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lunedì 8 Agosto 2022

Tassi, stagflazione, mercati volatili: tutti i buoni motivi per far pace

Milano – Cresce il rischio di stagflazione e i mercati si interrogano sulla strada da prendere. La guerra, l’alta inflazione e l’inasprimento delle politiche monetarie delle banche centrali stanno accelerando il rallentamento della crescita economica e alimentando la volatilità e le turbolenze dei mercati. Finora tutto ciò ha preso una strada ribassista, che potrebbe proseguire, con rapidi ‘relief’ e cioè col contorno di brevi schiarite, anche la prossima settimana. Tuttavia la sensazione è che i mercati potrebbero invece percepire di essere scesi troppo ultimamente e potrebbero rimbalzare in modo più duraturo e consistente. In altre parole, il principale market mover la prossima settimana potrebbero essere i mercati stessi, se i segnali di un eccesso di ribasso dovessero intensificarsi.

“C’è ancora mare mosso sui mercati – sostiene Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte, intervistato dall’Agi – anche se personalmente credo che si stiano creando le basi per un rimbalzo, sebbene temporaneo. Me lo suggeriscono alcuni indicatori, come il Vix (un popolare indice della volatilità dei mercati, ndr.), che cominciano a essere storicamente in eccesso. Se questo eccesso la prossima settimana dovesse rafforzarsi e raggiungere un massimo, e ci siamo quasi, si potrebbe registrare un rimbalzo non di un giorno solo. Ma affinché ciò avvenga occorre tenere d’occhio queste condizioni estreme”.

Accanto a questo, ci sono poi da considerare i market mover più tradizionali, come il World Economic Forum di Davos, un’importante passerella per leader politici, Governatori di banche centrali ed economisti. Prosegue il primo viaggio di Joe Biden in Asia, che nel weekend incontra il leader della Corea del Sud, Yoon Suk Yeol e il premier giapponese, Fumio Kishida. Oggi a Tokyo Biden seguirà il vertice Quad con Giappone e Australia e martedì con l’India. Sempre lunedì esce l’indice Ifo, uno dei principali barometri delle condizioni economiche della Germania e sono attesi al varco un bel po’ di esponenti della Bce, tra cui il presidente della Bundesbank, Joachim Nagel, e quello della Banca di Francia, Francois Villeroy de Galhau.

Mercoledì la Fed diffonde le minute sulla sua ultima riunione del 4 maggio e la Bce il Financial Stability Review. Lo stesso giorno la presidente dell’Eurotower, Christine Lagarde, interviene a Davos, mentre venerdì toccherà al capo economista dell’istituto, Philip Lane. In settimana si riuniscono le banche centrali di Israele, Corea del Sud e Nuova Zelanda per decidere sui tassi e Amazon, McDonald’s e Twitter terranno le assemblee annuali degli azionisti. Da segnalare anche il bilancio del gigante tech Usa Ndivia e quelli delle cinesi Alibaba e Baidu.

La settimana scorsa i mercati hanno avuto l'”incubo margini”. C’è stata una ventata, peraltro in parte attesa, di notizie non buone per quanto riguarda alcuni grossi rivenditori al dettaglio Usa, in particolare Walmart e Target. I due colossi hanno ammesso che i costi, in particolare quelli per i carburanti e i trasporti, sono schizzati verso l’alto e che, per ammortizzarli, invece di rifarsi alzando i prezzi, molte aziende stanno scegliendo di ridurre i margini, cioè di rinunciare a parte dei guadagni. Questo perché l’alta inflazione sta riducendo il potere d’acquisto dei clienti e c’è il rischio che alzando troppo i prezzi delle merci i consumatori smettano di comprare.

La riduzione dei margini dei big della grande distribuzione ha rappresentato un campanello d’allarme concreto per i mercati e ha aperto loro gli occhi sul rallentamento della crescita in corso, scatenando un’ondata di vendite. “È la domanda – spiega Cesarano – che fa il gioco, minacciando un calo degli acquisti o riducendoli e spingendo così le aziende a far scendere i margini. Questo significa rallentamento della crescita e soprattutto un rallentamento che non può più contare sugli aiuti delle banche centrali. I banchieri centrali ammettono il rallentamento ma spiegano che la priorità è la lotta all’inflazione e che dunque occorre rialzare i tassi anche a costo di frenare la crescita economica”.

