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lunedì 5 Dicembre 2022

Tutto sull’energia: il punto su scorte, investimenti e fonti rinnovabili

Milano – “Serve un massiccio programma di investimenti su rinnovabili e infrastrutture elettriche se vogliamo trovare una soluzione al caro energia e affrancarci dal gas importato. È necessario, quindi, adottare un approccio diverso che implichi la massima accelerazione dei processi di autorizzazione degli impianti di energie rinnovabili – dice l’amministratore delegato di Terna, Stefano Donnarumma -. A fine agosto le richieste di connessione alla propria rete ricevute da Terna ammontavano a 280GW, circa 4 volte gli obiettivi che l’Italia si è data al 2030. I progetti ci sono, le aree idonee sono state individuate, la rete è e sarà in grado di accompagnare questo sviluppo; rimane un altro tema, oltre a quello autorizzativo, che è quello legato agli accumuli: Terna ha da tempo evidenziato la necessità di promuovere lo sviluppo di capacità di accumulo di grande taglia, fondamentale per accompagnare i 70GW di energie rinnovabili previsti dal piano europeo Fit for 55. Purtroppo negli ultimi anni gli investimenti in questo campo sono stati insufficienti”.

“Se già oggi il prezzo dell’energia elettrica dipendesse solo dal costo industriale delle fonti rinnovabili e non dalla produzione a gas – prosegue Donnarumma -, ci saremmo trovati nell’ultimo trimestre con un costo della componente energia pari a un quinto di quella attuale. Terna sta facendo la sua parte attraverso un Piano di sviluppo decennale da oltre 18 miliardi di euro di investimenti per abilitare la transizione energetica e per rinforzare le dorsali di trasporto, dal Sud che produce energie rinnovabili al Nord dove c’è maggiore domanda. A tal proposito, è stata recentemente autorizzata dal Ministero della Transizione Ecologica la tratta est del Tyrrhenian Link, uno dei principali interventi infrastrutturali del Paese, che ci vede investire 3,7 miliardi di euro per un’opera con cavi sottomarini, fondamentale per lo sviluppo del sistema elettrico nazionale”.

“L’Italia può affrancarsi dal gas utilizzando le rinnovabili se si usano le batterie e le reti digitali” afferma invece l’amministratore delegato di Enel Francesco Starace, sottolineando che “la transizione si fa, è in corso in tutto il mondo ed è inevitabile, è un fatto di cui dobbiamo rallegrarci e di cui dobbiamo essere protagonisti. Nei primi 6 mesi del 2022 – aggiunge – le domande di allacciamento di pannelli fotovoltaici sono triplicate in Italia rispetto al semestre precedente. I circa 450 MW mediamente installati in un semestre, nel primo semestre del 2022 sono stati 1200, e a fine anno ne avremo installati 2.500 installati”. “Se si raddoppia l’anno prossimo – conclude – siamo già a 5mila degli 8mila indicati dal ministro Cingolani”. Ieri Cingolani, in una delle ultime uscite prima di rassegnare l’incarico, ha offerto una retrospettiva sul lavoro svolto dal governo in una delle fasi più critiche della storia economica.

“Abbiamo messo in sicurezza il paese, dovremmo fare una stagione invernale tranquilla – ha ripetuto -. Gli stoccaggi sono pieni. Avremo problemi sui prezzi, ma se il 20 si conclude bene sul price cap, avremo risolto la situazione”. A proposito del price cap sul gas, il Ministro della Transizione Ecologica ha spiegato che dovrebbe essere “un intervallo entro il quale il TTF potrà variare senza picchi assurdi”. Una proposta sulla quale si dice convinto che l’Europa potrà giungere ad un “compromesso” e che consenta di ” limitare i costi”. Cingolani ha parlato anche del rigassificatore di Piombino che tanta polemica ha sollevato negli ultimi giorni. “Spero che tutti si rendano conto che la sicurezza energetica nazionale dipende da quello”, ha affermato il titolare del MITE, precisando “se avremo la nave rigassificatrice e non riusciremo a usarla, sarà un vero e proprio suicidio”. Ricordando che in Italia c’è spesso la sindrome “ninby” Cingolani ha ribadito “la nave resterà lì tre anni, poi la sposteremo in un sito non invasivo”.

Il nuovo governo, a guida Giorgia Meloni, dovrà decidere se muoversi in continuità con il governo Draghi, che ha aperto la strada a un immediato attracco della nave Golar Tundra, comprata da Snam, a Piombino. Una delle variabili ancora aperte riguarda l’intesa fra Stato e Regione per definire le compensazioni che Piombino potrà ricevere: la strada 398, le bonifiche dell’acciaieria ex-Lucchini oggi Jsw, lo sviluppo delle energie rinnovabili. Secondo il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, l’approvazione definitiva per la realizzazione del rigassificatore di Piombino potrebbe arrivare il prossimo 27 ottobre. Giani chiede soprattutto un segnale forte sul caro bollette. “Chiederemo il 50% di sconto per imprese e cittadini per tutto il tempo in cui la nave starà a Piombino”. Di questi tempi, un incentivo non da poco per convincere la popolazione locale, che resta per la maggior parte fermamente contraria alla presenza del rigassificatore. Pure l’ad Eni, Claudio Descalzi, ha ribadito l’importanza del nuovo rigassificatore: “La sicurezza energetica non è un obiettivo secondario”. Il gas liquido “è fondamentale e ne ha bisogno assolutamente. L’inverno 2023-2024 sarà più complesso – ha detto – ora abbiamo gli stoccaggi pieni, abbiamo colmato il gap da qui a fine anno”.

