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lunedì 5 Dicembre 2022

Dopo il Dl Aiuti, la manovra: dai crediti del Superbonus alla flat tax al cuneo fiscale, le prime vere mosse finanziarie del governo all’ombra della recessione europea

La settimana politica riparte dalla manovra. Il governo vuole fare presto e si è impegnato a portarla in Consiglio dei ministri già oggi o al massimo domani. Tra le misure che potrebbero entrare nel testo in discussione figura una riduzione o un azzeramento per un anno dell’Iva su pane, pasta e latte e Iva ridotta al 5% sui prodotti per l’infanzia e l’igiene intima femminile, cioè gli assorbenti. In tutto, sul piatto c’è circa un miliardo per le misure in favore della famiglia. Per le pensioni invece, e il superamento della legge Fornero, si va verso ‘quota 103’ (62 anni d’età e 41 di contributi). Ci sarebbe anche la proroga dell’Ape sociale e di Opzione donna. Se la revisione del Reddito di cittadinanza (con una stretta per limitarlo ai residenti in Italia) garantirà coperture sul dossier previdenza, altre risorse sono attese dal restyling degli extraprofitti, con un calcolo basato sugli utili e una tassa alzata almeno al 33%. Tra le ipotesi delle quali si è discusso venerdì, durante il vertice di maggioranza, ci sarebbe anche quella di una tassa sulle consegne a domicilio per favorire il commercio di prossimità.

Non solo. La flat tax sarà estesa (la soglia sale da 65 a 85mila euro e arriva la tassa ‘incrementale’ sui redditi del triennio precedente), ma solo per gli autonomi, mentre per i dipendenti si va verso una riduzione della tassazione sui premi di produttività. Ancora lato fisco, il tetto per l’aliquota unica applicata ad autonomi e partite Iva salirà dagli attuali 65mila e 85mila euro. Inoltre, stralcio completo delle cartelle sotto i mille euro o un pagamento ridotto senza sanzioni. Durante la riunione si sarebbe evidenziata l’intenzione di un gesto “molto generoso” su questo fronte, anche perché – viene spiegato – sarebbe molto più costoso riscuoterle. Per le cartelle sopra i mille la strada individuata sarebbe invece quella di una riduzione delle sanzioni e interessi al 5% e una rateizzazione in cinque anni. Si allontana l’ipotesi di un scudo fiscale per il rientro dei capitali dall’estero. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha annunciato pure un taglio del cuneo fiscale più ampio di quanto finora previsto (tre punti percentuali) e l’aumento delle soglie del credito di imposta dal 30 al 35%.

Della manovra di 30 miliardi circa 21 miliardi dovranno andare alla lotta al caro bollette. L’Arera, intanto, ha prorogato al 1° aprile 2023 la data di attivazione del Servizio a tutele graduali (STG) per le microimprese e per i clienti non domestici (es. condomini) che – a partire dal 1° gennaio 2023, come previsto dalla legge concorrenza – non potranno più essere riforniti nel servizio di maggior tutela. Nel periodo tra il 1° gennaio 2023 e il 1° aprile 2023 le microimprese e i clienti non domestici che ancora non avranno scelto un venditore del mercato libero, saranno serviti transitoriamente ancora dal proprio esercente la Maggior tutela, alle stesse condizioni, con continuità della fornitura.

Il decreto aiuti quater, nel frattempo, è stato già pubblicato in Gazzetta: sul superbonus i crediti “derivanti dalle comunicazioni di cessione o di sconto in fattura inviate all’Agenzia delle entrate entro il 31 ottobre 2022 e non ancora utilizzati, possono essere fruiti in 10 rate annuali di pari importo” al posto dell’originaria rateazione, previo l’invio di una comunicazione all’Agenzia delle entrate. La quota di credito d’imposta non utilizzata nell’anno “non può essere usufruita negli anni successivi e non può essere richiesta a rimborso”. “Purtroppo questo allungamento a 10 anni, che noi prendiamo come uno sforzo del governo che ha voluto dare una mano per lo sblocco dei cassetti fiscali, servirà a ben poco” commenta la presidente dell’Ance Francesca Brancaccio.

“Con l’Abi avevamo fatto una proposta perché la situazione è realmente critica e quella è la misura che può sbloccare. Siamo molto preoccupati. Pensiamo che si bloccherà tutto”, aggiunge Brancaccio evidenziando anche la “sfiducia” per le continue modifiche e avvertendo che questa misura “creerà contenziosi”. Auspicavo qualcosa di diverso da quello che avevamo saputo in questi giorni e che abbiamo già largamente commentato”, spiega Bracaccio, facendo però notare che, “al di là della questione di metodo”, c’è il fatto che “la diciottesima modifica in anno è una follia”. L’allungamento a 10 anni per lo sconto dei crediti non utilizzati secondo la presidente dei costruttori “servirà a ben poco, perché la banca che ha già comprato pagando un utilizzo in 5 anni, certamente non se lo porta a 10”, mentre per le imprese “il problema è che che se anche hanno capienza fiscale, la liquidità dove la prendono? Non è che puoi reggere senza monetizzare”.

