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sabato 28 Gennaio 2023

Simest, in 2 anni 16mila imprese sostenute e 6 miliardi di fondi investiti. CDP, primo cofinanziamento con IFAD

Milano – Dal 2020 ad oggi sono 16 mila le imprese sostenute da Simest, la società per azioni controllata al 76 per cento dal Gruppo Cassa Depositi e Prestiti e con una presenza azionaria privata di minoranza costituita dalle principali banche italiane (tra cui Unicredit e Intesa) e da un nutrito gruppo di associazioni imprenditoriali. Con oltre 25 mila progetti e circa 6 miliardi di fondi investiti, Simest affianca le imprese italiane in tutto il ciclo di espansione all’estero, aiutandole nell’approccio a nuovi mercati con i finanziamenti agevolati, affiancandole come partner con l’acquisizione di partecipazioni nel capitale di investimenti all’estero, sostenendone la competitività delle esportazioni di beni strumentali attraverso i contributi all’export. Gli strumenti finanziamenti agevolati e contributi all’export attingono totalmente a fondi pubblici gestiti da Simest. Nell’attività di partecipazione al capitale Simest utilizza sia risorse proprie, sia fondi pubblici (il Fondo di Venture Capital).

Attività svolte con fondi pubblici. Simest gestisce il Fondo 394, attraverso il quale eroga finanziamenti agevolati per l’internazionalizzazione, strumenti a tasso agevolato a cui le imprese italiane possono accedere per farsi carico di tutte le principali spese affrontate nel percorso di internazionalizzazione. Negli ultimi difficili anni, il Fondo 394 è stato designato dal governo come strumento di aiuto concreto per le imprese italiane, ed ha fornito sostegno prima per intervenire finanziariamente in favore delle imprese colpite dalla pandemia, poi per aiutarle ad investire nei trend in rapida affermazione di innovazione digitale e sostenibile e, più recentemente, per aiutare quegli esportatori penalizzati sul doppio fronte delle esportazioni e degli approvvigionamenti dal conflitto russo-ucraino.

Simest inoltre gestisce il Fondo 295, attraverso cui eroga contributi export che permettono di offrire agli acquirenti esteri beni di investimento a condizioni vantaggiose, allo scopo di alimentare la competitività rispetto ai concorrenti internazionali. Lo strumento è dedicato ad aziende esportatrici di beni di strumentali e servizi e si può ottenere tramite operazioni di credito fornitore, credito acquirente, conferme L/C export e leasing all’esportazione. Su questo fronte Simest ha un portafoglio di operazioni che a fine 2021 si attesta a oltre 40 miliardi di euro di sottostante.

Attività svolte con risorse proprie – in blending con Fondo Pubblico di Venture Capital. Infine, attraverso il prestito partecipativo Simest affianca le imprese italiane negli investimenti diretti esteri, consentendo loro di “aggirare” le crescenti barriere al commercio internazionale che colpiscono l’export e di mantenere e rafforzare ulteriormente quote di mercato a livello internazionale, anche con operazioni di M&A. Un’azione ancora più conveniente se si considera la possibilità di attivare, insieme alla partecipazione diretta di Simest, quella pubblica del fondo di venture capital, il cui contributo si avvale di condizioni particolarmente favorevoli. Simest ha attualmente in portafoglio più di 220 progetti in tutto il mondo, per circa 720 milioni di euro.

