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sabato 1 Ottobre 2022

Tutto intorno al gas: il punto sulla crisi in Italia e in Ue

Roma – Le scorte di gas in Italia sfiorano il 79%. E’ quanto indica la piattaforma europea indipendente Gie-Agsi, secondo la quale alla data di venerdì scorso gli stoccaggi italiani hanno raggiunto quota 152,74 TWh, pari al 78,96% della capacità disponibile. Le scorte dei Paesi Ue hanno raggiunto quota 855,37 TWh, pari al 76,92% del volume dei depositi, con la Germania in testa a quota 194,12 TWh e un indice di riempimento al 79,54%. Superano l’80% la Francia (88,97% a 117,08 TWh), il Belgio (83,45% a 7,26 TWh) e la Repubblica Ceca (81,35% a 35,6 TWh). Intanto cresce ancora il prezzo del gas: ieri ha ha toccato i 291,4 euro al megawattora, in crescita di quasi il 20% sulla piazza di Amsterdam; mentre i contratti futures sul mese di settembre sono saliti del 17% circa. Ma prosegue senza sosta pure l’ascesa dei prezzi dell’elettricità alla borsa elettrica. Nella settimana compresa tra il 15 ed il 21 agosto il Gestore dei mercati energetici (GME) ha registrato un prezzo medio di acquisto dell’energia elettrica (PUN) pari a 502,37 euro/MWh (+9,7% rispetto alla settimana precedente).

Sul fronte geopolitico, un’analisi di tre economisti del Meccanismo europeo di stabilità (Mes) – Angela Capolongo, Michael Kühl e Vlad Skovorodov – stima che uno stop delle forniture di gas russo ad agosto porterebbe ad esaurire le riserve nei Paesi dell’euro già a fine anno innescando razionamenti e recessione: senza interventi sui consumi il pil dell’eurozona perderebbe l’1,7%, con un impatto del 2,5% per i due Paesi più esposti, Italia e Germania. Riducendo i consumi del 15%, come da piani Ue, l’impatto nei Paesi euro sarebbe invece dell’1,1%. La Germania ha buone possibilità di superare il prossimo inverno senza prendere misure drastiche, ma ciononostante deve affrontare un momento difficile e deve prepararsi al fatto che la Russia riduca ulteriormente le forniture di gas. Lo ha affermato il ministro dell’Economia Robert Habeck: “Abbiamo ancora un inverno molto critico davanti a noi. Dobbiamo aspettarci che il presidente russo Vladimir Putin riduca ulteriormente il gas”.

Per quanto riguarda i consumatori italiani, l’unica buona notizia è la scoperta da parte dell’Eni di un nuovo giacimento di gas a Cipro, ma ne occorreranno di anni prima di metterlo a regime. Dal punto di vista della politica interna, non è ancora chiaro se gli aiuti giunti con l’ultimo decreto saranno sufficienti per affrontare l’autunno, che si presenta bollente a causa del persistente aumento dei prezzi del gas e dell’energia elettrica, che rischiano di provocare un raddoppio del costo delle bollette. E’ questo il quadro che si presenta a fine estate, dopo che il gas ha toccato nuovi record storici, per effetto dell’ennesima chiusura del gasdotto Nord Stream. “Sarà importante prendere le misure ai numeri che si stanno delineando per la fine di settembre”, spiega in una intervista all’Ansa Stefano Besseghini, presidente dell’Arera, l’autorità che vigila sul mercato dell’energia e del gas, ricordando che si dovrà fare l’aggiornamento delle tariffe elettriche, che sono “molto influenzate dall’andamento del prezzo del gas” e si dovrà “capire se le risorse messe del Decreto Aiuti bis siano sufficienti”.

“Bisognerà verificare, per le variazioni tariffarie, se i numeri valutati con largo anticipo a metà giugno hanno bisogno di qualche ulteriore intervento, che dovrà fare il conto con le risorse disponibili”, afferma il responsabile dell’Authority, aggiungendo che in caso di blocco totale del gas russo “ci saranno interventi di emergenza sulla diminuzione della domanda, che “passeranno prima dai settori industriali che possono modulare la propria richiesta di gas e colpiranno soltanto in ultima battuta il consumatore domestico, ma mai i consumi critici come ospedali o altri servizi essenziali”. Frattanto, si prospetta per il 1° ottobre un “raddoppio delle bollette”, L’allarme è stato lanciato dall’Ircaf, Istituto ricerche consumo ambiente e formazione, facendo il confronto con i prezzi attuali sui mercati all’ingrosso e quelli dell’anno scorso: il gas costa oltre 200 euro a megawattora, pari a oltre 2 euro al metro cubo, mentre il PUN per l’energia elettrica sta a 300 euro a Megawattora.

“La spesa annua, per una famiglia tipo, per 1.400 metri cubi nei primi tre trimestri del 2022 è di 1.382 euro; se confrontiamo la spesa 2022 con il 2020, l’aumento che si registra è del 142%”, sottolinea l’Ircaf, spiegando che in caso di ulteriore aumento delle tariffe, la spesa per i primi tre trimestri 2022 si attesterebbe a 872 euro, che sommati all’aumento ipotizzato per il quarto trimestre di 472,5 euro, porterebbe il costo complessivo a 1.344 euro per il 2022, con un aumento di 713 euro pari a a +178% sul 2020. “Se sommiamo la bolletta di gas e energia 2022, il costo annuo della famiglia tipo è pari a 3.454,5 euro”, afferma l’Istituto facendo cenno anche all’aggravio prodotto dall’inflazione. Per l’Ircaf gli aiuti stanziati sinora del governo Draghi, pari a circa 52 miliardi, saranno “insufficienti” a compensare gli ultimi aumenti e dunque il nuovo governo che uscirà dalle elezioni “dovrà di nuovo intervenire”. Va considerato anche che la proroga del taglio delle accise è stata spostata solo fino al 20 settembre e dopo quella data potrebbe esserci una esplosione dei prezzi alla pompa. La campagna elettorale in corso per le prossime elezioni, non aiuta certo a far chiarezza.

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