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lunedì 8 Agosto 2022

BCE minimizza l’impatto della crisi energetica sulla crescita dell’area euro

Francoforte – Il recente aumento dei prezzi dell’energia si traduce in uno shock significativo dell’offerta, che potrebbe quindi avere un impatto anche sulla produzione potenziale dell’economia dell’area euro e condizionare la crescita del PIL. E’ quanto emerge da uno studio firmato da tre economisti della BCE – Julien Le Roux, Bela Szörfi and Marco Weibler – che anticipa il bollettino mensile in uscita giovedì prossimo. Sulla base delle ipotesi utilizzate nelle proiezioni macroeconomiche dello staff dell’Eurosistema di giugno 2022 – spiegano gli esperti – i prezzi del petrolio in dollari USA nel periodo dal 2022 al 2024 dovrebbero essere circa il 40% superiori ai livelli del periodo pre-COVID (2017-2019). Gli economisti notano anche che la natura dell’attuale aumento del prezzo del petrolio – uno shock dell’offerta legato alle strozzature dell’offerta e alla guerra in Ucraina – è più paragonabile agli shock degli anni ’70 che a quelli degli anni 2000, quando la domanda di petrolio ha avuto un ruolo importante nell’aumento prezzi dei combustibili fossili.

Dal momento che, in base al modello macroeconomico elaborato dai tecnici dell’Eurotower, un aumento dell’1% dei prezzi del petrolio si traduce in un calo dell’\output potenziale pari a circa -0,02% nel medio termine, ne consegue che l’attuale aumento del prezzo del petrolio del 40% comporterebbe una perdita di output potenziale dell’Area Euro nel medio termine stimata attorno ad un -0,8% dopo quattro anni. Per la BCE si tratta comunque di uno shock alquanto limitato – notano gli economisti – che va visto nel contesto dell’aumento cumulato della produzione potenziale, stimata dalla Commissione Europea intorno al 5,2% per i prossimi quattro anni.

Questa analisi – si precisa – è condizionata da una notevole incertezza, in particolare in relazione alla persistenza dello shock e alle risposte politiche. Da un lato, l’entità dello shock si basa sui prezzi dei futures che sono molto volatili e, quindi le stime per l’entità della perdita di produzione potenziale potrebbero cambiare in modo significativo, dall’altra parte, l’analisi non considera la risposta della politica monetaria alla pressione inflazionistica esercitata da un aumento del prezzo del petrolio, che può mitigarne parzialmente la persistenza e ridurre l’effetto a medio termine sulla produzione potenziale, stabilizzando il ciclo macroeconomico e ancorando saldamente le aspettative di inflazione.

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