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sabato 26 Novembre 2022

Tassi e debito contro la fiscalizzazione dei costi energetici, e il nodo dei tempi del Pnrr

Cernobbio – “La possibilità di fiscalizzare l’aumento del costo dell’energia trova dei limiti nel nostro bilancio pubblico con il debito molto elevato e i tassi d’interesse tendenzialmente crescenti”. Lo ha detto nel weekend il ministro dell’Economia, Daniele Franco, nel corso del Forum Ambrosetti a Cernobbio, confermando che il governo interverrà con un decreto in questa settimana ma che “inseguire” l’aumento dei prezzi non basta più. “Guardando la bolletta energetica del Paese le importazioni nette di energia passano dai 43 miliardi del 2021 ai 100 miliardi che potremmo avere nel 2022 con aumento di circa 60 miliardi, circa 3 punti di Pil, un deflusso di risorse dall’Italia verso i Paesi produttori di energia”. E ancora: “Il punto importante è ridurre il prezzo – ha aggiunto facendo riferimento al “dibattito sul ruolo del Ttf” in corso in Europa -. Abbiamo stanziato 4 miliardi di euro per contribuire alla campagna di stoccaggio del gas e abbiamo al momento superato l’83% della nostra capacità di stoccaggio. Questo ci aiuterà a superare il prossimo inverno che comunque non si presenta facile. Quest’anno abbiamo cercato di accelerare, correndo” per raggiungere l’indipendenza dalle forniture di gas dalla Russia “entro il 2024, ma stiamo cercando anche di far riprendere la produzione nazionale – ha spigato – di dotarci di nuovi rigassificatori, di usare più carbone, che non è bellissima cosa, ma nell’immediato ci aiuta”.

Misure economiche non sostenibili finanziariamente “non vanno lontano”. È il messaggio, quasi un futuro monito, del ministro. “Anche quest’anno contiamo di ridurre il rapporto debito/Pil di alcuni punti percentuali, per assicurare questa riduzione abbiamo tenuto invariato negli interventi effettuati al 5,6% l’obiettivo di deficit quest’anno. Avessimo un debito più basso avremmo più margini di manovra, per questo è bene che la riduzione del debito prosegua. I dati dell’ultimo trimestre sono relativamente buoni – ha detto -, ma le prospettive nell’immediato sono problematiche, con il rallentamento dell’economia mondiale rispetto alle recenti previsioni, il progressivo aumento dei tassi d’interesse, dei prezzi dell’energia e del gas, e gli effetti del cambiamento climatico. Gli indicatori congiunturali volgono al ribasso – ha concluso -. La produzione industriale a giugno ha dato segni di cedimento e abbiamo un’inflazione in aumento”. Per quanto riguarda, infine, il Pnrr “andrà visto e rivisto strada facendo, ma non ritengo sia pensabile riscriverlo” ha dichiarato Franco.

Il governo ha annunciato l’intenzione di raggiungere il 50 per cento degli obiettivi del Pnrr in scadenza alla fine dell’anno entro il mese di ottobre, quando presumibilmente dovrà passare queste gravose responsabilità al prossimo esecutivo. Ma il rischio, paventato da molti, è che la fase di transizione possa mettere in discussione l’attuazione del Piano, con la conseguente perdita della prossima tranche di fondi in arrivo da Bruxelles. Una possibilità che, secondo il costituzionalista Alfonso Celotto, interpellato da Agenzia Nova, dipende innanzitutto da un fattore: “Bisognerà capire per quanto tempo andrà avanti il governo per gli affari correnti” perché, come ci insegna il passato, i tempi per la formazione di un nuovo esecutivo sono variabili. “Ricordo – afferma il professore – che nel 2018 ci sono voluti 3 mesi per formare un governo” e dunque, se andasse ancora così per ragioni politiche, “terremmo Draghi fino all’anno prossimo”. Nessun problema, dunque, per quel che riguarda l’attuazione del Pnrr, ma qualche dubbio in più rispetto alla predisposizione della legge di bilancio”. Bisognerà capire “cosa fare” perché un governo in carica per gli affari correnti può fare essenzialmente due cose, approvare “provvedimenti di emergenza” come quello sul caro bollette, ma anche completare gli affari in corso e rispettare gli accordi internazionali.

Categorie in cui rientrano a pieno titolo “anche gli obiettivi del Pnrr”. Ad ogni modo, secondo Celotto, un governo in carica “potrebbe esserci anche a fine ottobre” visto che già in due occasione sono bastati 25 giorni per il giuramento al Quirinale. Anche in quel caso i margini per il raggiungimento degli obiettivi potrebbero esserci: “Molti dei progetti del Pnrr sono rimessi alla parte amministrativo-burocratica e quindi ci si potrebbe riuscire” ma prevedere se il prossimo governo “sarà forte, politico o tecnico” è come “indovinare chi vincerà lo scudetto”. Colpa anche del sistema, visto che, ha ricordato il costituzionalista “abbiamo fatto 67 governi in 75 anni ed il Rosatellum” ha portato a fare “tre esecutivi con compagini profondamente diverse. Quindi – chiosa – prevedere quello che sarà, rimanendo nelle metafore calcistiche, è un ‘1×2’”. Il tutto al netto della possibilità, annunciata dalla leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che il nuovo ed eventuale governo di centrodestra possa chiedere a Bruxelles di ridiscutere gli obiettivi del piano, tarandoli con il conteso attuale dovuto alla guerra in Ucraina.

Ma la bozza del piano per la riduzione del consumo di gas – passo preliminare verso l’indipendenza dalla fornitura dalla Russia – che preveder di ridurre la temperatura del riscaldamento di due gradi, ovvero al massimo 18, e accorciare di due ore la durata di accensione dei termosifoni, deve fare i conti anche con le regole che disciplinano l’erogazione del riscaldamento in autunno e inverno. I Comuni, per ora, procederanno in ordine sparso ad attuare eventuali iniziative autonome per il risparmio energetico, in attesa di possibili provvedimenti quadro nelle prossime settimane da parte del Consiglio dei ministri. Una delle voci di spesa sulle quali i Municipi potrebbero intervenire è quella dell’illuminazione. In Italia si stima ci siano circa 10 milioni di punti luce attivi, rappresentano tra il 10 e il 12% dei consumi nazionali, una spesa rilevante nei bilanci dei Comuni. Singoli interventi municipali potrebbero riguardare lo spegnimento oppure la riduzione dell’illuminazione di monumenti, fontane ed edifici pubblici, in linea con quanto già avviene in alcuni Paesi europei. Una ventata di austerity che altrove già coinvolge le vetrine dei negozi e gli uffici pubblici.

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