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sabato 1 Ottobre 2022

Terziario e manifatturiero in declino, la Germania affonda l’Eurozona

Milano – L’attività economica dell’eurozona indica una contrazione per il secondo mese consecutivo. Gli ultimi dati PMI di agosto indicano un settore privato dell’eurozona in maggiore contrazione, con l’andamento del terziario unitosi a quello del manifatturiero nel registrare un calo della produzione mensile. I valori di declino sono stati particolarmente elevati nella più grande economia dell’eurozona, ovvero la Germania. L’indebolimento dell’attività ha generalmente rispecchiato il calo della domanda, registrando a metà del terzo trimestre un tasso di riduzione dei nuovi ordini più rapido. L’occupazione ha continuato ad aumentare, ma ad un tasso più fiacco a causa del minore carico di lavoro e della contenuta fiducia economica. Anche se è rimasto elevato, il tasso di inflazione dei costi e dei prezzi di vendita ha continuato a ridursi, dando un po’ di sollievo alle imprese. L’Indice destagionalizzato S&P Global PMI della Produzione Composita dell’Eurozona di agosto ha registrato un valore inferiore alla soglia di non cambiamento di 50 per il secondo mese consecutivo, scendendo a 48,9 da 49,9 di luglio.

Anche se solo modesto, il tasso di contrazione di quest’ultima indagine è stato maggiore di quello di inizio terzo trimestre. La generale riduzione della produzione di agosto riflette il declino dell’attività sia manifatturiera che terziaria, questi ultimi entrati in territorio di contrazione per la prima volta da marzo 2021. Ciò detto, la flessione del terziario è stata solo marginale e molto più debole rispetto al manifatturiero, dove si è registrato di nuovo un forte calo. Salgono dunque a tre i mesi consecutivi in cui la produzione manifatturiera indica un declino. I dati PMI nazionali hanno identificato la Germania come causa principale del declino generale dell’attività dell’eurozona, vista la forte contrazione della produzione, la più elevata dalla prima ondata della pandemia da Covid19. L’unica altra nazione che ha registrato un calo dell’attività a livello composito è stata l’Italia, dove la produzione ha indicato una contrazione per il secondo mese consecutivo, anche se quella di agosto è stata marginale. In Francia, Spagna e Irlanda, anche se la produzione ha continuato ad aumentare, i tassi di espansione sono stati solo modesti rallentando a valori più deboli in 17, sette e 18 mesi rispettivamente.

“Un secondo mese di contrazione delle condizioni economiche dell’eurozona aumenta la probabilità di un declino del PIL di terzo trimestre – avverte Chris Williamson, Chief Business Economist presso S&P Global Market Intelligence – analizzando i dati finali del PMI Composito dell’eurozona. Ad agosto si è registrato un tasso di calo maggiore della produzione, con aziende e famiglie che hanno ridotto le spese, vista la recente impennata dell’inflazione e le crescenti incertezze sulle prospettive economiche futuri. I prezzi di acquisto e di vendita delle aziende continuano a salire a ritmi mai visti prima della pandemia, evidenziando la persistenza di elevate pressioni inflazionistiche, ma l’ulteriore rallentamento dei tassi di crescita di agosto lascia intravedere almeno uno spiraglio di luce, che ci suggerisce che il picco dell’inflazione potrebbe essere già passato”, conclude Williamson. A quanto pare, le banche italiane sono pronte a dare una mano.

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