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sabato 28 Maggio 2022

Russia-Ucraina, Confindustria: «Ad Est tutto si è fermato»

Milano – La situazione per le circa cento aziende italiane presenti in Ucraina e per il tessuto imprenditoriale è “molto critica”. Nel Paese devastato dalla guerra e dai bombardamenti russi trasporti e infrastrutture sono interrotti. “Ormai si è fermato tutto”, dice all’Adnkronos la presidente di Confindustria Est Europa, Maria Luisa Meroni. Inizialmente gli imprenditori italiani con attività in Ucraina “non hanno voluto abbandonare le proprie imprese, non potendo immaginare una tale espansione del conflitto”. Poi la situazione è precipitata. Criticità che stanno vivendo le imprese in Ucraina e che “si riscontrano anche in Russia, dove sono presenti circa 400 imprese italiane, abbandonate a sé stesse”, spiega Meroni.

Nell’emergenza Confindustria Ucraina ha aperto un help desk per raccogliere informazioni e dare indicazioni agli imprenditori italiani e alle imprese in difficoltà. E Confindustria “si è attivata lavorando in maniera coordinata anche con le rappresentanze internazionali sul territorio, in particolare con Confindustria Russia e Confindustria Ucraina a supporto delle imprese italiane”, continua Meroni. Le conseguenze economiche del conflitto si estendono a tutto il resto d’Europa e soprattutto sulle imprese dell’Europa dell’Est, con “significative ripercussioni”. Dall’inizio del conflitto la situazione nei Paesi dell’Est Europa “è peggiorata, comportando gravi conseguenze a livello sociale, umanitario, economico e imprenditoriale”. A pesare sull’attività delle imprese dell’area sono “le difficoltà di approvvigionamento per l’industria, l’incertezza e la volatilità sui mercati finanziari, i picchi dei prezzi dell’energia e le sanzioni che sono state applicate” alla Russia, continua la presidente di Confindustria Est Europa.

E tra i settori principalmente colpiti ci sono la meccanica, il lusso e l’agroalimentare. Nei Paesi dell’Est europeo, sottolinea Meroni, “si sono registrati chiaramente dei rallentamenti alla produzione come conseguenze della pandemia e del conflitto”, ma “in diversi di essi le imprese vengono sostenute da contributi statali”. Per la presidente di Confindustria Est Europa “fino a che non si giungerà a una soluzione negoziale e fino a che non si troveranno soluzioni congiunte a livello europeo, unificando le normative su energia e fisco, la situazione non potrà che peggiorare ulteriormente”. In particolare sono “sempre più urgenti misure strutturali” per tamponare la situazione di emergenza, ad esempio “con un prezzo comune e regolato del gas e una transizione energetica che non sia penalizzante. Inoltre, è molto importante che l’Europa sia unita anche in ambito normativo”.

In Italia le ripercussioni del conflitto hanno ulteriormente alimentato una situazione già critica. Tanto che molti imprenditori potrebbero pensare a una delocalizzazione delle loro imprese o comunque a una internazionalizzazione. “Nello sposare la causa degli imprenditori che riconoscono le opportunità di internazionalizzazione nel vicinato strategico Est europeo, ritengo che siano fondamentali misure governative tempestive a sostegno delle nostre aziende che negli ultimi mesi hanno sacrificato i propri margini operativi”, ad esempio, conclude Meroni, “risulta necessario ridurre il cuneo fiscale per essere più competitivi a livello europeo”.

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