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sabato 28 Maggio 2022

Bond emergenti: tassi d’interesse bassi e inflazione moderata premiano l’Asia

A cura di Valentin Bissat, Senior Economist, Mirabaud Asset Management

Milano – Dall’inizio dell’anno, gli investitori obbligazionari si sono trovati a fronteggiare una situazione complessa. Negli Stati Uniti, il tightening della Federal Reserve ha portato a un rapido aumento dei rendimenti dei Treasury e ad un riposizionamento degli investitori sui mercati sviluppati, perlopiù in dollari. I bond sovrani di alcuni Paesi asiatici come l’Indonesia e le Filippine sono stati particolarmente colpiti.

L’aumento della volatilità sui mercati azionari ha ridotto la disponibilità ad assumersi dei rischi e ha allargato gli spread creditizi. I rischi geopolitici e l’aumento dei prezzi dell’energia hanno peggiorato ulteriormente la situazione. Così, nel 2021 i deflussi dai fondi sui bond emergenti hanno raggiunto i 9 miliardi di dollari; tuttavia, va registrata una significativa divergenza tra le obbligazioni in valuta locale, in forte calo ad eccezione della Cina, e quelle in valuta forte, in leggera crescita. Questa tendenza è proseguita a inizio 2022.

  • Nuove opportunità in Asia

Tuttavia, sebbene la Federal Reserve sta solo iniziando ad aumentare i tassi d’interesse chiave, le Banche centrali di molti Paesi emergenti hanno già iniziato a farlo da diversi trimestri. La combinazione di tassi d’interesse alti e inflazione moderata nei Paesi asiatici rappresenta un’opportunità per chi investe in obbligazioni. Nonostante le incertezze, che restano alte, e la politica di tolleranza zero per i casi di Covid-19, che continua a pesare sulla crescita della Cina e dei Paesi vicini, qualsiasi ulteriore aumento dei rendimenti potrebbe rappresentare un’opportunità.

Si prevede che nel secondo trimestre, con il picco dell’inflazione negli Stati Uniti, il dollaro comincerà a deprezzarsi: questo sviluppo coinciderà con il minimo della crescita in Cina. Inoltre, anche se la curva dei rendimenti si sta appiattendo negli Stati Uniti, la parte lunga della curva – quella che influenza maggiormente i bond emergenti – rimarrà bloccata poiché il tasso d’interesse di equilibrio non è cambiato. La sottoperformance che osserviamo attualmente potrebbe invertirsi nei prossimi mesi, soprattutto per quanto riguarda le obbligazioni emergenti sovrane e quasi-sovrane, contraddistinte da una maggiore liquidità sul mercato secondario e relativamente resistenti alle incertezze sui mercati.

In Cina, la Banca centrale ha sempre affermato di parametrare la propria politica monetaria in base a considerazioni legate alla crescita interna e all’evoluzione dei prezzi. La decisione di abbassare i tassi di interesse a gennaio va in questa direzione. È inoltre importante osservare come le performance relativamente forti del renminbi forniscano ampia copertura per un ulteriore allentamento della politica monetaria.

  • Alcuni fattori da tenere in considerazione

Quando si prende esposizione ai mercati emergenti ci sono diversi fattori che dovrebbero essere tenuti in considerazione. Anzitutto, negli ultimi 10 anni la tendenza al ribasso dei costi di finanziamento ha spinto molti governi a emettere debito con scadenze sempre più lunghe. Nel 2022 il 23% dell’indice dedicato al debito emergente in valuta forte presenta scadenze pari o superiori a 15 anni. Questo elemento rappresenta una sfida per gli investitori che, oltre ai consueti fattori di rischio a breve termine (come il ciclo economico e delle materie prime, il contesto politico, il mercato valutario ecc.) devono fare i conti con tendenze di più lungo periodo, come il cambiamento climatico, il cui impatto sulla solvibilità e sugli spread creditizi di alcuni Paesi sarà sempre maggiore. L’aumento della popolazione mondiale sarà un catalizzatore per la crescita economica in molti Paesi emergenti, ma a questo effetto positivo corrisponderanno anche alcune sfide: rischi ambientali e sociali legati all’urbanizzazione, mancanza di risorse e infrastrutture.

  • Il peso dei fattori ESG

Ricerche recenti suggeriscono che i criteri ESG contribuiscano a spiegare tra il 24% e il 40% delle fluttuazioni degli spread creditizi dei Paesi emergenti. Le principali variabili sono relative a indicatori di governance, come la stabilità politica, l’efficacia delle politiche pubbliche, lo stato di diritto, ecc, che consentono una sovraperformance in termini di crescita economica. Anche i fattori sociali sono importanti, ma rappresentano più l’effetto di una correlazione piuttosto che di una casualità, perché le variabili sociali sono conseguenze di altri effetti. Infine, le variabili ambientali sono destinate ad aumentare di importanza nei prossimi anni. I cambiamenti correlati al clima, come l’innalzamento del livello del mare, le inondazioni, le siccità e gli uragani possono causare insicurezza alimentare e migrazioni, pesando sulla crescita economica e sulla ricchezza. Questi fattori possono anche incidere sull’instabilità geopolitica. I Paesi dell’Asia meridionale, in particolare, sono particolarmente vulnerabili a condizioni meteorologiche estreme legate al cambiamento climatico.

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