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lunedì, Ottobre 18, 2021

Eni, primo semestre con il vento in poppa

Nonostante la produzione giornaliera di greggio ancora in flessione, il gruppo guidato da Descalzi quintuplica l’utile netto rispetto all’anno scorso

Dopo quelli di Enel, arrivano anche i risultati del primo trimestre 2021 di un altro
importante gruppo italiano del settore energetico. Si tratta di Eni che chiude il periodo con
ricavi e redditività in ripresa, spinti dal rafforzamento dello scenario upstream dopo i mesi
neri iniziati con il lockdown della scorsa primavera.
Il Brent arrivato a 61 dollari al barile (+21% rispetto al primo trimestre 2020; +38% sul
quarto 2020) incide però relativamente sui conti del gruppo italiano, “a causa
dell’apprezzamento di circa il 10% del cambio euro/dollaro”.
L’Ebit adjusted di Eni è stato in questi tre mesi pari a 1,3 miliardi, in crescita rispetto al
quarto trimestre 2020 (+171%) a parità di produzione (1,7 milioni boe/giorno). Il risultato è
in linea conto stesso periodo dell’anno scorso, nonostante -86 mila boe/giorno di minore
produzione, quasi interamente olio, e le performance negative di R&M (-240 milioni)
dovute allo scenario sfavorevole per la raffinazione (SERM negativo) e alla riduzione delle
vendite di prodotti petroliferi (-10% per la rete) per i lockdown, nonché di GGP (-263 milioni
di euro) dovute, principalmente, a effetti positivi di ottimizzazione portafoglio una tantum
intervenuti lo scorso anno e alla contrazione dello spread PSV-TTF.
In aumento, invece, la E&P (+341 milioni) per la ripresa del Brent. Significativa la ripresa
anche della chimica (+104 milioni) grazie alla temporanea carenza di prodotto a livello
globale a seguito delle condizioni meteo estreme negli Usa al quale il business ha risposto
incrementando i volumi in un contesto di ripresa della domanda.
L’utile netto adjusted si è attestato a 270 milioni di euro pari a quasi cinque volte quello
conseguito nel primo trimestre 2020 mentre il flusso di cassa operativo ante capitale
circolante al costo di rimpiazzo è stato pari a 1,96 miliardi a fronte di capex netti pari a 1,4
miliardi (-27% vs primo trimestre 2020).
Forte la generazione di free cash flow organica (circa 600 milioni) prima dell’assorbimento
del capitale circolante. Il portafoglio ha visto esborsi netti di circa 400 milioni di euro
interamente orientati ai business green mentre l’Indebitamento finanziario netto ante IFRS
16 pari a 12,2 miliardi, risulta in lieve aumento rispetto al 31 dicembre 2020 per operazioni
di M&A ed effetto cambio. Leverage invariato al 31%.
L’ad Claudio Descalzi (in foto) guarda con ottimismo ai risultati. “In un primo trimestre
ancora fortemente caratterizzato dagli effetti dei lockdown Eni ha evidenziato una robusta
ripresa dei risultati, in particolare nel settore E&P e nella chimica. Prosegue la crescita del
nostro business retail G&P (+19% l’EBIT rispetto al 2020)”, dice l’ad, “grazie alla
espansione dei clienti power e dei servizi extra-commodity. La performance di R&M è stata