Descalzi sottolinea che il sistema energetico “è molto fragile”, ecco perché “deve essere ridondante”. In Italia “abbiamo avuto il gas russo per sei mesi del 2022” e “il 2023 è complicato perché manca il gas russo”. Invece nel “2024-2025 dovremo essere tranquilli”. Il nodo della stagione invernale, non l’imminente ma quella 2023-2024, è anche nel messaggio del direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale per l’energia, Fatih Birol. “I Paesi europei – dice – affronteranno l’inverno senza importanti interruzioni di rifornimenti e senza blackout, perché gli stoccaggi di gas hanno raggiunto circa il 90 per cento. Quindi, in assenza di una significativa, e al momento in attesa, interruzione delle forniture, si dovrebbe arrivare a febbraio o marzo usando le scorte. Immaginiamo che invece si verifichi un’interruzione grave e imprevista, per esempio l’esplosione di un gasdotto. L’Europa come reagirebbe? Ci sono due possibili scenari. Il primo è una risposta solidale, in cui i Paesi dell’Unione si aiutano e sostengono reciprocamente. Ma c’è il rischio che i Paesi agiscano solo per difendere i propri interessi domestici. Se questo dovesse accadere le implicazioni per l’Europa andrebbero ben oltre la questione energetica, sarebbe un durissimo colpo per il prestigio della Ue nell’arena internazionale. Quindi il mio messaggio principale sarà che la solidarietà energetica tra i Paesi europei è fondamentale”.

Il secondo scenario riguarda, appunto, l’inverno successivo: “Le nostre stime ci dicono che a febbraio 2023 gli stoccaggi saranno passati dal 90 al 25-20 per cento – afferma -. E allora la domanda è: come agirà l’Europa nel 2023 per riempirli nuovamente fino all’80-90 per cento in modo da poter affrontare l’inverno 2023-2024? Quest’anno agli stoccaggi ha contribuito anche il gas che ancora arrivava dalla Russia. Inoltre la Cina, che è il principale importatore di gas liquefatto, nel 2022 ne ha acquistato meno del previsto perché la sua economia ha avuto una flessione. Ma l’anno prossimo potrebbe esserci una ripresa economica e Pechino potrebbe tornare a fare il pieno di gas, una domanda che farebbe crescere il prezzo per gli europei”. A proposito di solidarietà europea, si è molto discusso del price cap proposto dall’Italia per mettere a freno i prezzi: “Adottare un price cap richiede grande attenzione alla dinamica dei prezzi. Da un lato li si vuole tenere bassi per proteggere consumatori e aziende. Dall’altro pero non possono essere troppo bassi, altrimenti l’Europa rischia di non essere più competitiva come acquirente di gas naturale liquefatto sui mercati internazionali. Trovare un equilibrio tra queste due necessità è molto delicato e spiega lo stallo europeo”.

Tornando a Eni, il Cane a 6 zampe è attivissimo in questi giorni sul fronte energia. Ha appena avviato la fornitura di volumi addizionali di gas naturale liquefatto per l’inverno 2022- 2023 presso il terminale di rigassificazione di Panigaglia, La Spezia. L’azione si inserisce nell’ambito delle attività di potenziamento e diversificazione degli approvvigionamenti di gas verso l’Italia. Il primo carico è stato consegnato nella giornata di domenica, con volumi provenienti dall’Angola, utilizzando il ricarico dai terminali in Spagna su navi di dimensioni ridotte, le uniche compatibili con il terminale ligure. Nel mese di ottobre è prevista anche la consegna di carichi di GNL provenienti dall’Egitto e dall’Algeria. “Il contributo complessivo del GNL addizionale al piano di potenziamento delle forniture verso l’Italia – si legge -, grazie alla disponibilità dei nuovi terminali di rigassificazione in sviluppo, sarà tra il 2022 e il 2023 di oltre 2 miliardi di metri cubi, raggiungerà progressivamente i 7 miliardi di metri cubi tra il 2023 e il 2024, per superare i 9 miliardi di metri cubi tra il 2024- 2025, in aggiunta ai volumi di gas addizionali previsti via gasdotto”. Non solo. Il primo cargo di olio vegetale per la bioraffinazione prodotto da Eni in Kenya è partito dal porto di Mombasa, diretto alla bioraffineria di Gela. Si avvia così il sistema di trasporto e logistica che supporterà la catena del valore nel Paese, partendo da una produzione di 2.500 tonnellate entro la fine del 2022, per poi salire rapidamente a 20.000 tonnellate nel 2023.

L’olio vegetale è prodotto nell’agri-hub di Makueni, l’impianto inaugurato dall’azienda a luglio 2022, dove avviene la spremitura di sementi di ricino, di croton e di cotone. Sono agri-feedstock non in competizione con la filiera alimentare, coltivati in aree degradate, raccolti da alberi spontanei o risultanti dalla valorizzazione di sotto-prodotti agricoli, offrendo opportunità di reddito e accesso al mercato a migliaia di agricoltori. Nel centro, inoltre, si producono anche mangimi e bio-fertilizzanti, derivati dalla componente proteica dei semi, a beneficio delle produzioni zootecniche, contribuendo così alla sicurezza alimentare. “A soli tre mesi dallo startup di Makueni – ha dichiarato Descalzi – inizia l’export di olio vegetale per le bioraffinerie, attraverso un modello di integrazione verticale che consente di promuovere uno sviluppo locale sostenibile e di valorizzare la filiera per la produzione di biocarburanti. Questi sono i semi di una nuova energia, un passo concreto per decarbonizzare i trasporti con un approccio innovativo che a partire dalla produzione del Kenya si estenderà l’anno prossimo al Congo, e successivamente agli altri Paesi africani e alle aree geografiche in cui stiamo portando avanti questi progetti”.

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