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lunedì 8 Agosto 2022

Energia, rinnovabili in mare: la grande occasione italiana

Torino – Il sogno è la Danimarca, dove esiste un unico ente che centralizza tutto lo spazio marittimo, accorciando i tempi burocratici e gestendo a priori le interazioni con i vari portatori di interesse presenti in mare. La realtà è un iter burocratico che, prendendo come esempio il Parco offshore di Taranto, richiede oltre un decennio per portare a termine i progetti. E’ questo uno dei limiti maggiori che rallenta la rivoluzione delle rinnovabili sul mare. A sottolinearlo More lab, realtà che ha sede all’interno dell’Energy Center del Politecnico di Torino e da 15 anni studia i moti ondosi e, più in generale, le energie rinnovabili presenti in mare. “L’Italia ha ottimi potenziali sia eolici che ondosi, oltre al fotovoltaico. L’idea di spostare l’eolico in mare ha dei grossi vantaggi. La fonte è più potente e densa in mare e produce di più – ha affermato ad ‘Agenzia Nova’ Giovanni Bracco, project manager di More lab -. Inoltre, i migliori siti eolici su terra sono stati presi, e quindi l’acqua rappresenta un’ottima alternativa per una penisola come la nostra”.

Attualmente More lab sta portando le sue turbine su delle isole minori non interconnesse: “Siamo molto focalizzati su di esse perché tutte localizzate in aree dove ci sono ottime risorse sia solari che eoliche, è il caso di Pantelleria dove ci siamo occupati dell’agenda di transizione energetica. Stiamo facendo lo stesso anche con Lampedusa e le isole Egadi. Il costo dell’energia qui è molto elevato e quindi le rinnovabili sono molto più attrattive – ha sottolineato Alberto Ghigo, Phd student specializzato sull’eolico offshore e membro di More lab -. Potenzialmente questa tecnologia si potrebbe estendere anche in spazi più grandi ma l’iter autorizzativo è molto lento. Inoltre, la supply chain non è in grado di sostenere tutta l’energia che serve: l’ideale sarebbe la produzione a livello Italiano delle turbine. Quelle che stiamo usando attualmente non sono basate sul mare Mediteranneo e quindi lavorano ad un livello subottimale”. Per Bracco è necessaria una “visione strategica da parte del governo sul tema. Occorre creare una filiera in questo settore, per velocizzare l’iter burocratico (penso ad un Maritime spatial planning ) e arrivare alla produzione autonoma delle turbine.

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