2020. In questo scenario così incerto ieri Fabio Panetta, membro dell’executive Board della BCE, ha ribadito che in Europa non è esclusa una recessione, che consentirebbe di mitigare le pressioni inflazionistiche, quindi l’atteggiamento della BCE dovrebbe essere quello tradizionalmente impostato alla prudenza quando prende le decisioni di politica monetaria. Per il banchiere le probabilità di una recessione “stanno aumentando” a causa dell’impatto della pandemia e degli shock economici prodotti dalla guerra in Ucraina.

Non è escluso quindi un “significativo rallentamento” dell’economia o una “recessione”,- ha spiegato Panetta – che consentirebbe di “mitigare la pressione inflazionistica”. In questa situazione – ha proseguito – sono possibili ulteriori “aggiustamenti” della politica monetaria, ma “l’evoluzione recente dell’economia ci deve indurre a usare una delle più importanti virtù della banca centrale che è la prudenza”. Per Panetta “ogni aggiustamento” dei tassi deve essere valutato alla luce dei dati e dell’andamento dell’economia, tenendo “pianamente in considerazione le condizioni economiche dell’area euro”. Panetta ha presentato un studio relativo all’Euro digitale, affermando che la sua emissione, oltre a garantire la sovranità monetaria in capo alla BCE, dovrebbe favorire la concorrenza ed efficienza nei pagamenti.

“Fondamentalmente, il mercato dei pagamenti dell’area dell’euro è dominato da poche entità estere”, ha spiegato l’economista, aggiungendo che l’euro digitale “potrebbe aumentare la concorrenza” e “efficienza” come mezzo do pagamento e “migliorerebbe anche l’autonomia strategica della Zona Euro, riducendo la dipendenza dalle entità estere”. Infine, Panetta ha parlato del problema della privacy e del fatto che l’euro digitale dovrebbe garantire i “più alti standard” ed ha affermato che su questo si sta lavorando a Francoforte. Il banchiere ha spiegato che quando il progetto dell’euro digitale verrà portato a termine “le persone dovranno essere in grado di scegliere quante informazioni vogliono condividere”. e quindi occorrerà “bilanciare” l’esigenza di pubblicità delle informazioni con con la necessità di assicurare la riservatezza.

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