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sabato 26 Novembre 2022

Spotify: più utenti meno profitti, e la polemica con Apple sugli audiolibri

Milano – Crescono più delle previsioni gli utenti (gratuiti e a pagamento) di Spotify, ma la big dello streaming musicale ha riportato anche una perdita netta peggiore delle attese e un margine di profitto lordo non in linea con le aspettative (e la cosa non è piaciuta a Wall Street). Sono alcune delle evidenze emerse dalla trimestrale della compagnia di Daniel Ek. Gli utenti attivi mensili totali sono cresciuti del 20% portandosi a 456 milioni, 6 milioni in più rispetto alle indicazioni precedenti di Spotify, con un’aggiunta netta di 23 milioni, che rappresenta la più grande crescita del terzo trimestre fino ad oggi. Gli abbonamenti Spotify Premium hanno raggiunto i 195 milioni, un guadagno di 7 milioni nel periodo (circa 1 milione in più del previsto) e un aumento del 13% anno su anno.

Nel dettaglio, a oggi Spotify conta su una base utenti di 273 milioni di utenti gratuiti e 195 milioni paganti. L’obiettivo della società è portare i premium a 202 milioni entro la fine dell’anno. Le entrate di Spotify per il terzo trimestre hanno raggiunto i 3 miliardi di euro, in aumento del 21% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso e coerenti con le stime degli analisti di 3 miliardi di euro (3 miliardi di dollari). Ma la compagnia ha anche riportato un margine di profitto lordo del 24,7%, due punti in meno rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno e al di sotto delle precedenti indicazioni dell’azienda. Spotify ha anche registrato una perdita operativa trimestrale di 228 milioni di euro, superiore alle proiezioni degli analisti di 168,6 milioni di euro.

La notizia è rimbalzata a Wall Street, dove il titolo è crollato. La società ha attribuito la circostanza ad un “adeguamento sfavorevole alle stime del periodo precedente per le passività dei titolari dei diritti” e la scarsa crescita della pubblicità (alimentando le preoccupazioni per gli effetti dell’economia sulla pubblicità). “Questo è un primo indicatore delle preoccupazioni che le aziende hanno riguardo all’economia – ha detto il ceo di Spotify Daniel Ek – non siamo preoccupati a lungo termine, ma ha sicuramente un impatto su di noi nel breve termine e ha contribuito al raggiungimento del margine lordo che abbiamo avuto anche in questo trimestre”.

La musica diventa sempre più costosa. La debolezza del mercato della pubblicità. Per questo Spotify spinge su podcasting e audiolibri. A oggi ci sono 4,7 milioni di podcast disponibili sulla piattaforma, rispetto ai 4,4 milioni del trimestre precedente. E, nonostante il podcasting non sia ancora una settore redditizio, la società sostiene di aver registrato una crescita a due cifre dalle sue entrate. Apple Music, intanto, ha aumentato i prezzi e il Ceo Daniel Ek ha dichiarato che Spotify lavorerà con le etichette sull’opportunità di seguire l’esempio. La scelta di Apple sembra aver aperto la porta a aumenti di prezzo su tutta la linea. Ek ha anche evitato una domanda su quando sarebbe arrivato il servizio dedicato alla musica in altissima qualità, che sarebbe disponibile a un prezzo maggiorato.

Non è finita. “Spotify vuole entrare nel mondo degli audiolibri ma dice che Apple l’ostacola”, titola il New York Times: “Nell’ultimo mese, Apple, il gatekeeper dell’App Store, ha rifiutato tre volte l’app di Spotify, affermando che la sua nuova offerta di audiolibri ha infranto le sue regole di Apple che determinano il modo in cui gli sviluppatori possono comunicare con i clienti sugli acquisti online”. Di cosa si tratta? “I rifiuti sono l’ultima scaramuccia di una lunga battaglia tra Spotify e Apple”, asserisce il Times, perché “per quasi sette anni, le due aziende hanno litigato sulle regole che Apple impone alle app e sulla pratica di riscuotere una commissione del 30% sui servizi e sui prodotti venduti dalle app stesse”, ciò che avrebbe frustrato a lungo l’inventiva degli sviluppatori. Secondo Spotify, Apple boicotta la concorrenza, considerato che Daniel Ek, il Ceo di Spotify, vuole che la sua azienda diventi il principale punto vendita degli audiolibri.

Spiega il Times: “La rissa offre un punto di vista sulle sfide che gli sviluppatori devono affrontare mentre cercano di introdurre nuove funzionalità. Per rispettare le regole di Apple, Spotify ha incluso il suo team di legali nel processo di sviluppo del prodotto e ha contattato un ex fondatore di start-up con laurea in giurisprudenza, Nir Zicherman, per guidare l’iniziativa. In un primo momento Apple ha approvato la nuova funzionalità nell’app di Spotify ma poi ha fatto marcia indietro. Quanto alla casa di Cupertino in California, un portavoce ha affermato che Apple non ha nulla contro il nuovo servizio di audiolibri di Spotify, ma ha pure sottolineato che quest’ultima non può farlo eludendo le regole contro la fornitura di indirizzi web che incoraggia i clienti a effettuare acquisti fuori della sua app. Certo, l’App Store di Apple è ormai diventato il fulcro di una strategia che ha portato la Mela di Cupertino a emanciparsi da un’attività guidata principalmente dalla vendita di dispositivi a una sostenuta dalla vendita di software e servizi. Si stima infatti che il negozio Apple generi circa 24 miliardi di dollari di vendite annuali solo dalle commissioni del 30% che raccoglie.

Per il resto ha poche spese generali e produce profitti pari quasi all’80%, secondo documenti prodotti nell’ambito di una recente causa antitrust intentata da Epic Games. Sempre Apple sostiene anche che la distribuzione che fornisce su miliardi di iPhone e iPad ha aiutato Spotify e altre app ad avere successo, ma proprio martedì scorso Spotify ha annunciato d’aver “registrato una perdita per il terzo trimestre di circa 194 milioni di euro, o 193,3 milioni di dollari, poiché le vendite pubblicitarie sono aumentate meno del previsto”, riporta il quotidiano Usa. A sua volta, la società ha affermato che le entrate totali “sono aumentate del 21% a circa 3,04 miliardi di euro, o 3 miliardi di dollari, sostenute dall’aggiunta di sette milioni di abbonati a pagamento che ora sono 195 milioni”. Ma il prezzo delle azioni della società è sceso di quasi il 5% negli scambi after-hour a 92,35 dollari. “Quasi quattro anni sono trascorsi da quando Spotify ha presentato una denuncia contro Apple alla Commissione europea e stiamo ancora aspettando una decisione”, ha dichiarato l’a.d. Ek in una nota.

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