Risultato: i mercati, le borse in particolare, si spaventano e vanno in tilt. “Questo – dice Cesarano – non succede all’obbligazionario, che già da marzo e aprile aveva segnalato il rischio recessione, con l’appiattimento e poi l’inversione della curva dei rendimenti, incorporando i rialzi dei tassi attesi di Bce e Fed. Adesso il mercato obbligazionario si è messo a lavorare su quello che succederà dopo, in un prossimo futuro, e quindi sulla probabile recessione americana del prossimo anno e sulle contromosse della Fed, che in caso di recessione dovrà nuovamente invertire l’orientamento di politica monetaria”.

Per questo le borse vanno giù, mentre il valore dei Treasury, i titoli di Stato, sale e, di conseguenza i rendimenti calano, come dimostra il tasso sui T-bond a 10 anni, che è sceso dal 3,2% al 2,8%. Da segnalare che, oltre alla paura per la riduzione dei margini, la scorsa settimana a far crescere sui mercati la percezione di una stagnazione non più incombente ma sempre più concreta è arrivata una serie di tagli sulle stime di crescita degli Stati Uniti da parte di alcune grandi banche Usa, tra cui Goldman Sachs, Deutsche, JP Morgan e, ultima Bank of America la quale per quest’anno prevede un aumento del Pil a stelle e strisce del 2,6% invece del 2,7% inizialmente stimato e per il 2023 dell’1,5% invece dell’1,8%. “Personalmente – dice Cesarano – credo che si stiano creando le basi per un rimbalzo. Me lo suggeriscono alcuni indicatori che cominciano a essere in eccesso”.

Tra quelli da tenere sotto osservazione c’è il Vix, l’indice di volatilità del Chicago Board Options Exchange, una misura popolare dell’aspettativa di volatilità del mercato azionario basata sulle opzioni dell’indice S&P 500. Adesso l’indice è alto e sta intorno a 30 punti. “Se dovesse arrivare in area 35 punti – spiega Cesarano – considerando quello che è avvenuto storicamente in passato potremmo avere un segnale che i mercati stanno esagerando con la paura e dunque con la volatilità” e coi ribassi. Va comunque ricordato che durante la pandemia il Vix è arrivato anche oltre i 40 punti”.

“Altri indici da tenere d’occhio – aggiunge – sono quelli sulle ‘financial conditions’, indicatori sulle condizioni finanziarie, come il National Financial Conditions Index (Nfci) della Fed di Chicago. Insomma, ci sono diversi indici che catturano gli ‘eccessi’ di mercato e che vanno monitorati. “Se questi eccessi dovessero rafforzarsi e raggiungere un massimo, e ci siamo quasi, si potrebbe registrare un ‘relief’, un rimbalzo tecnico, o anche un po’ più prolungato, non di un giorno solo. Affinché ciò avvenga occorre tenere d’occhio queste condizioni estreme, a partire dal Vix”. La previsione per l’Ifo è che, dopo il rimbalzo di aprile, per quanto riguarda le aspettative è atteso un lieve calo a maggio. Martedì escono i Pmi dell’Eurozona, che sono previsti in leggero calo a maggio, anche se nettamente sopra i 50 punti.

Mercoledì parla la Lagarde a Davos e l’attenzione dei mercati si concentrerà sul rialzo dei tassi di luglio e cioè se sarà di mezzo punto o meno. Sempre mercoledì dal resoconto del Fomc della Fed si cercherà di capire meglio l’entità delle strette dei prossimi mesi e quanta voglia abbia la banca centrale Usa di accelerare sui rialzi dei tassi. Venerdì sera, a mercati chiusi, Fitch pubblicherà la review del rating dell’Italia. La Cina la prossima settimana potrebbe giocare un ruolo un po’ più tranquillizzante, dopo il taglio del prime rate a 5 anni sui mutui e dopo le preannunciate riaperture a Shanghai. Il prezzo del petrolio resterà volatile ma tenderà probabilmente a calare, a causa dei timori sulla domanda, mentre la corsa del dollaro dovrebbe arrestarsi un po’ e dunque la prospettiva della parità con l’euro allontanarsi.

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