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domenica 22 Maggio 2022

Twitter a Musk, e adesso? Gli effetti su Borsa, cda e contenuti e funzionalità

Milano – Elon Musk ha comprato Twitter. E adesso? Non saranno mai più come prima né il social network né la società che lo gestisce. Per “affrontare i cambiamenti di cui ha bisogno”, aveva dichiarato il ceo di Tesla al momento della sua offerta, Twitter dev’essere una “compagnia privata”. Fuori dalla borsa o nulla. Il primo cambiamento, ormai certo anche se non immediato, sarà questo: a breve Twitter non sarà più quotata.

Diventare privati vuol dire essere più liberi da regole e vincoli. Twitter non sarà più sotto l’occhio della Security and Exchange Commission (l’autorità che regolamenta i mercati statunitensi). Le frizioni tra Musk e la commissione sono note: nel 2018, la Sec – proprio dopo l’annunciata e mai concretizzata privatizzazione di Tesla – aveva vietato a Musk di twittare senza un controllo preventivo per evitare che le sue dichiarazioni impattassero sul titolo di Tesla. Da allora, l’uomo più ricco del pianeta ha sempre fatto sapere cosa pensa della Sec. E lo ha fatto anche ieri, affermando che la commissione è “una marionetta senza vergogna”.

La privatizzazione di Twitter, però, non è solo una questione personale. Non essendo quotata, la compagnia non dovrà più rispettare le stringenti comunicazioni sui dati trimestrali. Avrà quindi meno pressione da parte degli azionisti, che tendono a chiedere risultati di breve termine, e non sarà soggetta alle oscillazioni del mercato. Vuol dire, in sostanza, poter guardare a un’evoluzione di medio termine, senza preoccuparsi troppo di fatturato, utili e crescita degli utenti. Non è certo la prima volta che una società abbandona la borsa. L’anomalia sta nel fatto che a fare il grande passo non è una società d’investimento ma un uomo solo.

Altro cambiamento: il board. Il consiglio di amministrazione è espressione dell’azionariato. Sarebbe quindi fisiologico un cambiamento, che potrebbe ripercuotersi anche sul ceo Parag Agrawal. Senza dimenticare la “variabile Musk”. In un tweet del 18 aprile ha fatto sapere che, in caso di acquisto, la paga dei consiglieri di amministrazione sarebbe stata “zero”. La composizione del board cambierà. E non solo per questione di stipendio. Musk, come sua abitudine e come sua facoltà, vorrà al tavolo di comando persone fidate e condiscendenti. Sarà anche ceo? Guidare tre compagnie come Twitter, Tesla e Space X sarebbe un’impresa, ma non è escluso. D’altronde, la veste di proprietario unico in una compagnia privata lo rende un monarca che per comandare non ha bisogno di una targhetta fuori dalla porta.

Lo ha detto più volte e lo ha ripetuto anche a operazione conclusa: “La libertà di parola è il fondamento di una democrazia”. E ancora: “Spero che anche il mio peggior critico rimanga su Twitter”. La questione centrale della nuova proprietà riguarda la moderazione dei contenuti. Musk ha sempre sbandierato il proprio assolutismo: chiunque dovrebbe poter scrivere qualsiasi cosa per evitare che i social diventino arbitri della discussione pubblica. Il problema esiste, da anni. Ma l’assolutismo dovrà scontrarsi con la prassi: oltre ai contenuti contro la legge (come violenze e pedo-pornografia) ci sono le ampie zone grigie delle bufale e dell’incitamento all’odio.

L’eventuale ritorno di Trump sulla piattaforma è solo il caso più famoso, ma non quello più problematico. Da compagnia privata, Twitter potrà anche sottrarsi alla Sec ma non alle norme sempre più stringenti in tema di controllo dei contenuti, dal Digital service act dell’Ue alle proposte di legge statunitensi che vanno nella stessa direzione. Ultimo ma non ultimo: come cambieranno le funzionalità di Twitter? Molto attesa è la possibilità di correggere i propri tweet anche dopo la pubblicazione. Musk ha lanciato un sondaggio tra i suoi follower e la compagnia ha confermato che il cosiddetto “edit button” è in fase di sperimentazione. Fino a ora, la funzionalità era stata messa da parte per una sola ragione: le modifiche, come ha più volte ripetuto il fondatore Jack Dorsey, avrebbero potuto inquinare la discussione pubblica. Visto l’atteggiamento più disinvolto di Musk, Twitter potrebbe cambiare idea.

Nel comunicato che ha ufficializzato l’acquisto, il neo-proprietario ha citato altre due modifiche: “algoritmi open source per aumentare la fiducia”, battaglia “ai bot”. A marzo, Musk si è detto “preoccupato” di un “bias de facto degli algoritmi”. In sostanza, Twitter favorirebbe la visibilità di alcuni contenuti e ne scoraggerebbe altri. “Come facciamo a sapere cosa succede davvero?”. La soluzione sarebbero quindi algoritmi aperti e più trasparenti. Infine bot e account falsi. “Batteremo lo spam o moriremo provandoci”, twittava il 21 aprile. Quello dei profili che non hanno dietro persone reali è un problema contro cui Twitter sta combattendo da tempo. Nel 2017, una ricerca delle università di Southern California e Indiana ha stimato che i bot costituissero tra il 9 e il 15% degli account. Una seria battaglia ai profili automatizzati potrebbe ridurre il numero degli utenti attivi. Ma, con la società privata e non più costretta a diffondere i dati ogni trimestre, non sarebbe più un problema (Agi).  

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