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lunedì 8 Agosto 2022

Tlc sotto controllo pubblico, la rete Tim vale oltre 20 miliardi

Roma – Con la prospettiva di un ritorno sotto il controllo dello Stato visto che la maggioranza sarà in capo a Cdp, parte ufficialmente il cantiere della rete unica che nascerà dall’integrazione delle infrastrutture di Open Fiber e Tim: i principali nodi che andranno chiariti nel lavoro che si svolgerà da qui fino al 31 ottobre, termine ultimo indicato dal Mou firmato dalle parti, vertono sul perimetro (e sulla forza lavoro che comprende) della società e sulla valorizzazione degli asset che vi confluiranno. E non ultimo sarà oggetto del confronto il tema della governance. Non è escluso inoltre che Tim possa mantenere una piccola quota nella società il cui modello sarà quello già praticato da Open fiber cioè wholesale only. E secondo alcuni la società potrebbe essere il ‘veicolo’ per la rete unica ma nulla al riguardo è definito.

A spianare la strada dell’accordo che apre la fase ‘esecutiva’ della trattativa sulla rete (dopo il naufragio del mou dell’agosto 2020) il fatto che non esistono più gli ostacoli che hanno impedito che il memorandum di due anni fa sempre tra Tim e Cassa depositi e prestiti andasse a buon fine: all’epoca Tim non intendeva scendere sotto la maggioranza della futura società della rete, mentre questa condizione non esiste più con Cdp (azionista al 60% di Open Fiber e al 10% di Tim) pronta ad assumerne il controllo. Ieri il mercato ha premiato la firma del Mou con il rialzo del titolo Tim giudicando positivamente che tutte le parti interessate siano contemplate nel progetto (come azionisti ci saranno anche i fondi Macquarie oggi al 40% di Open fiber e Kkr, presente con il 37,5% in Fibercop, la rete secondaria di Tim), nonchè il fatto che Cassa depositi e prestiti abbia il controllo dell’infrastruttura, in modo da facilitare l’approvazione da parte degli organismi politici e regolamentari.

Anche Labriola, parlando agli analisti all’indomani del cda che lo scorso marzo aveva dato via libera al piano di separazione tra NetCo e ServCo, che sarà presentato il prossimo 7 luglio, aveva indicato vantaggi per Tim sia dal punto di vista di un alleggerimento normativo, sia sul fronte dei prezzi retail. La firma del Mou “è il primo passo di un piano coraggioso per Tim, la più grande azienda di telecomunicazioni italiana” ha commentato ieri l’Ad in un post inviato ai dipendenti. “Dalla separazione dell’infrastruttura di rete fissa traiamo le risorse per investire nei sevizi e nello sviluppo dei rapporti con i clienti e del mobile, competendo più agevolmente nel mercato dei servizi digitali” ha osservato ancora Labriola.

Ma qual è il valore della rete di Tim? Le valutazioni oscillano in una forchetta che si ritiene vada dai 16 ai 21 miliardi di euro ma bisognerà tenere conto anche della quota di debito che potrebbe essere trasferito alla nuova società. Diverse le valutazioni degli analisti per la rete unica: da Intermonte che indica un valore poco oltre i 25 miliardi, stimando l’EV di NetCo 16,7 miliardi (FiberCop 8,2, rete primaria 7 e Sparkle 1,5) e quello di Open fiber 8,6 miliardi; mentre Equita ha una valutazione di NetCo pari a circa 21 miliardi (5miliardi di Equity value). Bestinver valuta NetCo 16,6 miliardi e ServCo 15,1 miliardi (9,1 miliardi EnterpriseCo, 6,1 miliardi ConsumerCo). Per quanto attiene la forza lavoro da far confluire nella nuova società, molto dipende dal perimetro che assumerà: secondo fonti sindacali l’ordine di grandezza è di 20-25 mila dipendenti.

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