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martedì, Dicembre 7, 2021

Educazione finanziaria, Pictet AM: “La chiave è nella sinergia tra pubblico e privato”

Ottobre è il mese dedicato all’educazione finanziaria e Pictet Asset Management ha voluto dare il proprio contributo con un evento dedicato, svoltosi oggi martedì 19 ottobre. Durante l’incontro sono stati presentati i risultati della ricerca[1]: “Educazione finanziaria: il contributo al rilancio del Paese” sull’alfabetizzazione finanziaria in Italia, realizzata da Pictet AM sotto la Direzione di Nicola Ronchetti, fondatore e ceo di FINER Finance Explorer, Istituto di ricerca specializzato in ambito finanziario.

Daniele Cammilli

Accanto a Daniele Cammilli, head of Marketing Italia di Pictet AM, parteciperanno alla tavola rotonda: Paola Soccorso, consigliere Ufficio Studi Economici di CONSOB, e Alessandro Paralupi, segretario generale dell’Organismo di vigilanza e tenuta dell’albo unico dei consulenti finanziari.

Lo spunto da cui nasce questo progetto di ricerca parte dall’attualità: le crisi, per loro stessa natura, offrono occasioni di grandi riflessioni. È quanto è accaduto con la pandemia che ha puntato i riflettori su un tema già lungamente dibattitto: quello dello stato dell’arte dell’educazione finanziaria in Italia. Quale occasione migliore, dunque, per fare il punto sulla situazione nel nostro Paese? Una situazione che, a quanto emerge dall’ultima indagine della Banca d’Italia, appare tutt’altro che rosea. L’Istituto ha preso in considerazione i tre parametri di valutazione utilizzati dall’Ocse: conoscenze, comportamenti e attitudini. Il livello di alfabetizzazione finanziaria degli italiani nel 2020 si è attestato al venticinquesimo posto sui 26 paesi analizzati. Questo risultato mette di fronte all’evidenza che ci sia ancora molta strada da fare.

Tra le varie evidenze della ricerca vi è il diffuso desiderio di aumentare le conoscenze in ambito finanziario: il 31% del campione ritiene di avere un livello di conoscenze basso, ma desidera porre rimedio a questa condizione. A questo punto è doveroso domandarsi quali siano i maggiori ostacoli a una maggiore diffusione della cultura finanziaria nel nostro Paese. Per il mass market (32%) c’è una oggettiva difficoltà nel capire la materia, mentre affluent (33%), private (37%) e studenti over 18 (39%) lamentano una certa complessità nel trovare contenuti o referenti. Inoltre, l’interesse per la finanza cresce con l’entità del patrimonio, arrivando all’89% per i clienti Private. Sono, però, interessati, in varia misura, a questi temi anche il 51% degli studenti e il 50% dei non investitori.

Per quanto riguarda invece il ruolo di pivot dell’educazione finanziaria, è unanime il consenso secondo cui il compito di educare spetterebbe alle istituzioni e allo Stato. Per studenti (21%) e non investitori (17%) è decisamente rilevante il ruolo dei docenti e della scuola. Per private e affluent, invece, dovrebbero ricoprire un ruolo in tal senso anche le Sgr, i bancari e i consulenti finanziari. Chi investe, quindi, riconosce il dovere di ciascun attore del mondo del risparmio gestito di agire per colmare le lacune presenti fra il pubblico più ampio in tema di educazione finanziaria. Una mancanza che impedisce spesso di prendere le giuste scelte in termini di investimento, lasciando gli investitori meno preparati in balia dell’emotività.

Per tutti gli spaccati del campione, risulta fondamentale la collaborazione tra Pubblico (Stato e istituzioni) e privato (banche, reti di consulenti finanziari e società di gestione del risparmio). Favorire una collaborazione organica tra il settore pubblico e il settore privato potrebbe portare all’avvio di un’azione continuativa rivolta a tutte le fasce della popolazione. Chi si occupa di investimenti per professione può e deve mettere a fattore comune le proprie competenze ed esperienze al fine di svolgere un’azione divulgativa che accresca il livello di consapevolezza degli investitori in merito alle proprie scelte finanziarie.

Daniele Cammilli, head of Marketing di Pictet Asset Management dichiara: “Parlare di educazione finanziaria, oggi, assume una valenza completamente nuova. Con questa ricerca abbiamo indagato difficoltà e bisogni di un ampio campione che, in misura differente, non si sente sufficientemente sostenuto nel percorso di avvicinamento a tematiche, come quelle finanziarie, ritenute ostiche. Ciò che emerge, tuttavia, di positivo dall’indagine è che finalmente oggi c’è una coscienza diffusa che una maggiore cultura finanziaria potrebbe essere centrale per il rilancio dell’economia del Paese. Questa nuova consapevolezza potrebbe essere un ottimo incentivo ad approfondire le tematiche economiche-finanziarie, andando anche al di là dell’interesse per la gestione dei propri risparmi. Da sempre attenti a questi temi, in Pictet Asset Management abbiamo sviluppato diverse iniziative a sostegno del percorso di progressiva alfabetizzazione finanziaria degli italiani”.

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