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mercoledì 6 Dicembre 2023

Rischio Clima, il 55% delle perdite economiche globali non è assicurato

Milano – L’uragano Ian negli Stati Uniti e le inondazioni in Australia hanno contribuito a rendere il 2022 uno degli anni più costosi mai registrati per quanto riguarda i disastri naturali. E il 2023 non è partito benissimo, con le inondazioni in California. Come riporta una recente indagine di PLTV, secondo Munich Re nel 2022, a livello globale, solo le perdite dovute a catastrofi naturali coperte da assicurazione ammontano a circa 120 miliardi di dollari. Una cifra in linea col 2021 ma gli eventi meteo estremi sono destinati a inasprirsi con un clima che, anziché frenare, accelera il suo cambiamento.

E quelle coperte rappresentano soltanto il 45% delle perdite economiche totali subite per i disastri ambientali: secondo Swiss Re, nel 2022 ne hanno provocate in tutto per 268 miliardi. Un dato che evidenzia l’ampiezza del gap nella protezione. Giusto il mese scorso l’Eiopa ha pubblicato la propria dashboard che illustra questa forbice, nel tentativo di fornire dati concreti per un approccio scientifico nella definizione di rischi e misure di prevenzione proattive. Per adeguarvi i prezzi e “consentire al settore assicurativo di tenere il passo con l’aumento della volatilità dei rischi e della domanda – ha detto alcuni giorni fa Thierry Léger, group chief underwriting officer di Swiss Re – bisogna studiare i trend, la frequenza e la gravità dei fenomeni meteorologici estremi”.

Al novero vanno poi aggiunti i disastri considerati “minori”: gelate, “bombe” di calore, frane, mareggiate, trombe d’aria spesso non vengono nemmeno calcolate, ma anche loro recano perdite costanti a livello locale. Tra i costi indiretti, inoltre, è da calcolare l’interruzione delle catene di approvvigionamento. Per definire nella maniera più matematica possibile questi rischi – valutandoli secondo probabilità, pericolosità, esposizione e vulnerabilità – negli Usa ma anche in Italia stanno prendendo piede le cosiddette assicurazioni “parametriche”, che subentrano quando un evento supera determinati parametri: ad esempio, nel caso di un tornado che superi una data intensità, il governo ottiene un indennizzo per risanare e rinforzare il territorio anche in ottica futura.

La mancanza di assicurazione contro i disastri climatici è, infatti, un ulteriore handicap negli sforzi per la ricostruzione. Quali altre soluzioni? Il mercato dei cat bond, le obbligazioni-catastrofe, resta robusto nonostante il calo nell’ultimo trimestre 2022. Ieri i Lloyd’s hanno lanciato anche il primo “cyber catastrophe bond” al mondo, perché la catastrofe può arrivare anche dal web, l’altro fianco scoperto insieme al clima. In questo scenario, particolare importanza rivestono pure gli indici Esg. Goldman Sachs Asset Management ha appena finito di raccogliere 1,6 miliardi di dollari per il fondo Horizon Environment & Climate Solutions: si tratta della prima strategia diretta di private market di GS dedicata a investimenti in aziende che implementano soluzioni innovative relative al cambiamento climatico.

Di sicuro a rischi finanziari più alti, corrispondono sinistri più onerosi e premi più salati. Troppo. Senza interventi e incentivi governativi, diventerà difficile trovare sia imprese che compagnie disposte ad accendere una polizza. Come risarcire i danni, distribuire il rischio, affrontare l’incapienza senza una partnership pubblico-privato, che pensi anche ad educare alla prevenzione del rischio e non solo a mettere una toppa al disastro? Sono impellenti dei meccanismi mutualistici di natura assicurativa, per gestire rischi e risarcimenti crescenti.

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