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giovedì, Gennaio 27, 2022

Climate change, Robeco: “Il rischio è non cogliere le opportunità”

I cambiamenti climatici rimangono la sfida più grande che si trova ad affrontare l’umanità.

A tal proposito presentiamo un commento a cura di Lucian Peppelenbos, climate strategist di Robeco sul cambiamento climatico e le opportunità di investimento connesse a pochi giorni dall’apertura dei lavori della COP26, che vedrà la partecipazione dei leader di tutto il mondo e sarà la sede della prima revisione formale delle politiche climatiche nazionali dopo la firma epocale dell’Accordo di Parigi nel 2015.

Lucian Peppelenbos, climate strategist di Robeco

L’innalzamento del livello dei mari costringerà milioni di persone a spostarsi, e le conseguenze economiche saranno catastrofiche se non si farà qualcosa. Non possiamo lasciare che il pianeta venga salvato dalle generazioni future: dobbiamo agire adesso. Secondo la Robeco Global Climate Survey l’86% degli investitori crede che il cambiamento climatico diventerà un tema chiave per i propri portafogli entro il 2023. Negli ultimi due anni, il cambiamento climatico è diventato sempre più importante per le politiche di investimento degli investitori e si prevede che ciò continuerà. Ciò rappresenta un aumento enorme rispetto ad appena due anni fa, quando il cambiamento climatico era al centro, o rappresentava un fattore significativo, delle politiche di investimento di solo un terzo degli investitori. Questo importante cambiamento dimostra come gli investitori siano pronti, adesso, ad accettare le ragioni alla base di un’azione globale coordinata, volta a fermare un aumento catastrofico del riscaldamento globale.

Il cambiamento climatico avrà un impatto sulla società, la politica e gli affari. Darà una scossa allo scenario aziendale

I governi si sono accorti della necessità di affrontare il cambiamento climatico con urgenza. Ma non siamo ancora sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, a meno che non vengano intraprese azioni più urgenti – ed è qui che possono essere d’aiuto le iniziative degli investitori. Se usiamo il sistema a colori del semafori – rosso, arancione e verde – direi che ora siamo sull’arancione, mentre un anno fa avrei detto che eravamo sul rosso. Il passaggio all’arancione è dovuto ai recenti impegni di Asia, Cina, Giappone e Corea del Sud, ma anche perché tutti sanno che cosa faranno ora gli Stati Uniti, dopo aver aderito nuovamente all’Accordo di Parigi.

Considerato tutto ciò, quindi, i Paesi responsabili del 63% delle emissioni globali sono adesso in linea con l’ambizione per l’azzeramento delle emissioni. Se riusciremo effettivamente a mantenere le nostre promesse entro il 2050, il mondo sarà sulla buona strada per limitare il riscaldamento globale a 2,1° Celsius; in precedenza invece eravamo molto vicini ai 3°. Questa recente corsa ad impegnarsi è ora più ambiziosa che mai. Leadership diffusa per passare dall’arancione al verde, sarà necessaria una collaborazione molto più stretta. Nell’economia reale, si ha bisogno di una cornice politica, e del sostegno dei consumatori e delle tecnologie. Tutti questi pezzi devono combaciare. Come investitori, possiamo reindirizzare il capitale verso l’economia verde, circolare e a basso contenuto di carbonio e ciò è fondamentale. Ma dipendiamo in modo critico anche dall’incastro di altri pezzi del puzzle. I governi hanno un ruolo fondamentale da svolgere nell’implementazione di incentivi efficaci. Il tutto inizia con la definizione di sistemi adeguati di “carbon pricing”, che vengano effettivamente inclusi nelle decisioni economiche, in modo che gli investitori e i consumatori possano tenere conto del costo effettivo delle loro azioni. C’è ancora molta strada da fare per definire i giusti incentivi. Attualmente, solo un quinto delle emissioni globali sono tassate, attraverso una serie di sistemi di quote. E la maggior parte di questi sistemi stanno sottostimando il prezzo delle emissioni – il che significa che gli incentivi non sono efficaci nel modificare i comportamenti. Considerando i vari sistemi di “carbon pricing”, la media ponderata del prezzo delle emissioni di carbonio per tonnellata è pari a 2 dollari circa (dati della Banca mondiale). I calcoli mostrano che il prezzo deve raggiungere i 50 USD entro la fine del 2021 e i 100 USD entro il 2030 per consentirci di centrare l’obiettivo di 1,5°C. Nelle zone in cui i prezzi sembrano essere più realistici, il comportamento è chiaramente cambiato. Prendiamo l’Europa, ad esempio, dove il prezzo del carbonio è ora di circa 30-35 euro. Ciò sta davvero accelerando l’eliminazione graduale del carbone. Sta guidando l’innovazione nell’industria, perché le opzioni a basse emissioni di carbonio iniziano ad avere senso anche dal punto di vista economico.

L’altro compito cruciale per i governi è quello di definire politiche chiare nel lungo termine. Devono fissare limiti chiari, per le emissioni o per gli standard tecnici, a un certo punto in futuro, in modo che il mercato possa fare il proprio lavoro. L’esempio del governo olandese ha segnalato con anni di anticipo che, a partire dal gennaio 2023, tutti gli immobili commerciali avrebbero dovuto avere una certificazione energetica almeno di classe “C” se i proprietari desideravano affittarli o venderli. Di conseguenza, gli immobili sono adesso in fase di ristrutturazione oppure non sono più sul mercato. Il settore ha avuto anni per adattarsi e il processo ha funzionato bene.

