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sabato 26 Novembre 2022

Ue verso la recessione, è ufficiale: l’alert di Visco

Milano – I rischi per la stabilità finanziaria nell’area euro “sono aumentati” fra shock energetico, alta inflazione e bassa crescita e con condizioni finanziarie che si vanno inasprendo. Lo scrive la Bce nel Rapporto sulla stabilità finanziaria di novembre. “E’ aumentata la probabilità di una recessione tecnica nell’area euro”, commenta il vicepresidente della Bce Luis de Guindos in una nota. La vulnerabilità di famiglie, imprese e governi più indebitati è in aumento nell’area euro e “se le prospettive peggiorano ulteriormente, un aumento della frequenza di default aziendali non può più essere escluso, specie per le imprese energivore”, scrive la Bce invitando i Governi ad “assicurare che gli aiuti ai settori vulnerabili siano mirati, e non interferiscano con la normalizzazione della politica monetaria”. Nel settore finanziario non bancario stanno emergendo “persistenti vulnerabilità” che richiedono “forte attenzione” delle autorità di vigilanza: “serve fare urgentemente progressi nella regolamentazione” per aumentare la solidità del settore, e “gestire disallineamenti di liquidità e leva finanziaria”.

La strada intrapresa dalla BCE con il progressivo irrigidimento della politica monetaria è “necessaria per mantenere ancorate le aspettative d’inflazione e contenere il rischio di una spirale prezzi-salari che amplificherebbe gli effetti negativi dell’inflazione sulle nostre economie”. E’ quanto affermato dal Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, in una una Lectio magistralis su “Inflazione e politica monetaria” in occasione della “Prima Lezione Ugo La Malfa” alla Camera dei Deputati. “Alcuni fattori ci confortano riguardo alla possibilità che la crescita dei prezzi si riporti sull’obiettivo del 2 per cento entro la fine del 2024”, ha sottolineato Visco, citando la crescita moderata dei salari ed il fatto che le aspettative di inflazione di lungo termine restano ancorate.

“Al momento non vi sono quindi evidenti segnali né di una forte rincorsa tra prezzi e salari né di un rilevante “disancoraggio” delle aspettative d’inflazione. I rischi restano tuttavia significativi e questo spiega perché l’azione della politica monetaria non possa che proseguire nella direzione intrapresa”, ha affermato il governatore, ribadendo che oggi “non si possa fare altro che muoversi sulla base delle evidenze e aspettative” e che le decisioni “andranno prese nei prossimi mesi con la massima attenzione, ma senza formulare a priori sentieri più o meno realistici lungo i quali procedere”.

Citando la doppia esigenza di “riportare al più presto l’inflazione sotto controllo” ed evitare “il rischio che rialzi dei tassi troppo rapidi e pronunciati finiscano per amplificare il rallentamento dell’attività produttiva”, il numero uno di Palazzo Koch ha indicato che “le prospettive di crescita per l’area si stanno infatti deteriorando, riflettendo la perdita di potere d’acquisto dei redditi. Va quindi trovato il giusto equilibrio tra il rischio che l’inflazione resti elevata troppo a lungo e quello che il peggioramento della situazione economica finisca per ricondurre la crescita dei prezzi nel medio periodo al di sotto dei valori coerenti con l’obiettivo”.

“L’alto livello raggiunto dall’inflazione – ha avvertito Visco – costituisce un onere pesante per le famiglie, soprattutto quelle meno agiate, che spendono una parte consistente del loro reddito per l’acquisto di beni alimentari ed energetici, nonché per le imprese, che vedono erodere la loro competitività”. Per Visco i tassi di riferimento dell’Area Euro “sono ancora al di sotto del livello coerente con il raggiungimento del nostro obiettivo di inflazione nel medio termine. La necessità di continuare l’azione restrittiva è quindi evidente, anche se le ragioni per attuare un approccio meno aggressivo stanno guadagnando terreno”.

“Sul piano domestico – ha proseguito il Governatore – l’aumento dei costi dell’energia può essere sì ridistribuito tra percettori di reddito, con interventi mirati e temporanei a sostegno delle famiglie e delle imprese più colpite, ma possibilmente non tra generazioni attraverso slittamenti continui nel consolidamento del debito pubblico”, in quanto si tratta di “una ‘tassa’ sulla nostra economia che non è possibile rinviare al mittente e che non può essere eliminata attraverso vane rincorse tra prezzi e salari. Oltre a continuare a mirare a ridurne gli eccessi mediante misurate risposte a livello europeo, essa va contenuta nel tempo con la diversificazione delle fonti di approvvigionamento e gli investimenti in energie rinnovabili. Resta in ogni caso cruciale la responsabilità delle parti sociali”.

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