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lunedì 5 Dicembre 2022

Energia, governo spinge su pozzi e trivelle per l’auto-sussistenza

Milano – Mentre gli acquisti comuni europei di gas per fare fronte all’emergenza energetica dovrebbero entrare in vigore entro la fine del mese, fornendo maggiore capacità di negoziare con i fornitori ed evitando la concorrenza tra Paesi, l’esecutivo italiano continua a lavorare su un piano per l’aumento dell’estrazione di gas naturale, che è uno dei temi chiave del programma elettorale del governo Meloni. Un piano che, per il lungo periodo punta ad accrescere la produzione nazionale, e si affianca, nel breve, a misure per aumentare la quantità di gas in arrivo in Italia in sostituzione di quello russo, ad esempio il rigassificatore di Piombino per trattare il GNL in arrivo con le navi cisterna.

E così, fonti del Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica anticipano che si sta lavorando ad un provvedimento sulle trivelle e che il Ministro Gilberto Pichetto Fratin potrebbe decidere di presentarlo già al Consiglio dei Ministri in programma oggi o, al massimo, la prossima settimana, posto che al momento la priorità è la Nadef. Il tema dell’estrazione di gas nazionale resta in primo piano perché ha natura strutturale e punta a ripristinare il livello di estrazione che l’Italia aveva vent’anni fa: si è passati dai 17 miliardi di metri cubi estratti nel 2002 a poco più di 3 miliardi di metri cubi prodotti quest’anno.

Il problema va oltre la necessità di riempire gli stoccaggi, che hanno superato il 95% entro la deadline del 31 ottobre, garantendo un inverno presumibilmente tranquillo per le famiglie italiane. Il problema invece ha a che fare con le imprese energivore che di gas ne chiedono molto di più e, agli attuali prezzi, rischiano il collasso. Il decreto a cui si lavora punta a modificare il PiTESAI, cioè il Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee, raddoppiando la quantità di gas nazionale nei prossimi tre anni e disponendo il via libera a nuove trivelle in zone al momento escluse dalle attività di ricerca, in particolar modo nell’Adriatico e nell’area nei pressi di Venezia.

“Vogliamo dare un segnale significativo nell’estrazione del gas dai nostri giacimenti così da produrre a prezzi calmierati per le aziende che sarebbero costrette a chiudere – ha detto ieri il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, a Rainews24 -. Dieci anni fa l’Italia era capace di estrarre dai propri giacimenti 13 miliardi di metri cubi di gas, dopo 10 anni siamo scesi a 3 miliardi, e li abbiamo comprati dalla Russia. Una follia. Possiamo produrre di più, anche da altri siti perché il caro energia si combatte anche aumentando la produzione energetica, sia del gas, ma soprattutto dalle rinnovabili”.

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