E proprio Cassa Depositi e Prestiti, insieme al Fondo Internazionale per l’Agricoltura (IFAD), hanno concordato in questi giorni di lavorare congiuntamente per espandere e amplificare l’impatto di programmi di interesse comune per sostenere lo sviluppo rurale a lungo termine, che contribuiranno a far uscire da situazioni di carestia e indigenza le popolazioni rurali più povere del mondo e ad adattarsi agli effetti del cambiamento climatico. Il quadro di cofinanziamento CDP-IFAD per l’Agricoltura Sostenibile e gli Ecosistemi Alimentari (SAFE), firmato martedì, consentirà a CDP di cofinanziare, nel periodo 2022-2024 e oltre, progetti IFAD per contrastare la povertà, sostenere lo sviluppo economico delle aree rurali e tutelare le risorse naturali in Paesi di interesse strategico per il sistema italiano di cooperazione allo sviluppo. “L’accordo amplia lo spettro di azione di CDP – in coordinamento con gli altri attori del sistema di cooperazione nazionale – a una serie di iniziative in grado di incidere concretamente sullo sviluppo rurale di Paesi con i quali l’Italia può costruire relazioni economiche durature e proficue”, ha dichiarato Dario Scannapieco, Amministratore Delegato e Direttore Generale di CDP. “Come evidenziato nelle nostre Linee guida strategiche settoriali sulla cooperazione internazionale, finanziare progetti di sviluppo su scala globale in settori strategici come, ad esempio, l’agri-tech o la gestione delle risorse idriche, o sostenere obiettivi fondamentali come la lotta alla povertà e gli effetti del cambiamento climatico, significa contribuire a uno sviluppo più equo e creare maggiori opportunità di crescita con un impatto globale “.

“Con entusiasmo sottoscrivo questo accordo con CDP che determinerà un effetto moltiplicatore sull’impatto e sulla portata dei nostri progetti volti a combattere la fame e la povertà. Dobbiamo agire ora poiché le conseguenze provocate dalla pandemia di COVID-19, gli alti prezzi degli alimenti e dei fertilizzanti dovuti al conflitto in Ucraina e l’accelerazione del cambiamento climatico minacciano di vanificare lo sviluppo raggiunto negli ultimi decenni”, ha dichiarato il Presidente dell’IFAD Alvaro Lario. “Questo accordo si fonda su una forte collaborazione tra l’IFAD e l’Italia, la cui lungimirante cooperazione allo sviluppo unisce le principali istituzioni pubbliche e private con la natura unica e il mandato dell’IFAD, quale Istituzione finanziaria internazionale ed agenzia specializzata delle Nazioni Unite dedita a sradicare povertà e fame nelle aree rurali dei paesi in via di sviluppo”. I piccoli agricoltori dei Paesi in via di sviluppo forniscono un terzo del cibo mondiale e circa l’80% di quello prodotto in Africa e Asia. Sono essenziali per la sicurezza alimentare eppure, spesso, sono i primi a soffrire la fame e la povertà. Circa l’80% delle persone più povere del mondo vive nelle aree rurali dei Paesi in via di sviluppo.

Il cofinanziamento di CDP avverrà sotto forma di prestiti concessi direttamente ai Paesi ai quali l’IFAD ha erogato prestiti e che finanziano progetti da esso sostenuti. L’IFAD investe per aiutare i piccoli agricoltori a incrementare la produzione, migliorare le pratiche agricole, adattarsi ai cambiamenti climatici e accedere ai mercati e alle catene del valore. Gli investimenti dell’IFAD sostengono anche lo sviluppo delle piccole e medie imprese rurali. Tra il 2019-2021, gli investimenti dell’IFAD hanno migliorato di almeno il 10% i redditi di 77,4 milioni di persone nelle zone rurali, circa 62 milioni di persone in queste zone hanno visto aumentare la loro produzione e 64 milioni di persone in questi territori hanno migliorato il loro accesso ai mercati. Inoltre, l’IFAD ha aiutato 38 milioni di persone a rafforzare la propria capacità di resistenza e di ripresa. Nonostante i recenti e profondi cambiamenti economici e geopolitici, nei primi dieci mesi del 2022 il Gruppo CDP ha impegnato risorse per 24,5 miliardi (+5 miliardi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente) ponendo le basi per superare gli obiettivi del Piano Strategico 2022-2024. Per il triennio il Piano prevede un impegno complessivo di 65 miliardi, fra i quali 21 miliardi per PA e infrastrutture e 34 miliardi per imprese e internazionalizzazione, con la capacità di attrarre 63 miliardi da terzi e di attivare un totale di investimenti per 128 miliardi.

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