Un aspetto fondamentale, per garantire che tutti stiamo andando verso la transizione energetica, è riconoscere come le nostre scelte e azioni individuali influenzino i risultati globali. Se da un lato è facile puntare il dito contro le aziende che fabbricano prodotti inquinanti, dall’altro dobbiamo pensare anche al ruolo svolto dal comportamento dei consumatori. Ci stiamo concentrando da tempo sull’industria del petrolio e del gas, incolpandola dei problemi climatici. E, sebbene essa abbia un ruolo enorme, e grosse responsabilità, spesso dimentichiamo che l’industria è in cerca di petrolio per conto nostro. Finché pensiamo che sia normale volare cinque volte l’anno per una vacanza, mangiare grandi quantità di carne e gettare gli abiti dopo averli indossati per qualche mese, il nostro comportamento sarà una parte importante del problema. Perché tutto questo cambi, devono cambiare sia l’offerta che la domanda. Ma non concordo con la narrazione che i consumatori da soli determinano il proprio comportamento. Bisogna essere in due per ballare il tango. Anche le aziende svolgono un ruolo importante nel determinare ciò che vogliono i consumatori.

Le opportunità di investimento si muovono di pari passo con i progressi nell’economia reale. La portata e la velocità dei progressi nell’economia reale determineranno le opportunità e i rischi di investimento. Anche se in qualità di investitori siamo orientati al futuro, e ricopriamo un ruolo di leadership segnalando al mercato in quale direzione deve andare, l’economia reale fissa dei limiti sullo sviluppo di queste opportunità di investimento. Non possiamo lavorare su un portafoglio a emissioni nette zero senza che l’economia reale si sposti nella stessa direzione. Superare la sfida di incastrare i vari pezzi del puzzle richiede a tutti di assumersi le proprie responsabilità. Se attribuire la colpa all’industria petrolifera, ai governi o al sistema finanziario può essere giustificato, si tratta di un approccio del tutto sbagliato in questo momento, perché siamo tutti di fronte alla stessa sfida e alle stesse responsabilità. Inoltre, non possiamo aspettare che tutti i pezzi si incastrino prima di fare la nostra parte. In questo momento, ognuno di noi deve assumersi le sue responsabilità. Ciò di cui il mondo ha bisogno in questo momento è una leadership diffusa.

COP26 un evento Vantaggioso o meno?

Sei anni dopo la firma dell’Accordo di Parigi, sta per prendere il via la più importante conferenza sul cambiamento climatico la COP26, che vedrà la partecipazione dei leader di tutto il mondo, e sarà la sede della prima revisione formale delle politiche climatiche nazionali dopo la firma epocale dell’Accordo di Parigi nel 2015. La COP26 ha quattro obiettivi: (1) azzerare le emissioni nette globali entro il 2050 per fare in modo che gli 1,5 gradi centigradi rimangano un traguardo raggiungibile; (2) promuovere l’adattamento per proteggere le comunità e gli habitat naturali; (3) mobilitare i finanziamenti necessari al raggiungimento dello scopo, e (4) collaborare alla realizzazione di soluzioni.

Sulla base di questa lista dei desideri Robeco ritiene che:

– Rafforzamento delle politiche “net zero”: i paesi devono accelerare i loro processi di decarbonizzazione seguendo il cosiddetto “meccanismo al rialzo” (“ratchet mechanism”), ossia effettuando tagli delle emissioni sempre più consistenti per raggiungere lo “zero netto”. Il divario tra ambizioni e politiche è pari a un fattore di magnitudo cento. Attualmente, gli impegni in vista del 2030 si traducono in una riduzione delle emissioni di appena lo 0,5%, mentre è necessario un taglio del 50% per raggiungere il limite di 1,5 gradi. Quindi, la COP sarà un evento proficuo se verranno presi impegni per arrivare almeno a un taglio delle emissioni del 25% entro il 2030, perché questo metterebbe il mondo su una traiettoria di 2 gradi centigradi.

– Uso di soluzioni basate sulla natura e dei mercati del carbonio: La negoziazione di crediti di carbonio tra Stati nazionali e l’adozione di regole chiare per i mercati volontari del carbonio sono essenziali per accelerare azioni efficaci in termini di costi a breve termine, come la riforestazione. La COP26 sarà un evento vantaggioso se i paesi raggiungeranno un accordo che permetta l’esecuzione dell’articolo 6 dell’Accordo di Parigi, che mira alla cooperazione internazionale attraverso i mercati del carbonio.

– Finanziamento di adattamento e mitigazione: Il riscaldamento globale è stato causato in passato principalmente dai mercati sviluppati, ma i costi sono sostenuti soprattutto dai mercati emergenti. Per questo motivo, i paesi hanno convenuto di mobilitare finanziamenti per 100 miliardi di dollari all’anno già nel 2009. Questo impegno non è stato mantenuto. La COP26 sarà quindi considerato come un evento proficuo se si troverà un accordo sui finanziamenti post 2020.

– Informative obbligatorie e armonizzate: Attualmente le informative sul clima sono casuali e volontarie. Quest’anno si è registrata una forte spinta a favore dell’armonizzazione globale delle informative climatiche e della loro obbligatorietà. Robeco comunica regolarmente le esposizioni in termini di carbonio degli asset che gestisce secondo le indicazioni della Taskforce on Carbon-related Financial Disclosures (TCFD). Questo sviluppo gode già di sostegno all’interno del G7 e ha ricevuto impulso dal nuovo regolamento dell’UE relativo all’informativa sulla sostenibilità nel settore dei servizi finanziari (SFDR) e dalla Tassonomia dell’UE che standardizzerà i processi di comunicazione nei 27 Stati membri. Nel nostro processo d’investimento richiediamo già informative sul clima alle imprese in cui investiamo. La COP26 sarà un evento chiave se la pubblicazione di informazioni sull’impatto climatico diventerà obbligatoria in tutto il mondo.

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