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venerdì 7 Ottobre 2022

Eurozona, Morgan Stanley: inverno in recessione, crisi energetica fino al 2024, poi la luce in fondo al tunnel

Milano – Morgan Stanley ha rivisto al ribasso le sue proiezioni di crescita per l’Eurozona e stima ora una recessione leggermente più profonda nel quarto trimestre di quest’anno. Inoltre, la banca d’affari prevede un impatto più duraturo della crisi energetica nel prossimo anno, poiché i prezzi più elevati e l’incertezza sull’approvvigionamento energetico persisteranno anche nell’inverno 2023-24. “Non tutto è cupo, però, e pensiamo ancora che una ripresa seguirà questa fase debole, guidata da una ripresa degli investimenti privati e pubblici”, si legge nel report firmato da Jens Eisenschmidt, Chief Europe Economist di Morgan Stanley.

Viene fatto notare che il peggioramento delle prospettive si è già riflesso negli indici PMI di agosto, che sono scesi ulteriormente in territorio di contrazione, indicando una maggiore probabilità di una futura recessione. I modelli della banca americana suggeriscono che la probabilità di crescita negativa nel 4° trimestre è al massimo dalla prima ondata di Covid e intorno ai livelli osservati durante la crisi del debito sovrano nel 2011-12. Dall’ultima revisione delle prospettive di crescita (a fine giugno), si sono materializzati ulteriori venti contrari, in gran parte legati alle persistenti tensioni geopolitiche tra Russia e Ucraina e alle loro ricadute, con un ulteriore calo della fornitura di gas all’Europa. I flussi del Nord Stream 1 si sono stabilizzati ad agosto a circa il 20% della capacità (in calo rispetto al 40% dei mesi precedenti), con una nuova manutenzione straordinaria del gasdotto annunciata per la prossima settimana.

Un mercato del gas costantemente sotto pressione in Europa “implica prezzi più alti più a lungo”, sottolinea la banca, con gli analisti che vedono ora il prezzo del TTF “rimanere sui livelli attuali fino alla fine dell’anno, per poi diminuire solo leggermente durante il prossimo anno”. Morgan Stanley stima che un aumento del 40% dei prezzi del gas naturale riduce di circa 10 punti base la crescita del PIL dell’Eurozona a trimestre. “Tuttavia, al di là del canale dei prezzi, una minore offerta di gas significa anche distruzione della domanda e razionamento dei consumi (o entrambi) – viene sottolineato – Inevitabilmente, questo spingerà ulteriormente l’attività economica verso il basso”.

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