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venerdì 27 Gennaio 2023

Tassi: in Italia aumentano le posizioni contro i rialzi Bce, ma anche la Fed non molla la stretta

Milano – La Bce preveda uno stop alla stretta monetaria perché ha effetti recessivi e non “sempre è la risposta più azzeccata” contro i rialzi dell’inflazione. Così Massimo Amato, professore associato di Storia finanziaria alla Bocconi. “L’inflazione nell’Unione Europea – spiega l’economista – non è la stessa degli Usa, è un’inflazione per lo più legata ai costi e che sta seguendo l’andamento dei costi energetici”. Dunque, prosegue, “è un’inflazione non fondamentalmente o esclusivamente trattabile con una stretta monetaria. La mossa della Bce può essere giustificata con il bisogno di allinearsi agli Usa perché il rialzo dei tassi attrae capitali” osserva Amato, sottolineando che “ci si muove sempre su un crinale: non fare esplodere l’inflazione ma è necessario anche evitare una recessione visto che lo strumento monetario è recessivo e l’Ue non viene da 10 anni di prosperità ma di depressione”. Quindi “sarebbe meglio fermare la stratta monetaria appena possibile” .

Amato si sofferma anche sul dibattito sulla creazione di un’Agenzia europea del debito. Tra i primi economisti a proporre una struttura di questo tipo nel 2020, Amato osserva: “oggi si potrebbe destinare a questa funzione il Mes, trasformandolo o utilizzando quelle risorse già versate”, la creazione dell’agenzia sarebbe dunque a costo ‘zero’ avvalendosi di risorse già stanziate. “Il Mes, nella struttura attuale, è strumento che serve a poco – sottolinea – ma ha il vantaggio di essere enormemente capitalizzato e con quel capitale si potrebbe finanziare un’Agenzia del debito che nel tempo assorba tutti i debiti pubblici nazionali della zona euro, non solo una parte”. E, prosegue l’economista, “man mano che i debiti vanno a scadenza invece di rifinanziarli sul mercato verrebbero finanziati dall’agenzia attraverso l’emissione di Eurobond. L’agenzia inoltre finanzierebbe gli stati con prestiti perpetui in base al loro spread”. Un aspetto che tutela il principio della responsabilità caro ai paesi rigoristi del Nord Europa, dove “la Germania pagherebbe meno dell’Italia”. Un’agenzia dunque “senza mutualizzazione, dove il tasso del mutuo dipende dalla solvibilità del paese membro”. Il tutto, conclude Amato, “con il vantaggio che la nuova Agenzia non lasciando fuori nulla dei debiti pubblici eviterebbe attacchi speculativi verso i paesi”.

La Bce deve rivedere la metodologia di analisi anche per Antonio Patuelli, presidente dell’Abi: altrimenti incorre in previsioni smentite dalla realtà, come avvenuto in questi giorni con l’inflazione. E cambiando le valutazioni dovrà adeguare le iniziative frenando il rialzo dei tassi in funzione del rallentamento dei prezzi di benzina e gas”. In Germania, Francia, Spagna e ora anche in Italia prosegue il calo, sia pure lento, dell’inflazione contro le previsioni della Bce che invece aveva pronosticato ulteriori aumenti: “I modelli matematici debbono essere confrontati man mano con i dati reali. Tra fine anno e inizio 2023 i prezzi del gas in Europa stanno fortemente scendendo: è quindi indispensabile aggiornare le previsioni e basarsi innanzitutto sui dati reali dell’economia prima di assumere nuove decisioni sui tassi”. Il presidente condivide “l’opinione espressa dal governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco sul ruolo delle banche centrali e le nuove frontiere della politica monetaria quando, in particolare, sottolinea che il contesto economico è in continua evoluzione e che l’inflazione ha trovato alimento negli eccezionali aumenti dei prezzi delle materie prime energetiche. Quindi, se cambia il contesto, com’è cambiato fortemente e come sta evolvendo, occorrono nuove ed innovative riflessioni”. Il rischio di questi ripetuti rialzi dei tassi, giudicati da molti troppo aggressivi in uno scenario di contrazione economica è di “favorire nuove spinte per la recessione, quando è indispensabile che proseguano gli sforzi per la ripresa dello sviluppo e dell’occupazione”.

