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lunedì 8 Agosto 2022

Ue verso la condivisione del gas e il Recovery 2

Bruxelles – La Commissione Ue chiederà ai Ventisette di condividere il gas in caso di taglio improvviso delle forniture da parte di Mosca. Lo scrive El Pais ricordando il piano di risparmio energetico a cui lavorano a Bruxelles e che la Commissione vuole approvare il 18 maggio. In caso di emergenza le misure riguarderanno quasi tutti i partner Ue perché quelli che hanno altre fonti di approvvigionamento dovranno condividere il loro gas con i Paesi rimasti a secco dal taglio russo. Bruxelles ovviamente chiederà anche un razionamento energetico, a partire dal settore industriale, e che le misure di razionalizzazione siano applicate in modo tale che le imprese di un Paese meno colpito non abbiano un vantaggio competitivo rispetto a quelle dei Paesi messi più in difficoltà dai tagli di Mosca. Bruxelles ha già annunciato l’intenzione di ridurre di due terzi la sua dipendenza dal gas russo entro la fine dell’anno e punta a mettere fine completamente alla sua dipendenza entro cinque anni. Una dipendenza che è pesante (decisamente di più rispetto a quella di petrolio o carbone) visto che l’Ue fa affidamento sulla Russia per il 40% delle sue forniture di gas.

La Commissione europea ha già presentato una proposta legislativa che impone agli Stati membri di garantire che i loro depositi di gas sotterranei siano riempiti almeno fino all’80% della capacità entro il primo di novembre prossimo. Gli operatori dei siti di stoccaggio dovranno segnalare i livelli di riempimento alle autorità nazionali e gli Stati membri monitorare i livelli di riempimento su base mensile e riferire alla Commissione. La garanzia di una quantità sufficiente di gas negli stoccaggi sarà una responsabilità comune. La proposta della Commissione mira a garantire che gli stoccaggi di gas possano essere condivisi in tutta l’Ue, in uno spirito di solidarietà (tanto che gli Stati membri senza impianti di stoccaggio saranno tenuti a garantire che il gas sia immagazzinato in altri Paesi dell’Ue oppure a sviluppare un meccanismo di condivisione degli oneri con uno o più Stati membri con impianti di stoccaggio).

Nonostante l’impatto sull’economia europea della guerra in Ucraina “ci sono le condizioni per evitare la prospettiva di una recessione e tra queste anche i grandi piani di investimento europei – dice il commissario europeo per l’Economia, Paolo Gentiloni -. Per noi il Recovery attuale, cioè spendere 200 miliardi di euro in quattro anni, è una sfida straordinaria, è l’antidoto migliore per i rischi di recessione”. Le sanzioni dell’Ue alla Russia hanno “un costo, ma d’altra parte l’alternativa avrebbe conseguenze incalcolabili”, ha evidenziato.

In Italia, invece, “siamo in un’economia di guerra” dice il ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani nel suo intervento al Festival Città Impresa. “Su un secondo Recovery la commissione sta discutendo perché si sta facendo avanti una questione europea”, ha precisato Cingolani. “In questa economia di guerra alcuni Paesi saranno molto più colpiti da queste scelte energetiche di altri”. “Il rigassificatore lo piazzeremo nel posto che ci permetterà di fare più in fretta. Che sia nel Tirreno o nell’Adriatico, si è parlato dell’area di Piombino e di quella di Ravenna. Si tratta di una scelta meramente tecnica – ha aggiunto Cingolani – alla quale stiamo già provvedendo. Nel primo semestre del 2023 dovrà essere al lavoro”.

“Nel 2001 il 25% del gas era prodotto in Italia, nel 2021 siamo arrivati al 3%. Abbiamo ridotto la produzione, ma non è servito a nulla: l’abbiamo sostituito con il gas importato. Non solo non abbiamo decarbonizzato nulla, ma abbiamo avuto un impatto maggiore sull’ambiente per il trasporto, abbiamo finanziato altri Paesi e abbiamo indebolito le imprese”. E ancora: “Abbiamo garantito 25 miliardi di metri cubi di gas, ma ci vorrà un po’ per far partire queste forniture. Dal 2024 in poi si raggiungerà il valore di regime. I punti fondamentali – ha concluso il ministro – sono i prossimi 6-8 mesi. Dovesse esserci uno stop di fornitura russa ora, in tempi brevi, sarebbe un problema per il prossimo inverno”. Per Cingolani “se le forniture non saranno interrotte nei prossimi sei mesi – avremo un inverno tranquillo. Se si dovesse interrompere prima, arrivare all’inverno con gli stoccaggi vuoti sarebbe un problema”.

Ad ogni modo, il riempimento degli stoccaggi di gas in Italia al 5 maggio aveva raggiunto il 39% della capacità a fronte di una media Ue di riempimento del 34,9%. E’ quanto si evince dal sito Aggregated Storage Inventory. L’Italia ha una capacità di stoccaggio di circa 17 miliardi di metri cubi, secondo paese in Ue dopo la Germania. Nel 2021, senza l’emergenza dettata dalla guerra in Ucraina il livello di stoccaggio alla stessa data era all’incirca del 44%. Secondo quanto si evince dal sito, Portogallo Polonia, Spagna e Danimarca sono i Paesi che hanno un livello di riempimento maggiore ma a fronte di capacità molto ridotte ( tra la metà e un terzo) rispetto a quelle italiane. I Paesi bassi sono poco sopra il 28%.

Fanalini di coda Austria, Belgio , Bulgaria e Croazia che ad oggi oscillano tra poco meno del 21 e poco meno del 16% della capacità. La partita degli acquisti si è aperta ad aprile e l’Italia conta entro 6 mesi di arrivare al livello di stoccaggio stabilito pari al 90% della capacità nei 13 siti di stoccaggio del nostro Paese: 9 sono di Snam che è il primo operatore in Ue, 3 di Edison e uno di Ital-gas Storage. Il ritmo del riempimento varia da giorno a giorno: ad esempio -sempre nella giornata del 6 maggio- a fronte di 248,5 milioni metri cubi immessi, ne sono stati usati 158 e stoccati 88,4.

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