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venerdì 7 Ottobre 2022

Tassi, calo domanda e aumento costi: edilizia verso 12 mesi difficili

Milano – I costruttori immobiliari europei dovranno affrontare un periodo difficile, poiché una serie di fattori esterni minacciano di colpire i loro margini nei prossimi 12-18 mesi. L’aumento dei tassi di interesse e l’inflazione potrebbero deprimere i volumi di vendita, dato che il mercato dipende fortemente dai mutui ipotecari e, in misura minore, dai risparmi delle famiglie. Inoltre, il conflitto Russia-Ucraina e i problemi della catena di approvvigionamento mondiale stanno aumentando i costi e le carenze di materiali, elementi che ritarderanno i progetti. È quanto emerge da un nuovo report di S&P Global Ratings, che analizza l’impatto del contesto macro attuale e di un rialzo dei tassi d’interesse sui costruttori immobiliari europei.

L’aumento dei costi di costruzione, la carenza di manodopera, la scarsità di terreni e le criticità sulla catena di approvvigionamento continuano a ostacolare la consegna delle unità abitative. Inoltre, i crescenti requisiti ambientali e di sicurezza alimentano la domanda di nuove costruzioni, ma rappresentano anche costi e sfide tecniche aggiuntive per i costruttori. Tutto ciò rende probabile che i costruttori e gli sviluppatori immobiliari europei vedano una pressione crescente su ricavi e margini, poiché potrebbero faticare a trasferire l’aumento dei costi ai clienti.

Le aziende del settore sono particolarmente esposte ai prezzi di acciaio, gesso e cemento, che sono aumentati in modo significativo dall’inizio della crisi Russia-Ucraina. L’energia rappresenta una quota inferiore dei costi (5%-10%), ma la sua attuale espansione dei prezzi sta esacerbando la pressione inflazionistica. Meno persone potranno permettersi nuove case poiché i prezzi continuano ad aumentare più velocemente dei salari e i tassi di interesse stanno aumentando. “I costruttori di case lotteranno per tagliare i prezzi perché i volumi di vendita sono già sotto pressione – afferma S&P – Pertanto, prevediamo che i margini potrebbero contrarsi, ma soprattutto nel 2023 perché la maggior parte dei costi con gli appaltatori è già assicurata per il 2022 e l’impatto dovrebbe essere ritardato verso il prossimo anno”.

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