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sabato 26 Novembre 2022

Energia: l’Ue sfida Russia e Cina, per la Bce l’inflazione resterà alta a lungo

Milano – Il 9 settembre a Bruxelles ci sarà una riunione straordinaria del Consiglio dei ministri dell’Energia. L’annuncio è arrivato ieri da Josef Sikela ministro per l’industria della Repubblica Ceca, presidente di turno del semestre Ue. “Non permetteremo a Putin di danneggiare i nostri cittadini e le nostre imprese, motivo per cui dobbiamo aggiustare il mercato dell’energia. La soluzione europea è la migliore che abbiamo”, ha scritto su Twitter Sikela. Sul tema energia è intervenuta anche la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, intervenendo allo Strategic Forum di Bled, in Slovenia, che quest’anno si riunisce all’insegna del tema “The Rule of Power or the Power of Rules?”. “All’inizio di quest’anno, Russia e Cina hanno apertamente dichiarato una ‘partnership illimitata’. E solo poche settimane dopo la Russia ha lanciato la sua guerra contro l’Ucraina. Il messaggio non potrebbe essere più esplicito. Se vogliamo preservare i principi fondamentali, come l’autodeterminazione e l’inviolabilità dei confini, Putin non può vincere questa guerra: l’Ucraina deve vincere questa guerra”, ha affermato von der Leyen.

“Abbiamo chiesto agli Stati membri di ridurre il consumo di gas del 15% e di conservarlo nello stoccaggio: in questo modo si possono risparmiare fino a 45 miliardi di metri cubi di gas naturale”, ha spiegato la leader europea. “In definitiva il modo migliore per sbarazzarsi dei combustibili fossili russi è accelerare la nostra transizione verso fonti energetiche verdi. Ogni chilowattora di elettricità che l’Europa genera da energia solare, eolica, idroelettrica, da biomasse dal geotermico o dall’idrogeno verde ci rende meno dipendenti dal gas russo. Oggi il prezzo dell’energia solare ed eolica è più conveniente dei combustibili fossili inquinanti. Ecco perché, con la nostra iniziativa RePowerEU, investiremo fino a 300 miliardi di euro per accelerare la svolta verde”, ha sottolineato. Von der Leyen ha però aggiunto che porre fine alla dipendenza dai combustibili fossili russi “è solo il primo passo”: “l’aumento vertiginoso dei prezzi dell’elettricità sta mettendo a nudo i limiti dell’attuale struttura del mercato elettrico, che è stato sviluppato per circostanze diverse. Per questo stiamo lavorando a un intervento di emergenza e a una riforma strutturale del mercato dell’elettricità”.

Duro l’attacco anche alla Cina. “Il prezzo da pagare per il petrolio e gas della Russia è la perdita di sovranità e indipendenza. Non vogliono partner, ma vassalli. E non si tratta solo del Cremlino. Decine di Paesi sono sull’orlo del default perché non possono pagare il loro debito con la Cina. E alcuni hanno già fatto default”, ha dichiarato Ursula von der Leyen. “Il potere delle democrazie, la nostra capacità di plasmare il mondo di domani, dipende in larga misura dalla capacità di proporre un modello economico che funzioni per tutti”, ha aggiunto. “Ecco perché abbiamo proposto Global Gateway, che prevede 300 miliardi di euro di investimenti. Questo è il nostro approccio ai grandi progetti infrastrutturali: basato sul valore, trasparente e aperto al settore privato. Infrastrutture che apportano benefici duraturi alle comunità locali”, ha concluso. L’Unione europea dovrebbe agire in modo da facilitare l’approvazione di progetti per le energie rinnovabili, è l’appello lanciato dal ministro dell’Energia della Danimarca, Dan Jorgensen, nel contesto della crisi legata alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento.

Secondo Jorgensen, l’Ue ha “inviato alcuni buoni segnali” sull’appianare le procedure di autorizzazione, che possono richiedere fino a nove anni per i parchi eolici, ma “c’è ancora il potenziale per fare meglio”. “Non si tratta solo di regolamentazione ma anche, in quanto autorità pubbliche, di come gestire questi processi. Come ci si assicura che quando l’appaltatore sta realizzando questo progetto, sia in grado di farlo il più rapidamente possibile?”, ha chiesto il ministro danese, alla vigilia del vertice sull’energia che si tiene oggi sull’isola di Bornholm, nel Mar Baltico. La Danimarca spera di raggiungere un accordo con Germania, Polonia, Svezia, Finlandia, Estonia, Lettonia e Lituania per espandere la capacità eolica nella regione. In Francia la premier Elisabeth Borne invoca “piani di sobrietà”, invitando i capi di industria a redigere a settembre piani energetici per la riduzione del 10% dei consumi per evitare che le imponga il governo. “Ogni azienda deve mobilitarsi e agire”, ha affermato il presidente del Consiglio dando loro “appuntamento a inizio ottobre” per stilare un “prima valutazione” di questa auto-responsabilizzazione dell’intero comparto produttivo, perché “le finanze pubbliche non possono far fronte da sole a questo sconvolgimento”.

Fuori dall’Ue, l’autorità britannica di regolamentazione dell’energia (Ofgem) ha invece ribadito nei giorni scorsi che il tetto massimo del prezzo dell’energia aumenterà dell’80% da ottobre nel Regno Unito. Questo tetto aumenterà da 1.971 sterline (circa 2.300 euro) all’anno per famiglia media a 3.549 sterline (circa 4.200 euro), una tendenza dipendente dall’impennata dei prezzi mondiali del gas, soprattutto dopo l’inizio della guerra in Ucraina. Tornando in Europa, lato politica monetaria, prende la parola Philip Lane, membro del comitato esecutivo della Banca Centrale Europea: molteplici piccoli aumenti di tassi, sostiene, sono meno pericolosi di meno aumenti ma più ampi. “C’è incertezza sulla trasmissione” dei tassi, cosa che “rende sensato consentire al sistema finanziario di assorbire i cambi passo dopo passo”, ha sottolineato Lane. In particolare “è meno probabile che lo stesso aumento cumulativo” di tassi, “in un intervallo di tempo fissato, generi effetti negativi se assume la forma di una serie calibrata di passi piuttosto che un numero più piccolo di aumenti grandi”. Secondo Lane “l’inflazione dovrebbe rimanere elevata nel breve termine principalmente a causa dell’ulteriore pressione al rialzo sui costi dell’energia (soprattutto gas ed elettricità) e dell’alimentare nel corso dell’estate, insieme al continuo trasferimento sui prezzi al dettaglio dell’aumento dei costi sostenuti nelle prime fasi delle catene di produzione”.

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