Patuelli osserva inoltre che “l’Europa è un condominio di 27 componenti che anzitutto garantisce la pace nel Vecchio Continente. Qualsiasi condominio ha complessità nel raggiungere delle decisioni e così avviene anche per l’Europa di cui troppo spesso si dimentica che sta vivendo il più lungo periodo di pace interna da millenni. Per rafforzare il ruolo dell’Europa è indispensabile una Costituzione che definisca diritti e doveri di ciascuno ed eviti i paralizzanti diritti di veto che oggi sussistono”. Nel 2023 si deciderà la sede della nuova Autorità europea contro il riciclaggio, che potrebbe essere Roma: “L’Italia, di fronte non solo agli altri principali partner, è sottorappresentata come sede di istituzioni e organismi europei. Occorre far crescere anche da noi la presenza di sedi di importanti autorità europee. Occorre far maturare nell’Unione non una scelta per volta di localizzazione di una sede, ma un principio generale di equa distribuzione delle sedi delle istituzioni, delle autorità e degli organismi europei. L’Autorità europea antiriciclaggio – conclude Patuelli – avrebbe in Italia anche forti supporti di esperienze culturali e pratiche da parte delle istituzioni nazionali, a cominciare dalla Banca d’Italia”.

Nonostante le previsioni economiche non siano deboli come a novembre, in uno scenario caratterizzato da un’elevata inflazione, dagli squilibri di mercato determinati dalla pandemia e dall’incremento dei prezzi di beni alimentari e energia derivanti dal conflitto russo-ucraino, anche la Federal Reserve – dall’altra parte dell’Atlantico – ha espresso la necessità di mantenere alti i tassi di interesse evidenziando i rischi di un allentamento prematuro della politica monetaria. Non vi è, dunque, nessun taglio dei tassi in programma nel corso del 2023 e, anzi, per riportare l’inflazione sotto controllo, al 2%, saranno necessari ulteriori rialzi. È quanto emerge dai verbali della riunione del 13 e 14 dicembre del Federal Open Market Committee (Fomc), l’organismo della Fed responsabile della politica monetaria degli Stati Uniti.

Dalle minute della Fed emergono i timori diffusi fra i componenti della banca centrale per l’ottimismo degli investitori sulla fine del ciclo di rialzi dei tassi. Un ottimismo che potrebbe rendere più difficile rallentare l’economia e combattere l’inflazione. “Un allentamento non garantito delle condizioni finanziarie, spinto da una falsa percezione” su come la Fed potrebbe reagire ai nuovi dati economici – si legge nei verbali – rischia di “complicare gli sforzi per ripristinare la stabilità dei prezzi”. Nelle minute viene chiarita la necessità per la banca centrale di avere molte più prove prima di convincersi che le pressioni sui prezzi siano sotto controllo.

“Una politica monetaria restrittiva potrebbe essere mantenuta fino a quando i dati non mostreranno che l”inflazione non è su una sostenuta traiettoria verso il 2%”, afferma la Fed precisando come un rallentamento della velocità dei rialzi non indica un “indebolimento della determinazione a centrare l’obiettivo della stabilità dei prezzi”. Lo scorso dicembre in occasione della riunione il Fomc ha annunciato un aumento dei tassi d’interesse di 50 punti base al 4,25%-4,5%, il livello più alto dal 2007, dopo quattro rialzi consecutivi da 75 punti base. In occasione di quella riunione, il Fomc ha annunciato un aumento dei tassi d’interesse di 50 punti base al 4,25%-4,5%, il livello più alto dal 2007, e il settimo rialzo dei tassi consecutivo. Tenere i tassi a un livello elevato “fino a quando non avremo la prova che l’inflazione sta effettivamente scendendo è davvero il messaggio che stiamo cercando di diffondere” ha ribadito da ultimo anche Esther George, presidente della Federal Reserve Bank of Kansas City, in una intervista con CNBC.

Il livello dei tassi “sarà superiore al 5% e prevedo di rimanere lì per un po’ di tempo, ancora una volta fino a quando non avremo il segnale che l’inflazione sta iniziando in modo davvero convincente a ripiegare verso il nostro obiettivo del 2%”, ha aggiunto. Alla domanda se la sua opinione è che il tasso dovrebbe mantenersi al di sopra del 5% nel 2024, George ha risposto affermativamente. Le sue parole arrivano a 24 ore di distanza da quano il presidente della FED di Minneapolis Neel Kashkari ha detto che pensa che il tasso dovrebbe salire al 5,4% e potrebbe salire ancora di più se l’inflazione non scendesse. “Non prevedo una recessione – ha detto – Ma sono abbastanza realistica sul fatto che quando vedi una crescita al di sotto della tendenza e l’idea che il nostro strumento funzionerà, riducendola, non c’è molto margine. Qualsiasi shock potrebbe arrivare, qualsiasi rischio per le prospettive potrebbe mandare l’economia in quella direzione. Quindi non è la mia previsione, ma capisco che abbassare la domanda crei quel tipo di possibilità”.

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