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lunedì 8 Agosto 2022

S&P, shock tassi riduce prospettiva di crescita economica nel terzo trimestre

Milano – Dopo un primo trimestre solido, S&P prevede un rallentamento della crescita del PIL nei prossimi trimestri nell’economia dei mercati di paesi emergenti dell’area EMEA, a causa dei forti venti contrari dovuti al prolungarsi del conflitto tra Russia e Ucraina, all’accelerazione dell’inasprimento della politica monetaria da parte della Federal Reserve statunitense e di altre importanti banche centrali, e a prospettive di crescita globale più deboli. Il conflitto tra Russia e Ucraina sta avendo ripercussioni sempre più pesanti sull’Europa emergente, mentre diverse economie importatrici di materie prime nella regione MENA sono tra le più colpite dalle ricadute del conflitto. Gli esportatori di energia della regione MENA stanno beneficiando di ricavi inattesi, che saranno però mitigati dal rallentamento della crescita globale e dalle condizioni di finanziamento più rigide.

La profondità e la durata del rallentamento dell’economia globale si ripercuoteranno principalmente sul mercato del lavoro, ma anche sul lato della produzione per quanto riguarda le scorte. I livelli di occupazione si mantengono elevati e le famiglie possono contare sui risparmi messi da parte durante la pandemia, fattori che hanno portato a una resilienza dei consumi nonostante la minore ricchezza e, in alcuni casi, salari reali più bassi. “Se l’occupazione inizia a diminuire, una recessione è quasi inevitabile”. Lo afferma un report di S&P Global Ratings sulle previsioni economiche globali per il terzo trimestre 2022.

“L’altra variabile da tenere d’occhio è la produzione, alla luce dei continui bassi livelli di scorte e dei vincoli di fornitura – si legge nello studio a cura di Paul Gruenwald, Global Chief Economist dell’agenzia di rating. – L’attività potrebbe essere supportata da un allentamento dei colli di bottiglia, che consentirebbe di aumentare la produzione per soddisfare la domanda a livelli di inventario più normali”. I rischi per la crescita “sono chiaramente al ribasso”, poiché aumenta la possibilità di una recessione (soprattutto negli Stati Uniti) e persistono le conseguenze a livello macro del conflitto tra Russia e Ucraina. Le previsioni di crescita del PIL nel periodo 2022-2025 sono state generalmente riviste al ribassa da S&P rispetto alle stime di maggio. L’unica eccezione sono i mercati emergenti esportatori di materie prime.

S&P evidenzia che è già iniziato un rallentamento della crescita in un’ampia fascia di economie e afferma che, nonostante l’inizio d’anno forte e ottimista, questa decelerazione “è diventata inevitabile una volta che è stato chiaro che le banche centrali dovevano alzare i tassi sempre più rapidamente per tenere sotto controllo l’inflazione”. La sfida principale per le banche centrali consiste nel contenere e ristabilizzare le aspettative senza provocare una recessione. Il report sottolinea anche che – nonostante l’inflazione, gli shock geopolitici e la reazione del mercato – il quadro macroeconomico globale generale “rimane ragionevolmente sano, sebbene i segnali di attenuazione siano in aumento”. Il primo fattore a essere citato è il mercato del lavoro, con il tasso di disoccupazione pari o prossimo ai minimi a lungo termine in molte economie.

Già mercoledì S&P aveva abbassato le previsioni di crescita del PIL reale dei mercati emergenti (EM) al 4,2% nel 2022 (a marzo era 4,8%), a causa di previsioni più deboli per la crescita della Cina. Per gli emergenti, esclusa la Cina, la crescita positiva di diverse economie EM nel primo trimestre ha compensato un indebolimento dello slancio di crescita a partire dal secondo trimestre, che ha portato a una minima revisione al rialzo per il 2022. Le previsioni di crescita per gli EM, Cina esclusa, restano invariate al 4,1 % per il 2023, in quanto molti Paesi devono affrontare un lungo recupero per raggiungere nuovamente l’andamento pre-pandemico, scontrandosi allo stesso tempo con il persistere dell’inflazione e uno shock delle condizioni finanziarie. I rischi per le nostre previsioni di crescita di base restano al ribasso. S&P ha anche aumentato le stime sull’inflazione dei prezzi al consumo in tutti i Paesi.

L’inflazione media annuale negli EM (il sample di S&P comprende 15 Paesi) sarà del 7,1% quest’anno e del 4,1% il prossimo (rispettivamente 1,2 e 0,6 punti percentuali in più rispetto alle previsioni di marzo), rappresentando il colpo più duro al potere d’acquisto dei consumatori ed enfatizzando la conseguente riduzione della domanda interna reale per il resto del 2022 e 2023. Anche se si prevede che l’inflazione torni a diminuire nei prossimi trimestri, è probabile che rimanga ben al di sopra dell’obiettivo di molte banche centrali ancora per un po’. Considerando anche che la Federal Reserve e le altre principali banche centrali hanno dichiarato un inasprimento delle proprie politiche, S&P prevede un inasprimento più rapido della politica monetaria in tutti gli EM nonostante l’indebolimento delle economie. (La Turchia è un’importante eccezione, nonostante le forti pressioni sul tasso di cambio e sull’inflazione). Mantenere stabili le aspettative di inflazione e proteggere i flussi di capitale saranno i principali obiettivi dei responsabili della politica monetaria.

Lo stesso presidente del comitato di vigilanza bancaria della BCE, Andrea Enria, ha dichiarato ieri che non si può escludere nell’Area Euro la possibilità di scenari più avversi su crescita economica e inflazione, con l’introduzione di nuove sanzioni o di sanzioni più dure nei settori dell’energia e delle materie prime e possibili ritorsioni da parte della Russia”. D’altra parte, ha però sottolineato Enria nel corso di un’audizione al Parlamento europeo, “il graduale aumento dei tassi di interesse porta benefici alle banche nel loro complesso. Nel primo trimestre l’aumento dei rendimenti, assieme alla continua crescita dei prestiti ha supportato livelli positivi di introiti da tassi. Inoltre le entrate nette da commissioni e tassi e dei risultati di trading sono stati solidi, portando a tendenze positive su gli utili operativi che hanno superato gli aumenti delle spese e favorito miglioramenti dell’efficienza sui costi”.

“Molte banche hanno continuato a registrare utili e anche le poche che hanno ampie esposizioni dirette alla Russia hanno evitato di finire in perdita. In più – ha proseguito Enria – i continui progressi compiuti sul retaggio di crediti deteriorati (Npl) ha migliorato la resilienza delle banche”. Il contesto, tuttavia, “è caratterizzato da accresciuta volatilità e minori valutazioni dei titoli, dato che i mercati anticipano che la redditività e la qualità degli asset le banche potrebbero essere intaccati da sviluppi macroeconomici avversi”. Alla Vigilanza bancaria della BCE, ha concluso Enria, “proporremo alle banche di ricalcolare i loro previsti livelli patrimoniali in scenari avversi e di usarlo per i piani di distribuzione dei dividendi”.

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