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sabato 26 Novembre 2022

Banche centrali, niente recessione per gli “early hiker”: cresce l’occupazione, ma anche il downgrade S&P in Europa

Milano – Nessuna delle nove economie che ha iniziato ad alzare i tassi già a fine 2021 mostra una chiara evidenza di recessione, poiché il tasso di disoccupazione continua per lo più a diminuire. Le caratteristiche uniche di questi paesi e il fatto che è troppo presto per dire se entreranno in una recessione rende difficile però tracciare dei trend a livello globale. Tuttavia, secondo una ricerca di Goldman Sachs, “la loro resilienza supporta la previsione secondo cui nessuna grande economia entrerà in una recessione guidata dalla politica monetaria nel prossimo anno”. Insieme alla persistenza dell’inflazione e dei suoi fattori trainanti, questa resilienza suggerisce anche “un certo rischio al rialzo per i tassi terminali tra gli ultimi paesi che alzeranno i tassi, rispetto all’attuale prezzo di mercato”.

La banca d’affari definisce “early hiker” un paese che ha iniziato ad aumentare il tasso di policy entro ottobre 2021 con un aumento cumulativo nei primi sei mesi di almeno 100 pb per i mercati emergenti e 75 pb per i mercati sviluppati. Escludendo i paesi che hanno subito grandi shock, come la Russia o la Turchia, ha identificato nove nazioni: quattro in Europa centrale e orientale, quattro in America Latina e la Nuova Zelanda. Nessuno di questi paesi mostra una chiara evidenza di recessione, anche se Perù e Cile potrebbero essere vicini. Tre fattori hanno guidato questa resilienza, secondo Goldman Sachs.

In primo luogo, bilanci solidi supportano la riduzione del risparmio in eccesso e la rapida crescita del credito al consumo, guidando la domanda. In secondo luogo, la domanda di lavoro repressa ha sostenuto la crescita dell’occupazione in diverse economie. In terzo luogo, la riapertura continua a stimolare la crescita. “Questi fattori rimarranno rilevanti a livello globale (anche se in misura diversa) nei prossimi trimestri”, sottolinea lo studio. Non è comunque chiaro se gli early hiker siano ora sulla buona strada per un atterraggio morbido che riduca l’inflazione senza una recessione. “Sul lato negativo, ci sono poche prove che il surriscaldamento del mercato del lavoro abbia iniziato a invertirsi e i tassi di cambio si sono generalmente deprezzati – scrivono gli analisti – Sul lato positivo, le catene di approvvigionamento sembrano guarire e l’inflazione core sequenziale potrebbe aver raggiunto il picco nella maggior parte delle economie”.

D’altro canto, secondo un nuovo report di S&P Global Ratings il conteggio degli emittenti con rating “CCC+” o inferiore è sceso a 52 al 30 giugno 2022, da 59 al 31 marzo a causa di numerosi declassamenti e di ritiri di rating per le entità interessate dall’imposizione di sanzioni legate al conflitto Russia-Ucraina. Oltre a questi ritiri legati al conflitto, anche due emittenti, la società di autonoleggio francese Europcar Mobility Group e il produttore tedesco di carbonio e grafite SGL Carbon, sono stati rimossi dal conteggio a causa di upgrade, dopo che sono stati in grado di migliorare le loro strutture di capitale. Nonostante questo calo del numero di emittenti con rating “CCC+” e inferiore, aumenta la pressione al ribasso sugli emittenti corporate europei: cinque emittenti sono stati declassati nella categoria di rating “CCC” nel secondo trimestre, rispetto ai quattro nel primo trimestre, a causa di un mix di liquidità e rischio di rifinanziamento, insieme a una ripresa del mercato più lenta del previsto e crescenti pressioni inflazionistiche.

CCC+ equivale a un rischio considerevole, mentre CCC è considerato estremamente speculativo. La distribuzione dei rating speculativi rimane molto più debole rispetto a prima della pandemia, con la percentuale di emittenti con rating “CCC+” o inferiore in Europa elevata all’8,7%. “Ciò avviene in un momento in cui le condizioni di finanziamento si sono inasprite per molti emittenti con rating inferiore e la Banca centrale europea ha iniziato ad aumentare i tassi con l’obiettivo di contenere l’inflazione persistentemente elevata”, sottolinea il report. Sette emittenti su 10 hanno una liquidità insufficiente o debole, il che indica che le fonti di finanziamento a loro disposizione entro i prossimi 12 mesi corrispondono strettamente o sono al di sotto del loro previsto utilizzo di fondi.

In quanto tali, questi emittenti dipendono fortemente dalla performance operativa o dalla liquidità aggiuntiva da fonti esterne, come l’accesso ai mercati dei capitali, la vendita di attività o le iniezioni di azioni da parte dei loro proprietari. Il settore dei media e dell’intrattenimento è in testa per numero di emittenti con rating “CCC+” e inferiore in Europa, con il 10-40% dei quali a cui sono assegnate prospettive negative o implicazioni negative di CreditWatch. Le insolvenze sono aumentate nel secondo trimestre e S&P prevede che il tasso di insolvenza raggiunga il 3% entro il 2023. Nel secondo trimestre del 2022 si sono verificate tre insolvenze in Europa, che hanno portato il tasso di insolvenza europeo di tipo speculativo all’1,1% al 30 giugno, 2022, dallo 0,7% al 31 marzo.

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