22.6 C
Milano
venerdì 7 Ottobre 2022

Trasporti: il punto in Europa negli ultimi 10 anni, tra inquinamento e mobilità sostenibile

Milano – Come è cresciuto il settore dei trasporti negli ultimi 10 anni? Quali sono i mezzi di trasporto più utilizzati in Italia e all’estero? Quanto incidono i trasporti sull’inquinamento globale? A che punto siamo in tema di mobilità sostenibile? Adnkronos e Datafactor di Expleo hanno cercato di rispondere a queste ed altre domande, tracciando una panoramica sul settore dei trasporti nel nostro Paese e in Europa. L’analisi prende spunto dai dati forniti da diverse fonti: Istat; Eurostat; Ispra; AEA (Agenzia Europea dell’Ambiente); Climate Watch, una piattaforma online che mette a disposizione dati e risorse necessarie a raccogliere informazioni sui progressi nazionali e globali in materia di cambiamenti climatici; Motus-E, la prima associazione in Italia costituita da operatori industriali, filiera automotive, mondo accademico e movimenti di opinione nata con l’obiettivo di creare una piattaforma comune di dialogo tra tutti gli attori della filier; Jato Dynamics, multinazionale che fornisce informazioni sul mondo automobilistico con specifiche sui veicoli, prezzi, vendite e immatricolazioni.

In Italia preferiamo il treno. Almeno a livello di trasporti collettivi. Lo dicono i dati Istat relativi al 2020, che indicano il treno come mezzo di trasporto maggiormente utilizzato, preferito dal 78,98% dei viaggiatori. Al secondo posto il trasporto marittimo (11,25%). Al terzo posto gli aerei (10,78%). Vero è che il 2020 è stato un anno molto particolare, durante il quale gli spostamenti sono stati su tratte particolarmente brevi, forse anche per questo il treno si è rivelato il mezzo più adeguato. Ma qual è l’andamento dei trasporti nell’ultimo decennio? Dopo aver segnalato che nel 2020 i dati relativi al numero dei passeggeri sono crollati per tutte le tipologie di mezzi di trasporto, dal 2011 al 2019, treno e aereo hanno registrato un andamento in costante crescita in quasi tutti gli anni presi in esame, posizionandosi nel 2019 rispettivamente al primo posto con 883,3 milioni di passeggeri e al secondo posto con 192,9 miliioni di passeggeri. Il trasporto marittimo invece è sceso anno dopo anno da 81,89 milioni di passeggeri nel 2011 a 67,27 milioni del 2016, salvo poi riprendersi a partire dal 2017 fino ad arrivare a 86,53 milioni di passeggeri nel 2019.

I dati del trasporto ferroviario considerano quelli delle grandi imprese ferroviarie per le quali il volume totale di trasporto passeggeri è superiore a 200 milioni passeggeri/km. Ampliando l’analisi ai Paesi europei, i dati Eurostat indicano come il treno sia il mezzo di trasporto preferito dai tedeschi con 1,8 miliardi di passeggeri registrati nel 2020. Al secondo posto tra chi sceglie di viaggiare su rotaia i francesi (quasi 724 milioni), terzi gli italiani (382 milioni). Il numero più elevato di passeggeri che invece hanno viaggiato via mare nel 2020 è stato registrato in Italia con poco più di 55 milioni di viaggiatori, seguita da Grecia (40,8) e Danimarca (30,8). Dove si vola di più? In Spagna, con oltre 74 milioni di passeggeri che hanno viaggiato in aereo nel 2020. Seguiti dalla Francia (64,7 milioni) e dalla Germania (63,5 milioni). Segnaliamo che per i viaggi in treno non sono disponibili i dati di Austria e Belgio; per i viaggi in nave non sono disponibili i dati relativi alla Romania.

In una panoramica sul settore dei trasporti, uno degli indicatori più interessanti è quello relativo al mezzo preferito dagli italiani per recarsi sul luogo di lavoro. I dati Istat forniscono in questo senso un approfondito quadro sia a livello nazionale che regionale. Nel 2021 emerge che il mezzo di trasporto più utilizzato in assoluto per recarsi al lavoro è l’auto privata, scelta dal 71,6% del campione di italiani dai 15 anni in su. Nel dettaglio questo dato raggiunge il punto percentuale più alto in Umbria 81,8%, seguita da Friuli Venezia Giulia con 81,4% e Marche con 79,1%. Al contrario, l’auto privata si usa di meno in Trentino Alto Adige (65,4%), Lazio (64,2%) e Liguria (55,6%). A scegliere di andare al lavoro in bicicletta e lasciare l’auto in garage sono soprattutto i lavoratori del Trentino Alto Adige (9,4% del campione preso in esame dallo studio Istat).

Dopo lo stop a viaggi e spostamenti dovuto alle restrizioni della pandemia di Covid-19, nel 2021 abbiamo ricominciato a viaggiare. Principalmente per motivi professionali o per turismo. Secondo i dati Istat gli italiani nel 2021 hanno scelto l’auto come mezzo di trasporto principale sia per andare in vacanza (71,8%) che per lavoro (44,5%). Al secondo posto, ma molto distanziato, l’aereo, scelto dal 20,5% degli italiani per viaggi di lavoro e dall’11,6% per vacanza. Al terzo posto gli italiani scelgono il treno: 18,5% per questioni di lavoro, 7,3% per andare in vacanza.Uno degli ambiti direttamente correlati al settore dei trasporti è quello delle emissioni di gas inquinanti. I dati Climate Watch del 2019 indicano che l’80% delle emissioni di gas serra nei 27 paesi UE deriva dal settore energia. Di questo totale, il 31% è direttamente imputabile ai trasporti, secondo soltanto alle emissioni derivanti dalla produzione di energia elettrica e calore. Dunque, il settore dei trasporti contribuisce a una quota considerevole di emissioni di gas a effetto serra. Confrontando i dati Ispra relativi alle emissioni di gas serra del settore trasporti tra i Paesi dell’Unione Europea, nel 2019 al primo posto si trova la Germania con un valore pari a 165,5, seguita dalla Francia con 132,2 e dall’Italia con 105,5.

