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sabato 2 Luglio 2022

Tassi, Bce e Fed difendono la loro politica monetaria: farà calare l’inflazione, forse

L’elevata inflazione rappresenta una grande sfida per tutti. Il Consiglio direttivo assicurerà che essa ritorni sull’obiettivo del 2 per cento a medio termine. Lo si legge in un bollettino della Banca centrale europea. A maggio l’inflazione ha ripreso ad aumentare in misura significativa, “principalmente a causa dei rincari dei beni energetici e alimentari, anche per effetto dell’impatto della guerra in Ucraina”. Ma le pressioni inflazionistiche si sono ampliate e intensificate, con un forte incremento dei prezzi di molti beni e servizi. Gli esperti dell’Eurosistema hanno rivisto sensibilmente al rialzo “lo scenario di base delle proiezioni sull’inflazione, che rimarrà, per qualche tempo, su non auspicabili livelli elevati”.

Tuttavia, la moderazione dei costi dell’energia, l’attenuarsi delle difficoltà dal lato dell’offerta legate alla pandemia e la normalizzazione della politica monetaria “dovrebbero determinare un calo dell’inflazione”. Le proiezioni macroeconomiche per l’area dell’euro formulate a giugno 2022 dagli esperti dell’Eurosistema segnalano un tasso di incremento dei prezzi sui dodici mesi pari al 6,8 per cento nel 2022, che si ridurrebbe al 3,5 per cento nel 2023 e al 2,1 per cento nel 2024, valori superiori a quelli riportati nell’esercizio condotto a marzo. Alla fine dell’orizzonte di proiezione, pertanto, l’inflazione complessiva dovrebbe collocarsi lievemente al di sopra dell’obiettivo della Bce. Livelli superiori rispetto alle proiezioni di marzo sono previsti anche per l’inflazione al netto dei beni energetici e alimentari, che raggiungerebbe, in media, il 3,3 per cento nel 2022, il 2,8 per cento nel 2023 e il 2,3 nel 2024.

L’ingiustificata aggressione della Russia all’Ucraina continua a gravare sull’economia in Europa e oltre i suoi confini. Sta determinando interruzioni degli scambi e carenze di materiali, oltre a contribuire alle elevate quotazioni di beni energetici e materie prime. Tali fattori continueranno a pesare sulla fiducia e a frenare la crescita, soprattutto nel breve periodo. Tuttavia, vi sono le condizioni perché l’espansione economica proceda, grazie alla riapertura dell’economia in atto, alla solidità del mercato del lavoro, al sostegno di bilancio e ai risparmi accumulati durante la pandemia. Una volta venute meno le attuali circostanze avverse, l’attività economica dovrebbe tornare ad accelerare. Lo scenario descritto trova sostanzialmente riscontro nelle proiezioni macroeconomiche degli esperti dell’Eurosistema, che anticipano una crescita annua del Pil in termini reali pari al 2,8 per cento nel 2022 e al 2,1 per cento nel 2023 e nel 2024. Rispetto all’esercizio di marzo, le prospettive sono state riviste significativamente al ribasso per il 2022 e il 2023, ma al rialzo per il 2024.

Sulla base della valutazione aggiornata, “il Consiglio direttivo ha deciso di compiere ulteriori passi nella normalizzazione della politica monetaria. Durante questo processo il Consiglio direttivo manterrà gradualità, flessibilità, ricorso ai dati e apertura alle opzioni nella conduzione della politica monetaria”, si legge. In primo luogo, il Consiglio direttivo ha deciso di porre fine agli acquisti netti nell’ambito del programma di acquisto di attività (Paa) a partire dal primo luglio 2022. Esso intende continuare a reinvestire, integralmente, il capitale rimborsato sui titoli in scadenza nel quadro del Paa per un prolungato periodo di tempo successivamente alla data in cui inizierà a innalzare i tassi di interesse di riferimento della Bce e, in ogni caso, finché sarà necessario a mantenere condizioni di abbondante liquidità e un adeguato orientamento della politica monetaria.

In secondo luogo, il Consiglio direttivo ha svolto un attento esame delle condizioni che, secondo le sue indicazioni prospettiche (forward guidance), dovrebbero essere soddisfatte prima che inizi a innalzare i tassi di interesse di riferimento della Bce. In esito alla valutazione condotta, ha concluso che tali condizioni sono rispettate. Pertanto, in linea con la sequenza delle sue misure di politica monetaria, il Consiglio direttivo intende “innalzare i tassi di interesse di riferimento di 25 punti base in occasione della riunione di politica monetaria di luglio”. Su un periodo più esteso, prevede di aumentare nuovamente i tassi di riferimento a settembre.

La calibrazione di questo rialzo dipenderà dall’aggiornamento delle prospettive di inflazione a medio termine. Qualora permangano invariate o si deteriorino, al momento della riunione di settembre sarà opportuno un incremento superiore. Oltre settembre, sulla base della sua attuale valutazione, il Consiglio direttivo prevede che sia appropriato un graduale ma stabile percorso di ulteriori aumenti dei tassi di interesse. In linea con l’impegno a conseguire l’obiettivo del 2 per cento a medio termine, il ritmo di aggiustamento della politica monetaria da parte del Consiglio direttivo dipenderà dai nuovi dati e dalla sua valutazione dell’andamento dell’inflazione nel medio periodo.

Fa eco, dall’altra parte dell’oceano, la Fed, secondo cui gli attuali aumenti dei tassi di interesse sono appropriati. Lo afferma il presidente della Fed Jerome Powell, sottolineando che la banca centrale deciderà ad ogni riunione quanto è necessario alzare il costo del denaro e che l’economia americana è “molto forte” e può sopportare questi rialzi. “Il nostro obiettivo è usare i nostri strumenti per riportare l’inflazione al 2% e mantenere le aspettative di inflazione ben ancorate”, spiega il presidente della Fed. La recessione è certamente una possibilità ma non è “nostra intenzione” causarla, afferma inoltre Powell aggiungendo anche che le chance di recessione non sono al momento particolarmente elevate.

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