invece penalizzata dalla ridotta domanda di carburanti in Europa, derivante dalla
pandemia, e da un margine di raffinazione negativo”.
“Nell’ambito di uno scenario complesso, l’Ebit adjusted a livello di gruppo di 1,3 miliardi di
euro”, continua Descalzi, “è in linea con il primo trimestre dello scorso anno e risulta quasi
triplicato rispetto a fine 2020. Si consolida inoltre la crescita dell’utile netto, pari a 270
milioni di euro, quasi quintuplicato rispetto allo stesso trimestre 2020. Il trimestre ha
registrato una generazione di cassa organica prima della variazione del capitale circolante
di circa 2 miliardi di euro, nettamente superiore agli investimenti del periodo di 1,4 miliardi
di euro”.
Il progressivo miglioramento del quadro pandemico ed economico a livello globale, spinge
l’ad di Eni a guardare “con ottimismo ai prossimi mesi e di prevedere una generazione di
free cash flow nell’anno superiore a 3 miliardi sulla base dei prezzi correnti del Brent di 60
dollari/barile. In questo contesto continueremo a perseguire la nostra strategia di
transizione energetica e di decarbonizzazione, assicurando il rafforzamento della nostra
struttura patrimoniale ed una politica di distribuzione competitiva per i nostri azionisti”.
L’outlook per fine anno
Il riequilibrio del mercato petrolifero globale e la ripresa dei consumi di carburanti nel corso
del 2021 sono ancora esposti a rischi e incertezze a causa della recrudescenza della
pandemia Covid-19 che vede importanti economie, quali quelle dell’Europa Occidentale,
ancora in stato di parziale lockdown.
Su questo presupposto, Eni che conferma la produzione di idrocarburi nell’anno pari a
circa 1,7 milioni di boe/giorno (assumendo tagli OPEC+ di circa 35 mila boe/giorno in
media annua) e una previsione di spending organico per investimenti di circa 6 miliardi di
euro.
In base al prezzo corrente del Brent di 60 dollari barile è previsto un cash flow operativo
ante working capital superiore a 9 miliardi di euro e una Cash neutrality per la copertura
della spesa organica e del floor dividend raggiunta con un livello del Brent pari a 51 dollari
al barile.
A fine luglio, in occasione dell’interim report, il gruppo comunicherà l’aggiornamento della
previsione del Brent di riferimento 2021 che contribuirà alla determinazione della
componente variabile del dividendo e della possibile riattivazione del buy-back nel 2021.
Al floor dividend di 0,36 euro per azione, verrà sommata una componente variabile di
valore crescente a partire da un Brent di riferimento pari a 43 dollari/bbl. Il buy-back sarà
attivato a partire da un Brent di riferimento di 56 dollari/bbl”.
La produzione
La produzione d’idrocarburi del primo trimestre si attesta sui 1,7 milioni di barili giornalieri,
con una flessione di circa il 4% rispetto al primo trimestre 2020 (al netto dei tagli OPEC+,
dell’effetto prezzo positivo dei PSA e del portafoglio). Il calo, commenta Enel, è
conseguenza del rallentamento degli investimenti di sviluppo, parzialmente compensato
dalla crescita delle produzioni in Egitto supportata dalla robusta ripresa della domanda gas

nel paese. Con il record produttivo per Zohr con 87 milioni di metri cubi/giorno, al massimo
della capacità produttiva.
Quotazione è cessione di Eni Gas e Luce Renowables, il voto in Cda
Il consiglio di amministrazione di Eni, ha approvato l’avvio di un progetto strategico per
definire e valutare il piano industriale e finanziario del nuovo veicolo societario che
nascerà dall’unione delle attività di retail e di energia rinnovabile. Lo studio prevede inoltre
la valutazione di molteplici opzioni per la miglior valorizzazione di questa società nel corso
del 2022, subordinatamente alle condizioni di mercato.
Le opzioni in esame comprendono la quotazione in borsa tramite un’offerta pubblica
iniziale (IPO), oppure la cessione o lo scambio di una quota di minoranza. Ad oggi Eni
conta circa 10 milioni di clienti, che considera una importante fonte di valore per l’azienda.
La fusione delle attività retail e rinnovabili, il cui piano di sviluppo prevede un aumento
significativo della capacità installata, massimizzerà la creazione di valore ampliando
l’offerta di servizi, infrastrutture ed energia verde direttamente alla ampia clientela retail.
La nuova società avrà l’obiettivo di sviluppare entro il 2025 una capacità di generazione
elettrica da fonte rinnovabile superiore a 5 GW.
Tale capacità sarà offerta alla crescente base clienti, di oltre 11 milioni entro quella data,
con un Ebitda complessivo previsto in crescita, dai 600 milioni di euro del 2021 a oltre 1
miliardo di euro nel 2025.
Il progetto che vede già coinvolto un team Eni, supportato da advisor strategici e finanziari,
fa parte del più ampio impegno della Società per creare valore attraverso la transizione
energetica e contribuirà al raggiungimento dei target di riduzione delle emissioni scope 3,
una parte fondamentale della strategia che porterà Eni alla neutralità carbonica entro il
2050.

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