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martedì, Settembre 21, 2021

Cina, tra le nuove regole per il cyberspazio alla stretta su ricchi e alcolici: la nuova Beijing di Xi Jinping

Nelle ultime settimane le borse stanno viaggiando sulle montagne russe, passando da impulsi rialzisti a ribassisti nel giro di pochissime sedute. Anche se in parte, una cospicua parte, ciò è dovuto alla recrudescenza dei contagi da Covid-19 causati soprattutto dalla variante Delta, un’altra fetta di colpe appartiene alla Cina.

Negli ultimi mesi il governo cinese ha predisposto nuove regole per il settore di Internet, dall’antitrust alla regolamentazione dei dati. Sia la velocità che la portata delle azioni intraprese hanno fatto evaporare miliardi di dollari di valore dalle società Internet cinesi, da Alibaba a Tencent.

Quest’oggi il legislatore della nazione asiatica ha anche approvato la legge sulla protezione dei dati personali che, insieme alla legge sulla sicurezza dei dati, attuata a partire dal 1° settembre, segna un importante passo per la regolamentazione di Internet in Cina. I dettagli della nuova legislazione non sono stati ancora rilasciati, ma le bozze precedenti richiedevano alle aziende di ottenere il consenso degli utenti per raccogliere, utilizzare e condividere informazioni, fornendo loro anche un modo per rinunciare. Le aziende che infrangeranno tali regole potrebbero incorrere in multe fino a 50 milioni di yuan (7,7 milioni di dollari) o restituendo il 5% delle loro entrate annuali.

Questa settimana, il presidente cinese Xi Jinping al decimo meeting della Commissione centrale per gli affari finanziari ed economici, ha dichiarato che il Paese sii concentrerà sulla ricchezza moderata per tutti, piuttosto che su quella per pochi, incoraggiando la fascia più ricca a restituire maggiormente alla  società. Il governo dovrà così istituire un sistema per ridistribuire la ricchezza nell’interesse dell’equità sociale, una decisione che inevitabilmente eserciterà maggiore pressione sui cittadini e sulle imprese più ricchi.  “La prosperità comune è la prosperità di tutte le persone […] Non la prosperità di poche persone.”, ha sottolineato Xi Jinping.

Dopo queste affermazioni i ricavi dei colossi del lusso sono crollati fino al 50% in tre anni in quanto il Paese del Dragone conta ancora oltre un quarto del fatturato dell’industria della moda europea. Ad avere la peggio è stata Moncler (-6,0%), seguita da Brunello Cucinelli (-6,0%), Salvatore Ferragamo (-4,2%) e Tod’s (-4,5%).

In ultimo, l’antitrust cinese ha dichiarato di voler “ridurre le vendite di alcool” e rimpiazzarle con linee di business “più morali”. La scelta deriverebbe dalla decisione del Partito Comunista di dichiarare guerra alla corruzione dei funzionari statali, minando in particolar modo il cosiddetto “gift-giving”, ovvero la prassi di fare regali costosi agli ufficiali governativi in cambio di favori; sembrerebbe infatti che il dono preferito dei burocrati corrotti siano proprio i liquori, seguiti da beni di lusso. Ovviamente tale dichiarazione ha fatto crollare i titoli alcolici: Kweichow Moutai, società specializzata nella produzione e vendita dello spirito Maotai baijiu, il liquore più famoso di tutta la Cina, ieri ha ceduto oltre il 4%, mentre la rivale Wuliangye Yibin è crollata addirittura del 7%.

Ma la lista dei settori da colpire non sembra finire qua: secondo Bloomberg, i media cinesi avrebbero preso di mira l’ambito della chirurgia estetica del Paese, denunciando l’aumento di dispute legali e chiedendo più regolamentazioni.

Ora non resta che attendere il nuovo giro di vite.

Nelle ultime settimane le borse stanno viaggiando sulle montagne russe, passando da impulsi rialzisti a ribassisti nel giro di pochissime sedute. Anche se in parte, una cospicua parte, ciò è dovuto alla recrudescenza dei contagi da Covid-19 causati soprattutto dalla variante Delta, un’altra fetta di colpe appartiene alla Cina.

Negli ultimi mesi il governo cinese ha predisposto nuove regole per il settore di Internet, dall’antitrust alla regolamentazione dei dati. Sia la velocità che la portata delle azioni intraprese hanno fatto evaporare miliardi di dollari di valore dalle società Internet cinesi, da Alibaba a Tencent.

Quest’oggi il legislatore della nazione asiatica ha anche approvato la legge sulla protezione dei dati personali che, insieme alla legge sulla sicurezza dei dati, attuata a partire dal 1° settembre, segna un importante passo per la regolamentazione di Internet in Cina. I dettagli della nuova legislazione non sono stati ancora rilasciati, ma le bozze precedenti richiedevano alle aziende di ottenere il consenso degli utenti per raccogliere, utilizzare e condividere informazioni, fornendo loro anche un modo per rinunciare. Le aziende che infrangeranno tali regole potrebbero incorrere in multe fino a 50 milioni di yuan (7,7 milioni di dollari) o restituendo il 5% delle loro entrate annuali.

Questa settimana, il presidente cinese Xi Jinping al decimo meeting della Commissione centrale per gli affari finanziari ed economici, ha dichiarato che il Paese sii concentrerà sulla ricchezza moderata per tutti, piuttosto che su quella per pochi, incoraggiando la fascia più ricca a restituire maggiormente alla  società. Il governo dovrà così istituire un sistema per ridistribuire la ricchezza nell’interesse dell’equità sociale, una decisione che inevitabilmente eserciterà maggiore pressione sui cittadini e sulle imprese più ricchi.  “La prosperità comune è la prosperità di tutte le persone […] Non la prosperità di poche persone.”, ha sottolineato Xi Jinping.

Dopo queste affermazioni i ricavi dei colossi del lusso sono crollati fino al 50% in tre anni in quanto il Paese del Dragone conta ancora oltre un quarto del fatturato dell’industria della moda europea. Ad avere la peggio è stata Moncler (-6,0%), seguita da Brunello Cucinelli (-6,0%), Salvatore Ferragamo (-4,2%) e Tod’s (-4,5%).

In ultimo, l’antitrust cinese ha dichiarato di voler “ridurre le vendite di alcool” e rimpiazzarle con linee di business “più morali”. La scelta deriverebbe dalla decisione del Partito Comunista di dichiarare guerra alla corruzione dei funzionari statali, minando in particolar modo il cosiddetto “gift-giving”, ovvero la prassi di fare regali costosi agli ufficiali governativi in cambio di favori; sembrerebbe infatti che il dono preferito dei burocrati corrotti siano proprio i liquori, seguiti da beni di lusso. Ovviamente tale dichiarazione ha fatto crollare i titoli alcolici: Kweichow Moutai, società specializzata nella produzione e vendita dello spirito Maotai baijiu, il liquore più famoso di tutta la Cina, ieri ha ceduto oltre il 4%, mentre la rivale Wuliangye Yibin è crollata addirittura del 7%.

Ma la lista dei settori da colpire non sembra finire qua: secondo Bloomberg, i media cinesi avrebbero preso di mira l’ambito della chirurgia estetica del Paese, denunciando l’aumento di dispute legali e chiedendo più regolamentazioni.

Ora non resta che attendere il nuovo giro di vite.

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