La proposta presentata dall’Ance insieme all’Abi era di di utilizzare in compensazione gli F24 presi in carico dalle banche per conto dei loro clienti: “Se un’associazione di categoria fa una proposta insieme all’Abi è perché la situazione è realmente critica e quella è la misura che può sbloccare. Siamo molto preoccupati”, prosegue Brancaccio. “Avevamo avuto delle interlocuzioni, però alla fine è uscito così” e ora si auspica qualche modifica in fase di conversione: “A preoccupare è soprattutto questa sfiducia totale che c’è da parte di imprese, cittadini e famiglie nei confronti delle leggi. Noi pensiamo che si bloccherà tutto. Così si creeranno contenziosi e problemi alle famiglie. C’è un tema che non è solo delle imprese, ma dei cittadini, delle famiglie, dei condomini: ci saranno contenziosi, con le imprese che non monetizzano che lasceranno lavori a metà”. “Noi speriamo che con il tavolo tecnico che è stato aperto, in sede di conversione si riesca a lavorare e ragionare su qualcosa di davvero stabile e sostenibile per le imprese, le famiglie e lo Stato”.

L’Istat ha ritoccato al ribasso anche le prime stime sui prezzi del cosiddetto carrello della spesa di ottobre che restano comunque su livelli record mai registrati dall’83. A ottobre, beni alimentari, per la cura della casa e della persona sono aumentati da +10,9% a +12,6% (+12,7% precedente stima) e quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto da +8,4% a +8,9%. Fitch, dal canto suo, conferma il rating BBB all’Italia e indica per il futuro prospettive stabili nella valutazione del debito del Paese. Ma vede l’arrivo della recessione nel prossimo anno a causa di “una forte decelerazione” della crescita economica dell’Italia a partire dal quarto trimestre per lo shock energetico. Per il 2023 l’agenzia di rating prevede un Pil in contrazione dello 0,4%, meglio del -0,7% previsto in precedenza, ma molto lontano dal +0,6% appena indicato dal governo nella Nadef Le valutazioni di arrivano in un contesto nel quale l’inflazione americana potrà anche aver raggiunto il ‘picco’ inducendo la Fed alla cautela e la recessione in Europa è data per acquisita.

Ma nel quale la Bce non dà segnali di volersi fermare: anzi, la presidente Christine Lagarde lascia intendere che potrebbe essere necessario arrivare a tassi restrittivi e anticipare l’addio al Qe. A meno di un mese dal meeting del 15 dicembre, che cadrà a poche ore dalla riunione della Fed, le ‘colombe’ nel Consiglio Bce – dal governatore di Bankitalia Ignazio Visco al consigliere esecutivo Fabio Panetta – hanno invocato prudenza, dopo che fra luglio e novembre Francoforte ha alzato i tassi di due punti pieni al 2%. Ma il fronte dei ‘falchi’ sembra più numeroso e proprio oggi torna a farsi sentire il presidente della Bundesbank Joachim Nagel: la Bce “farebbe male” a fermarsi adesso sui timori per la crescita e deve iniziare a liberarsi dei titoli di Stato in bilancio “agli inizi del prossimo anno”. La risposta all’inflazione deve essere “risoluta” dice il governatore olandese Klaas Knot. Se sembra più probabile un rialzo da mezzo punto che da tre quarti come a settembre e novembre, la strada della Bce è tracciata stando alle dichiarazioni di Lagarde.

“Ci aspettiamo di alzare ulteriormente i tassi, e togliere l’accomodamento monetario potrebbe non essere sufficiente” sono le parole con cui la ex avvocato e donna politica francese ha non solo spento le attese di una pausa invernale, ma accennato alla possibilità che la Bce punti ad arrivare a un livello restrittivo, oltre il 2% considerato da molti ‘neutrale’. La Bce, poi, da mesi ha interrotto gli acquisti di nuovi bond. Ma continua a tenere in bilancio oltre 4.300 miliardi di titoli rinnovando di volta in volta quelli che scadono. Il programma era continuare così almeno per tutto il 2023, ma oggi Lagarde ha fatto capire che l’addio al Qe – ossia la riduzione delle dimensioni del bilancio della Bce – potrebbe essere anticipato: “è opportuno che il bilancio, in modo misurato e prevedibile, sia normalizzato” e “a dicembre definiremo i principi-chiave” per farlo.

Quella stessa riduzione sta già avvenendo dopo che Francoforte ha inasprito le condizioni cui le banche si finanziano coi suoi maxi-prestiti Tltro, usati per dare credito all’economia ma anche comprare titoli pubblici: solo oggi, prima finestra temporale dopo la ‘stretta’, le banche hanno così rimborsato anticipatamente 296 miliardi, e le attese di molti sono che il drenaggio di liquidità con la seconda ‘finestra’ a dicembre arriverà a circa mille miliardi, dimezzando il valore dei prestiti Bce a lungo termine. Scarse le reazioni dei mercati, con lo spread attorno a 190 e il Btp tornato sotto il 4% dopo un po’ di volatilità mattutina, nonostante stasera arrivi la revisione del rating italiano di Fitch che già oggi viaggia a BBB (due gradini sopra il ‘junk’) con prospettiva stabile: punti nevralgici le previsioni sul debito e deficit (Fitch chiedeva un consolidamento dei conti) e crescita, dove ad ottobre Fitch prevedeva un -0,7% ben distante dal +0,6% della Nadef. Un punto di forza, invece, potrebbe essere lo spread tenuto finora sotto controllo.

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