Che si ci sia una correlazione diretta tra inquinamento dell’atmosfera e mezzi di trasporto non è certo un mistero. Tra tutte le categorie di mezzi di trasporto, l’aereo è quello che rilascia maggior quantitativo di gas serra in atmosfera. Osservando i dati di AEA, Agenzia Europea dell’Ambiente, il valore delle emissioni degli ultimi decenni è in aumento per quasi tutte le categorie, specie per il trasporto aereo. Su una scala con base 100 relativa al 1990, l’aviazione internazionale infatti raggiunge un valore pari a 244,8 nel 2019 e le proiezioni indicano un’ulteriore crescita fino a 273,9 nel 2040. Gli stessi dati previsionali inoltre non lasciano presagire a un miglioramento in termini di emissioni di gas serra per nessuno dei mezzi di trasporto, fatta eccezione per il trasporto stradale, che indica un decremento, passando da un valore di 127,8 registrato nel 2019 a un valore previsionale di 94,6 nel 2040. A livello locale la Lombardia è la regione dove si sono raggiunti i più elevati livelli di emissione di gas serra legati al settore trasporti. Il valore percentuale registrato nel 2019 da Ispra è pari al 16% delle emissioni totali. Seguono in questa graduatoria tutt’altro che meritoria, il Lazio con il 10%, Emilia Romagna e Veneto che contribuiscono ciascuna per il 9% alle emissioni complessive.

Le regioni che influiscono in misura minore sulle emissioni di gas serra sono Basilicata, Valle d’Aosta e Molise con l’1% per ciascuna. La Direttiva CE sulle Energie Rinnovabili del 2009 introdusse alcuni criteri legati alla sostenibilità. In particolare la normativa europea fissava degli obiettivi per gli stati membri: entro il 2020, almeno il 10% dell’energia utilizzata nel settore trasporti doveva provenire da fonti rinnovabili. Come sono andate le cose? Al 2020 solo 12 Paesi europei hanno raggiunto o superato l’obiettivo minimo del 10%, ma con percentuali molto diverse l’uno dall’alto. Si va dalla più virtuosa, la Svezia, che ha raggiunto addirittura il 31,9% di risorse rinnovabili nel settore trasporti al 10,2% dell’Irlanda. Anche l’Italia è tra i 12 che hanno raggiunto e superato, seppur di poco, l’obiettivo con il 10,7%. Il problema è che più della metà degli Stati membri dell’UE non hanno raggiunto il 10% e in alcuni casi fermandosi a circa la metà, come Lituania (5,5%) e Grecia (5,3%). Da notare che il nuovo obiettivo fissato dalle Direttive prevede che la percentuale debba raggiungere il 14% entro il 2030.

Il mercato delle auto elettriche (BEV) e ibride plug-in (PHEV) ha registrato nel 2021 un incremento del 128% rispetto all’anno precedente con un totale di 136.754 veicoli venduti in Italia. La percentuale più elevata di auto elettriche nuove si registra nel Nord-Est con 47.109 e nel Nord-Ovest con 41.037. Complessivamente il Nord Italia ha il 64% del totale. Nel dettaglio, PHEV e BEV si spartiscono il mercato quasi alla pari: 51% per le ibride plug-in, 49% per le elettriche a batteria, con un incremento rispetto alle vendite del 2020 di +154% per le prime e di +107% per le seconde.L’incremento del parco veicoli elettrici e ibridi plug-in procede contestualmente all’aumento di punti di ricarica e infrastrutture ovvero le stazioni di ricarica, in grado di rifornire contemporaneamente più veicoli. I dati aggiornati al 31 dicembre 2021 segnalano che sul territorio nazionale sono presenti complessivamente 26.024 punti di ricarica e 13.223 infrastrutture, con un incremento del 35% rispetto al 2020.

La distribuzione territoriale rispecchia il numero delle vendite di BEV e PHEV: il 57% dei punti di ricarica sono al Nord, di cui 4.542 in Lombardia, il 23% al Centro, prima regione il Lazio con 2.667 punti di ricarica, il 20% al Sud e nelle Isole, prima la Sicilia con 1.089 punti di ricarica.Il 63,7% delle auto immatricolate in Norvegia nel 2021 è full electric (BEV). Un primato assoluto, circa 6 volte maggiore della percentuale media europea che si attesta al 10,3%. Dietro la Norvegia, ma a grande distanza, ci sono Olanda 19,8% e Svezia 19%. E l’Italia? In notevole ritardo, con solo il 4,6% di BEV rispetto al totale immatricolazioni del 2021. Complessivamente i dati Jato Dynamics indicano che nei 28 Paesi europei l’anno scorso le auto BEV immatricolate sono state 1,2 milioni, con una crescita del 63% rispetto al 2020.

Latest News