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sabato 26 Novembre 2022

Settembre rosso per le Borse, troppe ansie sui mercati: su tutte, la recessione

Milano – I mercati entrano indeboliti nel mese di settembre, considerato, con febbraio, il peggiore dell’anno, dopo aver chiuso agosto in calo per la quarta volta consecutiva. Ieri, primo del mese, gli affari sono andati male un po’ ovunque. Gli investitori non si aspettano più un calo dei tassi, anzi negli Usa si apprestano a un salto del 4% forse già entro fine anno, perchè alla Fed non sfugga definitivamente di mano l’inflazione nel 2023. Secondo la presidente della Fed di Cleveland Loretta “sarà necessario portare i tassi sui fed funds a un valore al di sopra del 4% entro la fine dell’anno prossimo, per permanere a quel livello”. Anche se aumenta il rischio recessione. Attualmente i tassi USA sono al 2,25%-2,50% e Master è membro votante del Fomc, il braccio di politica monetaria della banca centrale americana, preposto alla determinazione dei tassi di interesse.

Insomma per le Borse si prospetta una stagione difficile, tenendo anche conto che questo mese il drenaggio di liquidità da parte della Fed toccherà un culmine di 95 miliardi di dollari al mese. Wall Street risente come le piazze europee delle preoccupazioni relative ad una possibile recessione, causata dalle politiche restrittive delle banche centrali, dall’impatto dell’inflazione, dai continui lockdown in Cina e dalla guerra in Ucraina. Iniziano a essere troppe le spade di damocle sui mercati. Sull’Eurozona ieri è arrivato pure il dato negativo relativo alla manifattura, che ha evidenziato il terzo calo di fila. “Gli indicatori anticipatori delle tendenze – ha dichiarato Chris Williamson, Chief Business Economist presso S&P Global Market Intelligence – suggeriscono che è probabile un intensificarsi della contrazione, potenzialmente in modo marcato, nei prossimi mesi, con un incremento di rischio di recessione”.

Nel vecchio continente vedono recessione anche gli analisti di Fitch, secondo i quali affermano che è probabile un avvio della recessione in Ue nel secondo semestre 2022, alla luce del calo annuo del Pil previsto per Germania e Italia per il 2023. Una chiusura totale del gasdotto russo verso l’Ue sembra un presupposto ragionevole ai fini delle previsioni macroeconomiche dell’Eurozona, evidenziano gli analisti. Le vulnerabilità economiche rispetto a un blocco totale delle forniture russe, infatti, sono ancora molto elevate per Fitch, nonostante le recenti iniziative per diversificare le fonti d’importazione, in particolare di gas naturale liquido. Ciò avrebbe un serio effetto collaterale sul Pil data la scarsa capacità di sostituire il gas con altri prodotti energetici.

L’attuale valutazione sul Pil dell’Eurozona è che nel 2023 perderà 1,5-2 punti percentuali, in Germania circa 3 punti e in Italia 2,5 punti, rispetto alle previsioni di giugno di Fitch contenute nel ‘Global Economic Outlook’. Anche il razionamento amplificherebbe le difficoltà economiche, secondo gli analisti. Un razionamento diffuso in tutta l’Ue non è una scelta inevitabile nemmeno in uno scenario di blocco totale del gas russo, ma rappresenterebbe un grave rischio per alcuni Paesi, tra cui la Germania. In ogni caso, a giudizio di Fitch, l’impatto economico dello shock del gas dovrebbe attenuarsi drasticamente nel 2024 man mano che le strutture produttive e i modelli di consumo si adegueranno e le nuove infrastrutture di importazione del gas entreranno in funzione.

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